Le tigri di zia Jennifer incedono
con eleganti passi sul telaio,
luci topazio in un mondo di verde.
E non temono gli uomini in agguato;
hanno morbide certezze cortesi.
Le dita di zia Jennifer volteggiano
attraverso la lana, s’affaticano
a muovere anche l’ago più leggero.
La fede nuziale dello zio è un peso
opprimente che le schiaccia la mano.
Quelle mani alla morte della zia
giaceranno nel terrore anche allora
inanellate da ordalie perdute.
Le tigri dell’arazzo ricamato
fiere e impavide incederanno ancora.
1951
(traduzione italiana di Maria Luisa Vezzali, da “Cartografie del silenzio. Poesie scelte 1951-1995”)