Marino Moretti, Libreria di paese

Entrare? No. Pericoloso andarci,
perché son sempre molti
i libri che risultano già marci
appena usciti (e i frutti appena colti)
e io son troppo saggio
per non vietarmi il facile miraggio
di varcar soglie che non appigiono.
Si sa come son fatto. Finto buono,
finto cattivo, finto (ahimé) selvaggio.
Ma se un libraio abbiamo oggi in paese
accede oggi un mio libro in queste case.
Comprare un libro è pur la cosa nova!
Comprarlo come un ninnolo,
come un cesto di pesche e di cerase.
Comprarlo come a prova
da questa parte o su quell’altra riva.
Altra cosa di vita, cosa viva.
Come la gente si farà cortese
e quasi intimidita in queste case,
se mai s’acquisti un libro per l’assaggio
se ho anch’io quella che dicono una base.
Gente che crede sia lo stesso autore
a vendere sua merce e vien respinta
urbanamente come da un censore
con una certa grinta
scherzosa, ch’è già tenero linguaggio.
Ma c’è già chi s’arrischia
a chiedere l’omaggio,
cioè dedica asciutta, firma e data.
Dedica spesso per la fidanzata
che a questi attucci, or che si legge, bada.
Non sia per me che taluno in istrada
o in una barca qui approdata fischia.