Ovidio parla a un convegno

Poesia inedita di Marco Malvestio.

………………………………………………………………………………………………………al fu Rusco Chitina

I

L’appuntamento ha luogo tutti gli anni
in questa città di confine
……………………….sonnolenta
…………………………….come un paesaggio rinascimentale,
incastonata tra montagne azzurre
che sfidano la nostra comprensione
e stimolano la ghiandola del sogno,
producendo miriadi di spettri,
guazzabugli di incubi e di larve;
e ci si incontra tutti gli anni, appunto,
per parlare di letteratura,
……………………..a ranghi serrati e riempiendo ogni pausa,
a discutere di Stazio a bocca piena,
……………………………..di Auden, di Tolstoj.

Anche se quando si è qui, poi,
nei dopopranzi ponderosi, la voce
che ronza dello speaker quasi ci fa pentire
di avere lasciato i nostri appartamenti
…………………………………confortevoli,
di esserci issati fin quassù,
continuiamo a tornare di anno in anno,
dicendoci che a pensarci bene
………………………..sarebbe proprio impossibile mancare.

Siamo, in fondo, gli amici immaginari di noi stessi.

II

La pioggia incombe a lungo, da dietro le cime
dei monti sterili; poi si scatena, e fracassa
i vetri dell’albergo come ghiaia;
dell’albergo dove, in penombra, mi rintano.
Dovrei ripassare per domani: parlerò senz’altro
dell’iperbato, della ricchissima
cornucopia di possibilità
che offre a chi verseggia oggi.
E tuttavia, qualcosa, come un’ombra
mi è rimasto sullo stomaco,
e così leggo il mio amico Properzio,
lo interrogo su dove cercarti, su che fare con te;
in un mio testo avrei suggerito
uno smorzacandela, ma Properzio è più casto,
e perciò a tratti più eloquente, di me.

III

Florentin, giovane ricercatore della facoltà
di teologia di Bucarest, luogo che presumo tetro,
capitale di un Paese che mi auguro
…………………………….di non vedere mai,
affronta la pioggia e si reca nella piccola
libreria locale, che gli dicono però
essere ricca di edizioni critiche
della Oxford a prezzi stracciati.
Florentin non farà carriera,
il suo posto modesto, ma a tempo indeterminato
(questa locuzione salvifica e mortuaria)
gli basta. I libri che ha, l’ufficio
angusto che occupa e privo di panorama,
e la coscienza di prendere parte
a qualche cosa di molto più grande
di lui: anche questo gli basta.
Né io né lui, se ce lo chiedessero,
sapremmo descrivere un albero,
ma a lui non importa, e per questo è migliore di me.

IV

Una mosca sbatte ripetutamente
contro il vetro, sparisce nella pioggia
quando le apro la finestra, forse
verso la punta di sereno
che si apre lontanissima dietro i monti.
Dopo la pioggia, le case e le strade
tacciono;
……………glielo abbiamo chiesto per cortesia,
non avrebbero potuto rifiutarsi.

Come gli altri convegnisti, anche io
ho sempre ritenuto che i popoli di qui
siano felici perché non conoscono la scrittura;
e d’altra parte, chi di noi si è mai premurato di chiederglielo?

Immagine: Luca Signorelli, Ovidio.