Meng Lang, Tian’anmen. Un diario poetico

Meng Lang (1961-2018), pseudonimo di Meng Junliang, ha cominciato la sua attività poetica negli anni Ottanta, prendendo parte a gruppi poetici sperimentali e curando, insieme ad altri, un’importante antologia di poeti modernisti cinesi, pubblicata nel 1988. In seguito al massacro di piazza Tian’anmen del giugno 1989 e un arresto per detenzione di pubblicazioni illegali, lascia la Cina continentale e vive in esilio fra Stati Uniti, Hong Kong e Taiwan, fino alla morte prematura. “Sparo di partenza” e “Senza titolo” sono tratte dall’antologia collettiva Nuovi poeti cinesi, Einaudi 1996. “Vista sul mondo”, “Il motto dell’esule” e “Un bambino in cielo” si trovano in Meng Lang, Sull’educazione, Damocle Edizioni 2017 (all’interno di una collana dedicata alla poesia cinese). Entrambi i volumi sono stati curati da Claudia Pozzana e Alessandro Russo, che sono anche i traduttori. Sull’educazione è preceduta da un’introduzione critica alla poetica di Meng Lang, “Un diario poetico su Tian’anmen 1989”, a firma dei due curatori.

Federico Picerni

 

 

Sparo di partenza

Lo sparo di partenza a quale ordine prepara?
Il cadavere caduto in corsa, continua in avanti.
Ah, costanza in amore, tempo contato elettronicamente!

Il mio petto non riesce a contenere le squadre d’assalto del partito
si sono tutti gettati in un precipizio abissale
non risuona lo sparo di partenza, nell’abisso squilla la “tromba”!

Sul campo di gara, un vuoto, e un altro vuoto
maschi e femmine sono in gara, difficile distinguere il vero dal falso
il maestro di ginnastica segna col gesso il traguardo!

18 novembre 1992

 

 

Vista sul mondo

Lontano, la colonna di polvere levatasi nella tempesta quasi si solidifica
Uomini resistono in piedi nella tempesta
come statue silenziose
questo è il momento più feroce della tempesta
ne ho visti tanti restare immobili
lontano, ma in fondo quanto lontano da me?
Dirigermi là come in un martirio – ma come?
mi fa svanire nella tempesta
dietro a quella immensa colonna di polvere
dietro a quegli uomini in piedi nella tempesta
più lontano della lontananza!

Non possono ritrarsi le mani che toccano la tempesta
tutti si gettano uno dopo l’altro
nel nucleo della tempesta, nel segreto della lontananza
tutti quelli che stanno immobili nella tempesta,
lottano, combattono, ma chi altro può vederli?
E chi altro è impassibile fuori dalla lontananza?
Tutti vengono travolti, nessuno può andarsene
tutti immobili, tutti svaniscono
ciò che voglio gridare chi può sentirlo?
Tutto ciò che ho gridato, cade al suolo come colonne di polvere
ma dov’è la tempesta?

Lontano, ancora tanti restano immobili
è come un quadro che posso spostare
ma tutto ciò non riesco assolutamente a toccarlo
sono troppo debole, non riesco a sopportare il silenzio di questa vista sul mondo
questo assalto mi impedisce di fare un solo passo
sono troppo lontano, troppo cieco,
dopo che la tempesta è passata anch’io ho perso la meta
tutti cominciano a muoversi, cominciano a chiacchierare,
escono ed entrano dalle case come fossero appena apparsi sulla scena,
io, sto da solo, fuori dalla folla,
in quella tempesta che nella mia mente non si arresta

Così mi sono trovato in una tragedia naturale
è qui il martirio, non occorre andare lontano
nessuno ha visto, nessuno ha sentito,
il sacrificio di ciascuno ha valore perciò è gloriosa la colonna di polvere che si leva nella tempesta
la postura di quella folla di statue ha un senso
io sono l’origine e la causa della tempesta,
interrogatemi, scrutatemi, voi tutti
la mia risposta è già stata urlata
lontano, nascosto nella lontananza della mia anima
il cielo sconfinato non cessa di innalzarsi nel silenzio!

25 settembre 1989

 

Il motto dell’esule

Abito nella mia stessa casa
Abito nel mio stesso cuore
Proclamo il mio stesso esilio

Mondo, ho già superato il tuo punto finale
Mondo, che altro di interminabile puoi lasciarmi superare?

Vivo nella mia stessa casa, campo di grano
Vivo nel mio stesso cuore, frutteto
Vivo nel mio esilio

Mondo, ho già portato via la tua sorgente
mondo, devi accettare la creazione o la distruzione che vengono da me

Nel campo di grano, mi addormento
nel frutteto, mi alzo in sogno a potare rami e foglie

Nella mia casa, ovunque nuovo grano
nel mio cuore, una montagna di frutta
mondo, ti prego, offri ancora più lontananza!

24 maggio 1990

 

Senza titolo
A Claudia Pozzana e Alessandro Russo

Vi prego di capire le vertigini, e di preservare allucinazioni per il futuro;
come se lo stupido domani avesse ancora bisogno di educazione,
ma il domani si leva solo se ti appoggi al sole
e solo se ti appoggi al nostro levarsi può essere attestato.
Se nella Pechino concreta cogliete una foglia d’acero rosso
quello è l’aspetto che infine perderemo
quello è il colore che infine perderemo.

 

Un bambino in cielo

Un bambino in cielo
cancella delicatamente con la gomma l’unica nuvola.

Un bambino in cielo
sembra appoggiato ad un foglio da disegno di cui fa parte.

Un bambino in cielo
disegna leggero a matita i volti di una infinità di bambini.

Di un bambino in cielo
il dolore, la gioia, il blu intenso sono illimitati.

Un bambino in cielo
decide dunque che per tutta la vita dovrà stare qui a fare la guardia alla stele infranta della gomma, e al boschetto di matite.

Oh, stanno arrivando gli insegnanti –
un bambino in cielo con le mani preme forte sull’eternità:
una parola sbagliata.