Quattro poesie inedite.
Scendi nell’incavo,
più scuro. E, alla fine del gioco
c’è un muro.
Alto, d’acciaio. E tu giù,
sempre più giù, cadi nel buio.
Sgomenti nell’ombra dei tuoi occhi
e niente rifletti.
Finché le notti, si chiudono a scatto.
E tu, nemmeno un contatto:
con l’amore o la sorte.
Perché queste tue armi,
non sono,
che tragica morte.
*
Scende come un turbine,
inquieto, il tuo divieto.
E mi domando se ci credi
anche se non vedi più.
E l’amore è un surplus innocente,
finché al tuo cervello non tira un fendente.
Dipende da cosa
questo suono, questo tremore notturno,
che scavando nella fossa, al cambio di tono
riprende ciascuno?
*
È proprio finito, terminato,
questo tempo conosciuto.
E, come un portone ormai chiuso,
io non riconosco più nulla.
Solo mura più bianche di sempre
e nuovi bar, soliti gioielli volgari e ristoranti.
Non ci sono più i binari dei tram,
che in curva, sferragliano
e girando sulla piazza, svegliano tutti,
l’intero quartiere.
Ed io da questa finestra, non posso che bere.
Portare il bicchiere ricolmo d’acqua
alle labbra invecchiate, per dimenticare.
*
Quale Storia del mondo,
dobbiamo studiare?
La sua, la vostra, la nostra.
Proprio qualcosa di inafferrabile – si è trasformata.
Che sembra dirci: nessuna responsabilità.