Lingualuce

"Lingualuce" è una raccolta inedita tra le finaliste del Premio Rimini 2017.

Cinque poesie inedite.

Strana e accecante la tua frase recente:
si propaga nelle giornate come il rintocco di una campana
con il crescere della distanza si attenua il suo suono
più avanti si farà impercepibile
sarà una vibrazione in qualche area della memoria
dove anche noi saremo estinti.

*

Il tuo nome mi ha ricordato un gioiello
una pagina della Storia dei Longobardi:
Flavio era il titolo dei sovrani
biondeggiante, luminoso
è colato fino a noi
racchiuso nell’ampolla del tuo nome.

*

“Come si dice”, mi chiedono i miei studenti.
Si è in cerca dell’espressione adeguata
perché una lingua ha molti rami
su uno solo è preferibile poggiare.
È la domanda che si fanno i poeti
fra le parole, trovare la parola giusta
che faccia vedere mentre la pronunci.
E penso a chi ha perso la facoltà del linguaggio
o non l’ha mai curata
muto come un pesce o balbettante
perse anche le cose da dire.
“Come si dice”, mi chiedono i miei studenti.
Le connessioni schioccano nella mente
la traduzione mi manca
come vedere oltre un vetro
e non poter portare quella cosa di qua.
“Come si dice”, vorremmo sapere
nonostante i silenzi
tutto questo che ci parla.

*

Certi giorni i libri di poesie
li lascio tacere per pigrizia
o per ottusità; altri, invece,
non posso fare a meno di aprirli,
di sostare tra i versi; ma certe volte,
certe volte mi chiudo a riccio
nella loro tenerezza.

*

I miei studenti non sanno dov’è l’Italia:
la immaginano vicino alla Grecia
attraversata dal Rio de la Plata
al confine con la Cina
in un luogo lontano
come se non fosse reale.
Non mi scompongo.
Li lascio credere che sia là dov’è
percorsa da venti di sabbia
come un paese bianco dell’Andalusia
sospeso fra colline sempre uguali.

Immagine: Jason Dodge, White light red light

09/05/2017
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