Sei poesie in anteprima da “Passeggera in transito” di Marina Colasanti, uscito con traduzione di Mia Lecomte (in collaborazione con l’autrice) con una nota introduttiva di Vera Lúcia de Oliveira nella collana ‘Cittadini della poesia’ di Transeuropa.
A TENTONI
Nessuno a dirci dove
sorgono le colonne d’Ercole
dove
sulla retta via
l’angolo si spezza
dove l’angolo
la faglia, la rottura
dove il tempo si frattura.
“Giusto là”, mormorano vagamente
e vagamente indicano
con un gesto della mano che non indica.
Fermarsi, non serve
contro il movimento del paesaggio,
cantare, scaccia il sonno e non
le sventure.
Sgorgano dal petto
acque scure
e andiamo avanti senza sapere con certezza
dove nasce il fragore,
se nel timore dei passi
o nel mare
che già prossimo
precipita.
ANTICAMENTE
Piove su Seul.
Undici milioni di persone a intermittenza con il cellulare all’orecchio.
Non s’apre alcuno spazio tra le auto
come lava
colano nel tunnel, mentre
sotto
il tarlo luminoso della metropolitana buca l’oscurità.
Sulle alte facciate dei palazzi
pulsano
messaggi luminosi in caratteri Sejong
i vetri replicano
giganteschi.
Solo la pioggia e
il fiume Han che scorre anticamente tra ponte e ponte
parlano una lingua che conosco.
(Seul 2005)
COME ALLORA
Iridati dalle scaglie
del fiume
giochiamo all’amore
nell’acqua chiara.
E l’intera foresta ci guarda
come quel pomeriggio
dall’alto del ponte
guardavamo due trote
amarsi
nel fine cristallo
di Vaucluse.
(Corea del Nord 2005)
A PASSEGGIO NELLE FORESTE DEL MONTE KUMGANG
A passeggio nelle foreste del monte Kumgang
ascolto il mite conversare di fiume e pietra
e lo scavo silenzioso degli insetti.
Sinuoso serpente, la strada striscia
giù dal pendio.
Levo dal collo gli aghi di pino
e mi domando
dove sia maggiore trasparenza
se nell’acqua che salta
o nelle tremule ali di libellula.
(Corea del Nord 2005)
DA SETTE SECOLI
Allineata con la Stella Polare
quante cose sa dire la meridiana
del palazzo reale Changdeokgung.
Da sette secoli i solstizi sono riposti nella custodia
e le ore percorrono con passo di formica
i bordi intagliati di questa vasca di bronzo.
“Bacino rovesciato
a raccogliere l’ombra del sole”,
Angbuilgu,
si chiama così questa spia del tempo.
Ma nelle notti più chiare
l’argento suona il bronzo come una campana
e la Luna nella vasca lava
i suoi capelli.
(Seul 2005)
PAROLE DI SETA
Ho visto Yao Shan
l’eremita
seduto sulla sua sedia di bambù
all’ombra di un pino.
Levato il braccio magro
il dito ossuto puntato
dialoga con
Li Po.
Dipinti su seta
– e quale altro tessuto potrebbe accogliere
poeta e saggio? –
consegnano parole mute al fine
intreccio
di filo con filo
e discutono
fermi come aghi di pino
che il vento del tempo non tocca.
Marina Colasanti (1937-2025) è nata in Eritrea da genitori italiani. Trasferitasi con la famiglia in Libia e poi in Italia, nel 1948 è emigrata in Brasile, a Rio de Janeiro. Dopo gli studi d’arte, ha intrapreso una lunga carriera giornalistica e la sua ricca e variegata produzione letteraria – narrativa, testi per l’infanzia, poesia – ha segnato diverse generazioni di lettori. Ha ricevuto i massimi riconoscimenti nel suo Paese, fra cui il Premio Jabuti e il Premio Machado de Assis, ed è stata finalista all’HC Andersen Award.