Povery

da | Lug 16, 2026

Da poco uscito il numero 19 (gennaio-giugno 2026) di “Nuovi Argomenti”. La sezione monografica si chiama “Nuove povertà” ed è dedicata alle situazioni di povertà contemporanea, materiale e morale, fisica e intellettuale. Pubblichiamo in anteprima le serie poetica che chiude la sezione, dal titolo “Povery”, di Maria Teresa Carbone.

 

 

“A chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza;
ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.”
(Matteo, 25-29)

“No somos pobres, somos tepiteños”
(da Wolfgang Sachs, “The Archaeology of the Development Idea”, 1990)

 

1
Nelle fiabe ci sono genitori
che i figli li abbandonano nel bosco,
e non sono malvagi, è che vedere i figli
che muoiono di fame fa male,
e poi forse nel bosco
i figli trovano una strega ricca
e la fan fuori o la sposano
e diventano ricchi.

 

2
Al culo delle donne mauritane
rendiamo grazie:
come oche all’ingrasso le ragazze venivano ingozzate
e battute ogni giorno dove non batte il sole,
e alcune preferivano ammazzarsi,
ma in tempi magri la regola era chiara:
mangiano i maschi, muoiono i bambini,
il lardo vivente è vita, evviva evviva.

 

3
A Mosca ho avuto un autista
(brevemente).
Veniva la mattina a portarmi
a portare i figli a scuola.
Guadagnava bene, diceva,
molti più soldi di quanti aveva prima,
ai tempi della falce e del martello.
Ma ora che ansia, svegliarsi la mattina.

 

4
Mangia su dai,
dicevano al bambino inappetente,
pensa ai bambini buoni che il piatto l’hanno vuoto –
come se la fame lontana nutrisse quella vicina
e assente. Non si butta via niente,
abbasso gli sprechi alimentari.
(Mandare avanzi ai famelici distanti
li terrà buoni, li manterrà distanti?)

 


5
Martedì al supermarket hai lo sconto dei vecchi,
(attenta, non vale per le offerte).
Mercoledì i punti valgono doppio
e quando arrivi a mille,
risparmi dieci euro sulla spesa.
Il sottocosto lo fanno sempre meno:
approfittane, fai scorte.
Vedrai, ti serviranno.

 


6
Torbella Primavalle Mandrione,
il Trullo Corviale la Magliana
Rebibbia San Basilio Centocelle.
Corrono i bus notturni,
a bordo uomini scuri di pelle e di vestiti.
La metro e i bus, qualcuno li chiama spostapoveri:
a volte con la ipsilon –
povery, per ridere di più.

 

7
In America, ho letto, i milionari
crescono come funghi, tanti così
non ce ne sono stati mai. Ma piangono
anche loro, come sempre:
il gruzzoletto, i nest eggs,
le uova nel paniere,
ne fa frittata il costo della vita.
Il conto in banca monta e monta la paura.

 

8
Lo stanziale ha il suo posto e se si sposta,
i giorni che non c’è, penso: si è trasferito.
Certi si buttano per terra come stramazzati,
fagotti in mezzo al marciapiede,
ci inciampi sopra se non ci fai caso. E poi
c’è quello che alle sette ripiega la casetta di cartone,
va al bar, si sciacqua. Non si rassegna, e spero
che il lupo non gliela soffi via, la sua casetta.

 

9
Sulla lavagna scrivo: “prole”,
poi dico: vuole dire figli,
per quasi tutti un tempo
la prole era l’unica ricchezza.
Mi guardano straniti,
dei proletari uniti sanno poco,
e essere ricchezza potenziale
sembra un sogno – un incubo, forse.

 

10
I miei figli mi dicono:
Non dovevi far figli.
Anzi, uno solo: io.
Se avevi un figlio solo, gli davi un tetto,
un bilocale a Baldo degli Ubaldi.
Se avevi un figlio solo,
non lo lasciavi nel bosco dei precari,
si poteva sposare e fare un figlio, uno solo.