Più che sinceri

da | Dic 14, 2021

Cinque poesie in anteprima da “Più che sinceri” di Stefano Raimondi, collana “Manufatti poetici” a cura di Paolo Giovannetti, Antonio Sixty e Michele Zaffarano, Zacinto Edizioni, 2021.

 

Le storie stanno dove si raccontano
tra le parole:
nel loro rimanere vicino al vero
al sogno di qualcuno.

1 maggio 2007

 

*

– Fai tu i conti ora, falli
partendo dal due, facendo
il primo cerchio chiaro. –

 

È qui, su questa panchina
che ti ho concepito come
idea del piccolo, del minuto
del bruno, del mio occhio blu
della sua pelle d’ombra.

È qui che ho trovato il centro
di tutto un fiato a ponte lungo:
quello impigliato tra i padri
e dai padri ai figli dei figli ancora
a tutta questa luce che ci tiene
tra un parco di bambini al sole
e una folla di silenzi pieni
che ti portano qui a salvarmi:
farmi uscire.

10 ottobre 2007

 

*

– Guarda le sponde di un fiume
come cantano una di fronte all’altra:
tengono un buio fatto di cori. –

 

Sono le parole-assi
che fanno diventare padri i padri
e figli i figli, quelle
messe di traverso, quelle
che appoggiano, che scricchiolano
che tremano, quelle
che s’incurvano fino alla fine del passo
che sobbalzano e spostano, quelle
che fanno paura, che lasciano
la luce passare, quelle
che tengono l’aria a bada e il vuoto
quando vuole gridare, quelle
che nel nodo centrale fanno
cerchi di muschio e ombra
e si fanno tese poi sicure, quelle
che se ti volti vedi che ti lasciano passare
e l’hai già dall’altra parte il piede
in un altro suono, un altro equilibrio
riconosciuto a fiato spesso
a mani calde
a memoria
come un nome.

7-12 novembre 2007

 

*

– Ci sono parole testimoni, parole
passate di mano in mano
con il fiato rotto solo
dalle promesse. –

Sono rimaste qui le parole lago
quelle ferme, circondate, quelle
lasciate riposare, che tengono
a bada il cielo e non lo dicono
subito, non lo fanno scendere:
ancorare. E sono come pietre
lasciate stare, mai alzate fatte
di pietà e di gioia – tetti ai formicai –
e non tengono l’acqua ma il vapore
bianco dei respiri: fiato sopra un volto
che non ho chiuso nella luce
ma lasciato tra l’ombra e una quiete
strana di bambino.

Sono queste le parole lunghe
le stesse che direi lasciando
tutto, le sole che farei
ripetere ad un figlio
ad un riflesso nato in tempo.

Lago di Lecco, 20-31 luglio 2008

 

*

– Quando qualcosa cambia si resta vicini
e soli come l’amore nelle preghiere. –

 

Lasciare che i tempi si stratifichino
le immagini si sovrappongano
e tra tutto questo cercare di sapere
dove inizi la fine di qualcosa
che dica tutto e daccapo
con la pace di un fiato
che scorra, faccia vie.
Non sono ombre che amo
ma corpi che stringo, che tengo
vicino come le pareti stanno
intorno ai chiodi, le nuvole
attorno alle finestre, i gelsomini
nel bianco come i baci.

3 aprile 2009

 

Immagine: Lee Ufan, From Point, 1973.

Stefano Raimondi (Milano, 1964) poeta e critico letterario. Ha pubblicato “Una lettura d’anni”, in Poesia Contemporanea. Settimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, 2001); La città dell’orto, (Casagrande, 2002 – La Vita Felice 2021); Il mare dietro l’autostrada (Lietocolle, 2005), Interni con finestre (La Vita Felice, 2009); Per restare fedeli (Transeuropa, 2012); Soltanto vive. 59 Monologhi (Mimesis, 2016); Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017), Il sogno di Giuseppe (Amos, 2019). È inoltre autore di: La ‘Frontiera’ di Vittorio Sereni. Una vicenda poetica (1935-1941), (Unicopli, 2000), Il male del reticolato. Lo sguardo estremo nella poesia di Vittorio Sereni e René Char, (Cuem, 2007), Portatori di silenzio (Mimesis, 2012). Suoi testi sono apparsi su Nuovi Argomenti (2000, 2004) e nell’Almanacco dello Specchio (Mondadori, 2006). Curatore del ciclo d’incontri “Parole Urbane”, svolge inoltre attività docenza presso la Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari (LUA) e Belleville-Scuola di Scrittura. È inoltre tra i fondatori dell’Accademia del Silenzio e di L'ABB Luoghi abbandonati, luoghi ritrovati. Laboratorio Permanente sui territori e le comunità (Università degli Studi di Milano).


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