Laura Pugno, L’alea

Alcuni estratti da L’alea di Laura Pugno, prefazione di Giulio Mozzi, in uscita oggi per Perrone editore.

rosabianca

senti
la rosa bianca
muoversi nel corpo,
dove non possibile sbocciare

il corpo si solleva poi ricade,
l’alea il gesto il guardare,

la luce,
la luce,
attraversando il corpo attraversata

e solo, solo
per il nodo della forma –
……………………..la rosa
bianca ancora
si nasconde,

trova il varco
bersaglio che diviene la parola –

i diventati nella rosa
i bianchi
i convocati alla bellezza
dopo di loro, i morti

– e la rosa ritorna
colore del latte sbocciato
forma chiusa che apre:

il seme di rosa,
in acqua, al freddo
il seme, non la stagione

poi, diventerà ciliegio,
tutti diventeranno girasole

e, sopra tutto il sole a chiazze –

– le macchie solari,

la rosa nelle mani così bianche,
i fantasmi? –

dici, il fantasma venuto

viene detto: “bellissima, bellissima
quella che viene col lasciapassare,
quella che ha i cani
al guinzaglio”,

la rosa di sabbia
la forma
sta per finire,
quando si rompe
decide del passato, è di nuovo
bocciolo e sfiorata,
che chiude tutto il bianco, chiude e apre

la rosa da ogni petalo, mille

lingua che si muove appena,
dice appena,
sole parole, tutto quello,

vai nel bosco, non tornare, torna
vai nel bosco, non tornare
torna

*

(appena, appena) I

uno dell’unicorno,
del non-male,
perché non è il male,

si romperà lungo la linea
che non vista non visibile percorre

e tu, sei percorso

quanto manca,
quantità,

o questo, che tutto si tocca
ma non giorno dopo giorno
e nella casa
dove apri gli occhi, intorno a te le cose

come lasciate

alte nubi,
allora, acque invaderanno

stringi la mano sul mio braccio
il sole non sprecato

tornerà allora
brucerà nel mare – più forte?

– e la rosa ritorna
colore del latte sbocciato
forma chiusa che apre:

il seme di rosa,
in acqua, al freddo
………..il seme, non la stagione
il comando,
il giudizio,

la lingua doppia,
ritorta
come tutto,
tutti i corpi allora sono il tuo

le parole forma

dove le cose,
lasciate nella bellezza consumandosi

la parola all’alba, nel tuo orecchio,
nel tuo collo,
portata lontano dalla pioggia

nel giorno camminano sotto il comando
aspettano, quando s’interrompe

i pezzi, le parti ricongiunte
aspettano

il soffio, uno diventa uno,
il vento alzata grazia

da qualche altra parte, nello stesso momento
portano la luce
da sottoterra come il fuoco

dallo stesso punto sgorga acqua

*

(il buongoverno) I

il buongoverno,
l’uovo luminoso sulla fronte – e ancora,
ancora, tutto è luce –

la bianca figura in campo bianco
quando il male si placa,
si mette solo nel grano e non si muove,
puoi stanarlo come un animale
e così fai,
parola invisibile, poi subito trasparente

la forma bianca
tra le spighe improvvisamente basse
illumina, illuminalo, paradiso

tempo bello e nuovo, bello,
buontempo,
la curvatura prende tutte le nubi
tutto quanto perduto, sul fondo
dello stagno, ora
scintillando
sarà ogni volta

le parole portate dagli uccelli,
forme nuove dei fiori: governate bene
le cose nella terra,
volta del cielo,

i buchi nella scatola di legno
a ogni momento spostati,
e così fanno, luce dov’era nero

frontiere verranno, macchie di bosco,
le morgane,
il sasso levigato
brucia in tasca, poi passa alla carne

tra fosco e nero, colore
pardo, non di pianta

in mancamento
come in quel che c’è,
presente,

ecco continuare,
a poco a poco il corpo dà calore
viene preso così da un altro corpo

la volta comandata, quella
che invece
è su ogni cosa, che non può tornare

parola cosa comune,
ora gioiello

ora stanno come se dormissero,
è diventata come sonno

sta per finire,
quando si rompe
(rosa)
decide del passato, è di nuovo
bocciolo e sfiorata,
che chiude tutto il bianco, chiude e apre

di qui la luce,
per una finestra, un taglio nel muro
non importa
la quantità del varco, che c’è varco

la metà di bosco, la metà di sole, la morte

*

la mente paesaggio

forma fatta a pezzi
corpo
umano,

volpe
in un angolo della stanza,
sei tornata –

parti di corpi di bestia
prima che virino al bianco –

così appare dagli scavi
formando
la mente paesaggio

[…]

*

la mente igloo,
cava al centro,

nel ghiaccio
dentro, le ultime cose
che si muovevano
ora sono quiete –

volpe argentata,
corpo che si va mutando in volpe argentata

[…]

*

apri la finestra su un paesaggio di verde
puoi uscire fuori,
hai freddo sulla pelle

ancora per poco, puoi rientrare
nella mente, vederla
tramutare in ghiaccio

[…]

*

lingua
fatti ultima,
argento della volpe

vicinissima,
ancora accovacciata nella stanza

gli amundsen
portati da una muta
di cani bianchi –

la glaciazione, lentamente

*

balbetta una nuova
lingua nel buio
che avvolge il corpo

ha pochissime parole nel buio

il corpo ora è la coperta
della mente

Immagine: Foto di Dino Ignani.