Laura Marfisa Di Corcia, Cibo e vestimento

“Cercate dapprima cibo e vestimento;
e il regno di Dio vi arrivera’ da solo”
(Hegel, 1807)

 

Le balle di fieno rotolano sui campi e creano un mondo diverso, qualcosa che i contadini conoscono molto bene nel silenzio delle loro tane. Un mondo che esiste, esiste in ogni mente, se stiamo in silenzio e aspettiamo quel segno. Arriva da un altrove lontano e vicino, da un posto che conosciamo da sempre.

 

Segui il sentiero e troverai una porta: la potrai aprire solo prima di averla richiusa alle tue spalle, ti seguirà a lungo, mentre pesterai i piedi sulla terra e le foglie, mentre sposterai avanti ancora un po’ più avanti una malinconia.

 

Un trono esile e d’oro cade in un attimo. Ma una casa costruita mattone dopo mattone è forte, silenziosa, sfida il re e sfida la regina. Occhi di donne la guardano da lontano. Ma se entra un verme, solo un piccolo verme…

 

Il segnale è pronto: ora il cielo è di un azzurro nauseante e tu puoi lanciare il dado. Puoi aspettare che il numero copra o riveli, mentre in alto gli uccelli sono moscerini impazziti, mostri che navigano in cerca del nulla.

 

Aspetta a piedi uniti sulle soglie del giardino. Guarda come un cane sbrana un altro cane. Guarda come un altro tesse rimedi, con occhi dolci. E accarezza con lo sguardo anche quello che inventa strategie, impasta i tempi, tenta un’impossibile anticipazione. Tutti vogliono salire sul trono d’oro, essere il re e la regina, tutti vogliono la mela rossa e lucida, il cielo azzurro sulla testa senza nuvole.

 

Ma tu per favore fai un passo indietro, se mi senti. Ci sono piani che si intersecano su questo sfondo liscio e tu puoi se ti impegni vedere qualcosa di diverso. Cammina lungo il fiume, attendi che l’acqua si increspi. Stringi forte fra le dita il sasso appuntito, imponiti la ferita.

 

Ci sono bende che penzolano da un balcone. Tutto è risolto e irrisolto in questo lago calmo, dolce il vento accarezza la pelle. Non pensare di poter redimere una pena, di cancellare per sempre quel nucleo ossidato. Fa’ così: accerchia la ferita, prendi le bende, lenisci con un balsamo la faglia che increspa braccia e gambe. Poi vai nel mondo, con ampi occhi e occhi grandi: spia da dietro un sasso chi si muove come te, riconoscilo e strisciaci accanto. Abbraccia forte tutti i feriti.

 

Immagine: Natasha Shulte, Resignation, 2020.