L’assedio della gioia

da | Gen 7, 2022

Il gruppo di ricerca Italian Poetry Today dell’Università di Oxford e la rubrica Officina Poesia di “Nuovi Argomenti”, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Londra, hanno proposto nel 2021 un premio dedicato a brevi raccolte di poesie esclusivamente inedite. Alla prima edizione sono risultati vincitori Carlo Rettore (primo posto), Francesco Brancati (secondo posto), Francesco Terzago (terzo posto), con menzioni speciali per Bianca Battilocchi e Damiano Sinfonico. Dedichiamo la prima settimana di gennaio 2022 a pubblicare i loro testi e proseguiamo oggi con Francesco Brancati. Per maggiori informazioni sul premio: Poetry Prize (italianpoetrytoday.com).

 

L’assedio non inizia prima della tregua,
non trattiene i resti della festa,
la solitudine sorpresa intorno
ai corpi, gialla, sopra le lenzuola.

Il risveglio nella stanza dei malati
sembrava una luce differente,
emozionata dalle flebo,
le buste per l’urina.

L’assedio non finisce dopo la sconfitta,
i morti dentro i sacchi, gli abbracci
nel cortile.

Spaventa solo a tratti,
un grido nel respiro
appena un po’ più acuto
del suo viso intravisto
e poi riperso lungo il sogno.

 

*

PIAZZA DELL’ANFITEATRO

Dopo l’umido è il silenzio.
L’ombra solida delle case
sembra voglia raggiungerci
per sfiorare la linea merlettata
delle tue dorate cavigliere.

La zona del perimetro rimasta al sole
si espande, adesso oltrepassa le tende
del bar, comprende i profili di chi
in questo momento attraversa la piazza.
Ovunque i turisti giapponesi fotografano
ogni cosa, i portici, le facciate, i camerieri,
la prospettiva da via Fillungo.
Hanno compreso l’essenziale.
Sono in procinto di un assedio
atteso da decenni, catalogano le tracce
prima che diventino resti, detergono
il sudore dalla testa appena prima
di sedersi sulle pietre per assistere
al germogliare delle decapitazioni.

Tutto è bagnato da una luce che è realtà
e che insieme non può esistere davvero.
Il caldo, l’acqua che evapora, i discorsi
sull’ultimo libro di Houellebecq come
strategia per arrivare a parlare della fine
delle relazioni, non esistono in rapporto
a questo piano dell’esperienza
e neppure in nessun altro.

Un altro calore è quello dei corpi
dei maiali che a causa dell’influenza
suina sono sepolti vivi nelle fosse
comuni in qualche zona della Cina.
Questo fatto è invece accaduto,
lo stiamo vedendo in un video
e dobbiamo abbassare il volume
perché quando il camion rovescia
il terzo carico di bestie nella terra
il rumore dei grugniti è troppo forte
e potrebbe disturbare i vicini
seduti al tavolo accanto.

Prepariamoci, allora,
paghiamo il conto, usciamo.

 

*

Le viole, hai detto, che adesso osservi
non bastano da sole a esprimere
le parole, esistono per replicare
un’idea di indifferenza e di gioia
alle tue scarpe pesanti, alla sigaretta
spenta e ai libri aperti fino al gomito
davanti qualsiasi altro cielo,
più semplice del nostro.

Ma questo è ancora e sempre un uomo.

La voce che promette un ritornello fragile
dopo la furia dei cantieri e la purezza delle conferenze.

È venuto con il pianto esile, con le forme
degli occhi già pronte per le tue ciglia.
Ha chiamato il suo cristo orizzontale
ebbro del sesso, sfiancato, ridotto all’assedio.

Insieme leggevano dalle sinapsi
il libro impaurito della memoria,
la rabbia sul muro, il ritmo perso.

Le viole, allora, non esistono per lui e per noi.

 

*

GIOIA DELL’ASFALTO

I. Un incessante sforzo di ricordare, di trattenere. Equivale a rispondere a un assedio. L’assedio della gioia. Il decollo garantisce la portanza dell’ala, il sostentamento del volo, in questo modo l’aereo da Pisa a Francoforte si alza in volo. Chi vede la città, i tetti ocra, i muri gialli e bianchi, l’Arno. Una malattia che si espande fin dove il verde la contiene. Come sei bella malattia, non sprofondare mai.

II. Viaggia in autobus sulle larghe e confortevoli autostrade tedesche. L’autobus sorpassa un tir che sembra muoversi a una velocità indefinibile, nello spazio che separa le corsie l’aria è la velocità. Osserva l’autista dell’autobus, i suoi pensieri sono disposti intorno alla testa e creano una sorta di vapore, la nebbia si espande e pervade in blocchi compatti il volume dell’abitacolo. Cosa avrà sognato questa notte l’autista? Nel sogno senza epoche del suo sonno rivede qualsiasi foresta, gli oceani, i deserti, gli occhi composti delle mosche in ogni secolo e in ogni cattedrale. Esistono ipotesi ragionevoli per sostenere che questa notte l’autista avrà sognato il passeggero dell’autobus. Il sonno innocente dell’autista, poiché un imbarazzo della specie tramandato da almeno due o tre generazioni ha reso innocente ogni suo sonno, ha sognato l’inesistente fotografia del passeggero dell’autobus quando da bambino indossava un’esistita camicia azzurra con un cowboy cucito sul taschino destro, mentre rivolgeva un inesistito sorriso, di sbieco verso l’obiettivo.

III. Per qualche giorno vive a Dormitz, un paesino di non più di duemila abitanti a venti chilometri da Norimberga. È ospite di Yann e Stephanie, una coppia di trentenni che da poco ha deciso di andare a convivere. A sera cammina nell’aria fredda del paese fino a raggiungere il campo di calcio poco distante dall’autostrada. Yann allena la sezione femminile della squadra locale di calcio e Stephanie gioca come centrocampista avanzato. La coppia è sempre molto generosa e cordiale con l’ospite, in sua presenza entrambi si sforzano di parlare in inglese o in italiano. All’ospite il loro mondo appare fatto di piccole cose, concrete e minuscole, tangibili. Desideri, speranze, progetti e timori che si possono afferrare, elencare, intorno ai quali si può addirittura parlare.

IV. La materia, la memoria, la scrittura, la paura.

 

*

L’assedio è una forma individuale
di conforto, quando l’infermiere
chiede di lasciare per un momento
la sala e sono solo i corridoi,
l’espediente carsico della sua finzione.

Non lo abbandona se si inginocchia
per accarezzarle il ventre o fare
sesso orale, vedere replicata
la stessa ferita sullo schermo
gli consente di accogliere
la perdita oltre il dolore,
pensa è come suturare la pelle
con la linfa grezza delle piante.

Domani sulla carta potrà illudersi
di fissarne i contorni, decidere
se parlarne a lei, se risponderà,
ricondurre la fessura a un’idea
grammaticale di esistenza,
puntare senza astuzia ai sillogismi
alla deduzione degli affetti,
tutto l’ordine che confermandoli
neutralizza gli stratagemmi
vergognosi del sé, gli altri
entrambi ricondotti dalla foto
e potere finalmente diventare

una piccola paura
nella nebulosa di terrore del mondo.

 

Immagine: Haroon Mirza, A Dyson Sphere.


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