Cinque poesie in anteprima da “L’operai e la morte” del poeta di origine bulgaro-cubana Vladimir Sabourín, nella traduzione di Alessandra Bertuccelli, da poco uscito per Interno Poesia.
ECCLESIASTE
In mezzo a un mattatoio sotto il cielo aperto dell’Africa
Con l’accompagnamento di ciechi musici inneggianti ai macellai
Come leoni re della savana lui è seduto su un trono
Di vecchie gomme usate per strinare il bestiame macellato e
Instancabilmente esorta a onorare Dio come ogni altro
Predicatore di strada i Macellai pronunciano il nome di Dio
In ogni accoltellamento i Portatori vestiti di costole di toro
Come in abiti liturgici attraversano la poltiglia
Di sangue fango muco interiora ben impastata da migliaia di piedi
Raggiungono i bagagliai delle auto si sbatte il cofano privilegiato accesso
All’altare con l’ultima cena alla fine del cammino di ogni carne.
OPERAI IV
(L’operaio caduto)
Con la testa scoperta e il laccio del casco penetrato nella trachea
Che ti trascina verso il ventre della terra tu non sei suo figlio
Il campo petrolifero non è la madre terra ma tu sei disteso all’indietro
Sui mucchietti di terra del colore dei minerali colorati della pellicola di petrolio
Che tutto ricopre in questo paradiso artificiale enormi pietre preziose
Nell’inconsolabile giardino dei piaceri il velo di mida
Che ricopre te uomo di latta sulla via per la città di smeraldo sbattuto via
Dall’eruzione giaci supino in stato di stupor con la vaga speranza di ricevere un cuore
Contempli in un involontario non produttivo attimo
Di immobilità motoria ma conservando la coscienza
Uno stato di cui solitamente sei privato ossia che a tua
Insaputa ti è vietato e di cui a tua insaputa sei privato
Contemporaneamente in posizione semifetale e come caduto supino
Sulla via di damasco vedi lo spirito della decomposizione anaerobica
Di resti di organismi mescolati al fango seppelliti sotto un pesante
Strato di sedimenti liquefatti da un mostruoso calore e pressione
Sfondare il deserto per la captazione del petrolio
E che i sassi non diventano pani
OPERAI IV
(Il cimitero marino)
Un luogo che ben collega le lastre tombali in cemento
La muratura a secco con le pietre smussate la pompa petrolifera
Accosto al recinto nella durezza del cimitero operaio
Che guarda la foschia d’acciaio del campo petrolifero marino
Sopra è il meriggio sotto le mani che vogliono tacere
ANTIGONAE. LE GERMANIE, 2003
Molte sono le cose mostruose Ma più
Mostruoso dell’operaio
Non c’è niente di cui non sia capace
Perché di notte lui
Il mare su cui gelido soffia
Il vento del sud solca
In alate mugghianti dimore
E l’imbattibile infaticabile
Santa-sublime terra per gli abitanti del cielo
Rende esausta egli con l’ostinato aratro
Anno dopo anno
Spinge e preme con la stirpe equina
E il leggiadro mondo degli uccelli
Acciuffa e incalza
E i branchi erranti di animali selvatici
E del Pontus Euxinus la salatа-viva figliata
Con reti bellamente intrecciate
L’abile operaio
Cattura con artifici anche la bestia
Che sosta e vaga in reconditi meandri
E il cavallo dal ruvido crine
Aggioga e l’errabondo toro
Montano non ammansito.
IL SIGARO DEL POETA DI SINISTRA
(A Maja Gorčeva)
Interamente fatto a mano
Sull’Isola della libertà da dove
Si fugge su gomme di trattori
Sfidando l’oceano e gli squali
Questo è il sigaro dei grandi poeti di sinistra
Il Sigaro di Brecht il Sigaro di Müller il Sigaro di Geo Milev
All’ultimo momento s’intrufola un membro
Del CC del BKP е presidente dell’Unione degli scrittori nietzscheano
Orfico dell’epoca del Processo di Rinascita
Questo è un sigaro posto su un bicchiere di rum
Svapora di notte bevuto dai morti si smorza
Fumato da loro sul cammino di ogni carne