Per ricordare Mariella Bettarini (1942-2026), scrittrice, saggista, poetessa, insegnante e tra le figure intellettuali maggiormente significative del secondo Novecento, proponiamo una selezione di sue poesie, a cura di Benedetta Centovalli, dal volume “Terra di tutti” uscito per Il ramo e la foglia edizioni (Roma 2026).
SETTEMBRE
È tutto bacche e boschi
questo vergine vento di settembre.
Intenerisce a dismisura.
Già tutta sa di distacco
l’incombente sera, nella quale
incantarsi vedo fanciulli
presso sentieri cancellati,
di segrete cose fantasticando
che la lontananza mi rende magiche.
(Settembre 1964)
*
SIGNORE, CHE CON DELICATEZZA…
Signore, che con delicatezza mi conduci
come instancabilmente fai con l’astro,
con mani che ogni minimo ordito
del mio cuore sanno profondamente;
Signore, in cui già tutta mi ritrovo,
Signore dolce nelle mie paure,
l’attributo di Padre in Te mi allieta
forse più di ogni altro. Forse più
dell’eterno insondabile, sicuro,
la Tua paternità m’intenerisce,
indimessa e tenace, come qui
farne prova è quasi vano,
anche se l’ansia di sentirsi figli
è forte e dolce e, nell’inganno,
tanto più delusa.
(Gennaio 1964)
*
FRAMMENTO ALLA MADRE
Raccoglie in grembo tutte le fatiche
la donna, sempre:
nelle cocche del grembiale.
Mia madre le raccoglie nel pensiero.
(Settembre 1963)
*
I SORRISI DI DENTRO
A Diego Valeri
La saggia grecità
nelle rughe dei vecchi
toccati dalla poesia.
Un pacato distacco sorridente
dicono gli occhi
che hanno visto e sognato.
Un’abitudine a sorrisi
di dentro
con il volto che pensa.
(Marzo 1963)
*
IL TRONCO
Usami carità, tu che mi guardi
mangiare al tavolo più basso – il tavolo
terrestre – con gli operai del cantiere
o della vigna.
Fulmineo, il vento mi apre
la casa; la ghiaia entra a manciate
negli occhi; leggi
non scritte, non sancite
da uomo mi governano, zampilla sangue
dallo spirito manomesso e il pensiero
non riesce a esaurirti, la verità
o idea o amore o come
chiamarti.
Ti usami carità; colpi che si ripetono,
si ripetono, rischiano di schiantare
il tronco dell’albero. Ma di un tronco in pezzi
si può sempre fare una croce.
(12 luglio 1968)
*
TERRA DI TUTTI. POEMETTO
Aprile-Dicembre ‘70
X
I poeti sono come cani; di notte – se questa
c’è – abbaiano alla luna, alla terra
e all’acqua (a tutto in definitiva), sino a che
non arriva l’uomo dalle idee chiare, che snebbia loro
la mente, poiché i poeti sono gente
che spesso ha bisogno di messaggeri
per avvedersi che in giro per il mondo
si compiono vendette a colpi di bambini, che essi
non vedono neppure tanto sono presi dal rosso –
terra di Siena, e tanto badano
alla propria carne da resurrezione
e da vermi.
Poche speranze: il poeta vede i cavalli
bere, crescere la spalliera di rose – cose
non ignobili ma secondarie quando l’erba
dovrà seccarci sopra la testa e allora
varrà molto più un uomo espulso
per il proprio cuore fermo
che non tutte le scene svenevoli
cui assisto in questa palude
che ha per sfondo vecchie “porte del Paradiso”.
(…)
XII
Bene! La luna è radioattiva, la guerra
continua in mille forme; la rondine – d’accordo –
fa sempre il suo giro d’ispezione perfettamente
circolare (quando non sbaglia).
C’è posto anche per questo? Ne dubito
sempre più forte, coi colpi di bazooka
che rintronano nell’altra testa (ne ho due
di teste: una qua, calma, l’altra
a molte miglia da qui. Mille volte
ho messo la testa sopra il ceppo
senza mai rendere lo spirito perché
avevo due teste e una si è sempre salvata).
Cessare il commercio coi sogni
della testa calma: sarebbe questa
l’unica soluzione.
*
DELLE NUVOLE
(1986-1988)
alto-strati
niente nuvole – pare –
niente appare
apparato scompare
apparso spare
eppure molto sparso
molto espanso
il globo suo come spento
compare
stratificato senza gloria mare