Le figure di Lichtenberg

Una selezione di poesie, a cura di Dario Bertini, da "Le figure di Lichtenberg" di Ben Lerner, traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan, introduzione di Francesco Pacifico, Edizioni Tlon, 2017.

Dobbiamo ritirare le nostre offerte, bruciate come sono.
Dobbiamo ritirare dal mercato i nostri versi come fossero [pneumatici difettosi.
Dobbiamo scoiare il curatoriato, investire il nostro saio

ed entrare nell’Accademia in fila indiana.

La poesia deve ancora emergere.
L’immagine non la può supplire. L’immagine è un aneddoto
sulla bocca di un nato morto. E non la riflessione,
con la sua cattiva infinitudine, né la religione, con i suoi tre [grammi di psilocybe,
possono portare l’orgasmo all’orgasmo come la poesia. Di norma

siamo generalmente dispiaciuti. Ma essere dispiaciuti non [basta.
Dobbiamo chiedervi di levarvi le scarpe, le lenti, i denti.
Dobbiamo chiedervi di singhiozzare senza remore.

Se vi può in qualche modo consolare, noi ammiriamo i primi [libri di John Ashbery.
Se vi può in qualche modo consolare, non sentirete niente.

*

Frequento lezioni di bocca a bocca, lezioni di corpo a corpo.
Non so più distinguere combattimento e rianimazione.
Potrei rianimare le mie vittime. Ammazzare un uomo
con una manovra pensata per liberare la gola da un boccone. [Stasera la luna

sta col broncio all’apogeo. Una cagna protesta contro la stella [polare. Un nemico
riempie di soda caustica una pallina da ping pong e me la [infila nel serbatoio dell’auto.

Lettore, che la tua morte possa aderire a forme riconosciute.
Che qualcuno possa posare le labbra sulle tue, scuoterti piano [chiamandoti per nome.
Che qualcuno possa intrecciare le mani, bloccare i gomiti e [comprimerti il petto,
ogni due secondi, schiacciandolo tra i 2,5 e 3,5 centimetri. [Nel sogno

scopro il mio corpo tra i binari dismessi di North Topeka.
Orlando Duran mi sovrasta, gli sanguina un occhio. Non so [più distinguere

tra i modi verbali che denotano fiducia e quelli che [esprimono incertezza.
Un’emergenza ascensionale richiama via il cielo.

*

per Ronald Johnson

Il sole scheggia la chiusa in nastri.
Il cieco trova un equivalente dei film per adulti.
Il rabbino tracanna cinque litri di vino e fa

una pausa. Una candela votiva viene delicatamente collocata
in un sacchettino di carta decorativo
zavorrato di sabbia e poi messo in fila
sul molo. Il poeta non camminerà mai
più. Nemmeno nelle poesie.
Le lucciole si liberano dei loro carichi.

Stasera le donne al tatto hanno la tessitura di uomini
che hanno lavorato. Per te ho messo in pensione una parola.
È l’unica parola che non è mai apparsa nei tuoi libri.
Era l’unica parola che non conoscevi.
Comincia con la lettera O.

*

Per prevenire un suicidio, metto a dimora ogni specie
di generi a fioritura notturna. Compongo questa elegia [preventiva.
Descrivo il cielo come “noctilucente”. In questa stessa elegia
il cielo è così descritto.

Per prevenire canti lenti, strofino il cadavere
con l’acacia. Prometto solennemente di nascondere
l’uomo che ha colpito il cadavere. Minaccio di usare
la stessa fune o oppiaceo ma solo qualche minuto dopo.

Per evitare che i vicini contribuiscano con ogni genere e [specie
di spezzatino di condoglianze, allungo il whisky.
Nascondo la soda caustica. Non parcheggio più
in garage.

Scopro il cadavere prono, controllo se respira.
Torno a letto.

*

Il cielo è un enorme responsabilità. E io sono il tirocinante [lasciato solo. Ciò spiega
perché bevo. Ciò spiega il mio luminoso itinerario, il mio [cuore di babbuino
che esplode ogni sera come le ultime notizie. Chi

cerco di prendere in giro? Io sono Diego Rodríguez [Velázquez. Sono un’
analisi secca ed eviscerata della Rivoluzione Russa.
Io sono il settimo verso. E la mia memoria, come il melone,
contiene molti semi scuri. Questa poesia ha già conseguito lo [status

di tradizione orale tra di voi, gentucola del New England. [Nondimeno,
io, Dott. Samuel Johnson, provo momenti di alienazione [tanto profonda
che ho deposto le mie pistole nelle amorevoli mani di mia [sorella, Elisabeth Förster-Nietzsche.

Perdonatemi. Sono andato troppo oltre. E adesso la vostra [moquette è rovinata.
Perdonatemi, non sono chi pensate io sia. Io sono Charlie [Chaplin
nel ruolo di un cameriere che si vergogna del suo lavoro. E [quando la ricca donna che amo
entra in questo bistrot, devo fingere che sto fingendo di [essere un cameriere per farla svagare.

*

Tu dici “abluzione”, io dico “ablazione”.
Tu dici “imbrunire”, io dico “crepuscolo”.
Tu dici “organo di copulazione”, io dico “organo di [escrezione”.
Tu dici “nontiscordardimé”, io dico “myosotis”.
Mentre stavi al campo da tennis, un uomo con sei dita

mi ha ficcato un dito nel culo. Ho rimpiazzato il tuo pesce [rosso morto
con un altro pesce rosso morto. Ho messo tuo padre ko
e tua madre in un ricovero anziani. Ho mangiato le tue [succose prugne del cazzo.

Differenze inconciliabili: a te non è piaciuto il concerto di [Richter.
La tua andatura è caratterizzata da un’esagerata flessione del [ginocchio.

Davvero non ne voglio parlare al telefono.
Ma, inoltre, non ti voglio più vedere.
Quindi ho pagato Ben Lerner, che ti scrivesse questa poesia
in un linguaggio di facile comprensione.

*

Nella mia cultura, quando muore una donna, dormiamo per [terra.
Dormiamo con sua sorella. Mettiamo a dormire, per sempre, [i suoi gatti.
Ci strappiamo i capelli. Strappiamo i capelli altrui.
Espelliamo rosei calcoli urinari. Sogniamo tanto da [diventare rauchi.

Nella mia cultura, quando muore una donna,
riduciamo in poltiglia gli addomi effervescenti delle lucciole
e ne facciamo mascara per il cadavere dalle lunghe ciglia.

È di costume una virga. L’operetta è di costume.
Uno scambio di fluidi biologici, di fuoco, è di costume. È di [costume
aggiungere cianuro al Berry Blue Kool-Aid. Di costume
gli storni collidono. E sì, certo,

dopo il cenabis bene apud me, messi a dormire (per sempre?) [i bambini,
inondiamo il vedovo di lillà, lo vestiamo di tela di bambagia
e lo riduciamo in cenere.

02/11/2017
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