Milano acuta e dura

da | Lug 9, 2026

Milano acuta e dura
Lenta riconcentrata dal Sempione
E verso la stazione la Bocconi.
La si ritrova mutata poco e male
Qualche increspatura,
E sempre poi le incerte stesse cose
La sera soda che non fa più caldo,
Se della sigaretta un’avventura
Col giornale,
E un’inventabile frattura
Col vento e le montagne.

Gli studenti del terzo anno avevano lezione in aula Manfredini il 12 dicembre del 1969: mi ricordo i tram fermi uno sull’altro in via Rosales. E immediatamente il pensiero che di fronte alla Banca dell’Agricoltura c’era l’hotel Commercio occupato.

Non bastava più ad acquietare
Rivolgersi al tribunale della collera chiuso nel quadro,
Riccioli occorrevano per l’incrinatura sul leggio di potenza
E profumo di rose. Impossibile altrimenti
Non cedere ai raggi minuscoli divampando
Mentre la stazione rideva apertamente.

Ma si discuteva di poesia nel gruppo che solitamente si riuniva il lunedì sera in viale Col di Lana a casa di Angelo Lumelli. Talvolta anche con Porta e Raboni. Da Erba, Giudici, Majorino invece sarei andato più tardi, da solo. Fino ai sedici anni, quando conobbi l’Alberto, Milano era stata per me quasi esclusivamente lo stadio di San Siro, la fiera campionaria e il convento delle carmelitane scalze di via Marcantonio Colonna. E mia zia, che aveva lavorato nella ditta, e quando è entrata la guerra era finita, era lì dal ’46. Da allora era uscita tre volte per votare: divorzio aborto e ’48, e due per andare in ospedale. Per votare ci vuole la dispensa. E anche per l’ospedale. Ora non posso immaginare la mia poesia degli anni Settanta/Ottanta senza Milano; la mia crescita senza il cinema Rosa di via Canonica: poi c’era il gruppo che si conosceva, e mai nessuno aveva sonno o usciva, e se si confrontava col Dal Verme, il bar Cusani, persino lo Storkino, vinceva il Rosa. O senza l’osteria della Briosca.

Alla sera sul Nilo
L’osteria della Briosca,
Se ripete il motivo
Non sa dire che poi
Vuol cantare per te,
È assoluto in minore
Il rapporto che chiede.
Mai, se pensi, potresti
Ingannare chi crede
Che gli elfi e le fate
Assomigliano a te.

O il Ronchi 78.

Marino mi ha comprato tre rose
Tirando sul prezzo
All’uscita del Ronchi 78
Due le ha volute poi per la sua mamma.
Ma la rosa perfetta di Marino
L’ho nutrita per una settimana
Fino a sbiadire piano di dolcezza
Con un sorriso che si perdona molto.

O il Nuova (Idea).

Se come dice il biologo
La fratellanza sta nell’epidemia
Allora la mosca, ministra del contagio,
Come una dama calma di Elche o di Baza
Troneggia su questo mariconeo
Invisibile tentacolare
Portatrice di affetti-effetti
Emovirali.

Come senza il professor Fortini e il professor Anceschi. Una mia poesia uscì sul Verri col titolo “La questione della lingua”: la scrissi su invito di Anceschi, al quale avevo posto domande proprio su quel tema. Mi aveva risposto: metti in poesia le cose che mi stai chiedendo.

C’era sempre Milano tuttavia
Là in basso, che taceva.
E per strazi di poesia
Nell’ora che cedeva a consolàti avvisi,
Estendeva il concetto di Toscana
Sorteggiando la bugia,
Sulla soglia di più lingue costiere.
Come un diodo che ci vede dieci piani,
Rasentando riforme e in calce varie opere minori…

(da “Le mie stanze”, Marcos y Marcos, 2026)

Franco Buffoni ha pubblicato le raccolte di poesia Suora carmelitana (Guanda 1997), Songs of Spring (Marcos y Marcos 1999), Il profilo del Rosa (Mondadori 2000), Theios (Interlinea 2001), Del Maestro in bottega (Empiria 2002), Guerra (Mondadori 2005), Noi e loro (Donzelli 2008), Roma (Guanda 2009), Jucci (Mondadori, 2014). Nel 2012 è uscito l’Oscar Mondadori Poesie 1975-2012. Per Marcos y Marcos dirige il semestrale "Testo a fronte" e ha pubblicato Una piccola tabaccheria. Quaderno di traduzioni (2012). Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005). E' autore di Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità (Sossella, 2006) e dei romanzi Reperto 74 (Zona 2008), Zamel (Marcos y Marcos 2009), Il servo di Byron (Fazi 2012) e del pamphlet Laico Alfabeto (Transeuropa 2010). [www.francobuffoni.it]