In anteprima quattro poesie, nella traduzione di Pietro Taravacci, da “Perdurano le braci” del poeta spagnolo Jordi Doce, appena uscito per Valigie Rosse nella collana ‘Per terre di Spagna’.
Nubi.
Il vento le sospinge
come grandi golette
per tutta la scacchiera della sera,
però qui dentro
il loro abbozzo ormeggia
nelle acque fonde della riflessione.
L’eterea flottiglia
dell’olandese errante
s’è scordata il suo pegno
e ora fa scalo
qui nel molo dell’occhio.
Son bompressi che ballano,
il viavai della vita.
E ora la mente fa la sua alchimia
e ancora le sospinge
sulla piana del foglio.
Instancabile è il vento.
No, non possiamo viver nel passato.
*
Si bruciò le ciglia
– ovvero, lo spirito –
frugando fra le cose,
cercando il loro senso.
Un nervo posto sotto il riflettore,
un filo pelato.
E così il tedio stravolge gli armadi
senza saper se scegliere o arrendersi.
Nel bosco delle presenze
gli alberi gli aprirono un varco
e subito svanirono.
Ha smesso di sentire la sua voce.
Guarda dalla finestra di se stesso
dove la nebbia inumidisce i vetri.
*
Di chi eran le certezze
che non abbiamo ereditato?
La pietra molatrice sta al suo posto,
come allora,
ma non c’è chi ricordi
di affilare i coltelli.
Così la casa si distende
rinunciando ai suoi angoli,
ai suoi bordi. Tutto è più facile
– vivere, la fame, le andate e i ritorni
sotto l’occhio del tempo
senza ciglio.
La tavola da sé non si è apprestata.
Dalle cortine filtra un’incorrotta luce
e il placido rilievo di piatti e di coperti
è una figura
della sequenza di Fibonacci.
*
Nel sogno che è il poema
è l’ora di tornare al campo aperto
della connotazione e delle immagini.
Nessuno sa come sei giunto,
o per quale imprevisto,
ma ormai è tardi per tornare indietro.
Lontano dal quartiere familiare, dalle vie
dai caffè, dai negozi. Lontano
dalle parole abituali,
dai saluti, dagli obblighi.
Adesso l’erba fruscia
sotto i tuoi piedi e in alto il sole
è lo stesso ma estraneo,
come una luce là alla finestra
è nel contempo un segno di presenza
e di assenza.
È questo il sogno dell’inchiostro:
incontrare la kleksografia
per fissarne i tumulti, i suoi vapori.
Il corvo che diceva nevermore
è scandalo di nuovo
nel cielo dei tassidermisti.
Sangue alle tempie,
ascolto ed equilibrio.
Così c’è ancora fuoco
sotto la pelle riarsa,
perdurano le braci.
NB: A questo link è possibile consultare l’ebook completo: https://www.valigierosse.it/prodotto/perdurano-le-braci/
Jordi Doce si è laureato in Filologia Inglese all’Università di Oviedo e ha conseguito un dottorato in letteratura all’Università di Sheffield con una tesi sull’influenza del romanticismo inglese sulla poesia spagnola contemporanea, base del suo saggio "Imán y desafío" (IV Premio de Ensayo Casa de América, Península, 2005). Ha pubblicato sette raccolte di poesie, tra cui "La anatomía del miedo" (1994), "Lección de permanencia" (Pre-Textos, 2000), "Otras lunas" (DVD Ediciones, 2002) y "Gran angular" (DVD Ediciones, 2005). Successivamente, "No estábamos allí" (Pre-Textos, 2016; miglior libro di poesia dell’anno secondo El Cultural) e l’antologia "En la rueda de las apariciones. Poemas 1990-2019" (Ars Poética, 2019).In prosa ha pubblicato, tra gli altri, i libri di note e aforismi. Ha curato l’opera della poetessa uruguaiana Circe Maia e del poeta messicano David Huerta, e ha tradotto la poesia di W.H. Auden, William Blake, Lewis Carroll, Anne Carson, T.S. Eliot, Geoffrey Hill, Ted Hughes e Charles Simic. È stato lettore di spagnolo nelle università inglesi di Sheffield (1993-1995) e Oxford (1997-2000), nonché direttore della rivista Letras Libres (2001-2004) e della casa editrice Vaso Roto (2013-2016) e coordinatore del dipartimento editoriale del Círculo de Bellas Artes (2007-2013). Attualmente vive e lavora a Madrid come traduttore, insegnante di scrittura creativa e coordinatore della collezione di poesia della casa editrice Galaxia Gutenberg.