L’invenzione della pioggia

da | Set 14, 2026

Quattro poesie in anteprima da “L’invenzione della pioggia” di Carol Ann Duffy, da poco uscito nella traduzione dall’inglese a cura di Giorgia Sensi e Isabella Leardini, con illustrazioni di Elizabeta Keci, per Vallecchi.

 

LE API DELLA REGINA

In epoca elisabettiana si pensava portasse fortuna fare due chiacchiere con le api, altrimenti quelle se ne sarebbero andate via.

 

La Regina disse alle api
che piangeva la morte di Enrico Ottavo.
Afflitte, quelle sciamarono.

La Regina disse alle api
della scure alla gola della sua mamma.
Svenute, quelle nel trifoglio crollarono.

La Regina disse alle api
che non avrebbe amato alcun uomo vivente.
Colpite, quelle ronzarono.

La Regina disse alle api
i nomi di chi veniva mandato alla Torre.
Presso i loro fiori, quelle pregarono.

La Regina disse alle api
dell’eculeo, lo schiacciapollici, lo scudiscio.
Furiose, quelle sorseggiarono.

La Regina disse alle api
che la testa di Maria Stuarda era caduta.
Nel polline, urrà! quelle gridarono.

 

*

LA VESPA

Aiutami ad amare la vespa,
aiutami a fare questa cosa –
ammirare lo stridente ronzio
delle sue ali, affezionarmi
al suo lamentoso brontolio.

Aiutami a stringere la vespa
al petto, o per lo meno
ad insegnarle a saltare dal mio indice
al pollice, mio cucciolo a righe,
a riportare, alzarsi dritta in piedi

ed implorare, dare due delle sue sei
zampette, fare il morto. Aiutami
ad amare il bacio appassionato
del suo pungiglione, a fare questa cosa.
Aiutami ad amare la vespa.

 

*

FALENA

La falena è l’oscura gemella della farfalla
vestita di smorte ali.
Non fa paura.
Pensa a lei come a un’altra cosa
una fata in abiti ordinari.

Le piace la luce elettrica
che brilla attraverso la finestra,
indovina a chi assomiglia
quando vola dentro dal giardino.
Esatto, a te!

La falena non morde
o graffia o punge.
Può far male soltanto a se stessa –
avvicinandosi troppo alla luce,
bruciandosi le ali.

 

*

LA PAROLA

Un amico mi ha dato la Parola,
Passala ha detto.
Ma l’ho tenuta per me per sette giorni.
Alla fine della settimana era lunga come un modo di dire.

Un amico mi ha dato un modo di dire,
mi ha detto Fallo girare.
Ma l’ho tenuto in casa per vedere se cresceva.
Entro una settimana si era allungato, aveva la misura di una frase.

Un amico mi ha dato una frase
Dilla a gran voce ha detto.
Ma oramai la tenevo dentro. Viveva nella vasca da bagno.
Entro la fine della settimana dopo, si era gonfiata come un paragrafo.

Un amico mi ha dato un paragrafo
Mettilo in musica ha detto.
Ma aveva anche le chiavi di casa, era diventato maggiorenne.
Alla fine della settimana si era allargato su tutta la pagina.

Un amico mi ha dato una pagina
ha detto Pensala in grande.
Ma la pagina si ingrossava, ogni giorno sempre più grassa.
Entro la fine della settimana aveva messo su un capitolo.

Un amico mi ha dato la parola,
ha detto Dillo al mondo intero
ma la parola era viva, è diventata un libro.
Guarda. Eccolo qui.