Cinque poesie in anteprima da “L’arte di non credere a nulla” di Raoul Schrott, appena uscito nella traduzione dal tedesco di Federico Italiano per Crocetti.
LA FOTOGRAFA
gli occhi ti diventano di ghiaccio · mi guardano attraverso le lenti
dell’obiettivo e si mettono in posa – il sorriso storto
espressivo o pieno d’anima · sciocco · come disinteressati assenti
davanti all’eternità in cui credono di essere catturati a ogni scatto
come se la vita si potesse giustificare con delle pose
mentre io cerco ciò che concedono solo a sé stessi
il momento della non simulata presenza
spulciando tra tutto questo fingere
a volte lo colgo mentre si voltano
per vedere la faccia che stanno
perdendo: arrossendo · arrabbiata · una sorta di passione
nella sconfitta · nulla di straordinario – eppure una fototessera
del privato · dalla quale con impensata risoluzione
qualcosa di noi emerge lievemente quasi
come la luce che annerisce l’argento
poi devo solo pensare al tipo d’inquadratura
che catturi questo bagliore · è un pugno
al cuore vedere quanto siamo nascosti
quanto effimeri siamo davanti a questi sfondi di muri e narcisi
e quanto poco sappiamo mantenere il nostro contegno
14 III 14
CONDITIO HUMANA
una vita a centrocampo · corsa incessante per marcare
il proprio uomo · ricevere la palla e poi passarla
cosicché gli altri la possano calciare in porta
sebbene tutto si limiti a un cambio di posizione
a una disfatta coreografata:
“gol” significa che una squadra è appena inciampata
in un passo falso · proprio al limite
cosce ginocchia e caviglie non sono mai buone
abbastanza per smarcarti respiri fino
a svuotarti i polmoni – ogni mossa sul campo
sfida gli dèi della vendetta sugli spalti: cupi
e implacabili nella loro bramosia
tanto polifonici quanto irrispettosi
più offri loro e prima ti chiamano fuori
oltre il bianco cenere della linea – sfregando
ossa contro caviglie · gli occhi lucidi
di adrenalina · incrollabile invece la determinazione
a continuare con quel pizzico di talento tra il piatto
del piede e l’esterno – per passare
servire · per esaurirsi a suon di assist
è contro la panchina che si vince
orgoglio e autoinganno l’eterno avversario di sempre
in quest’arena di piscio e cemento
2 IX 06
IL VIAGGIATORE
tempo morto · sono quelle scene di un film in cui non capita
niente · nessuno racconta · non ci sono dialoghi
ore in un aeroporto o in un capolinea · in transito
le persone mi si fanno intime: donne di cui ti innamori
due minuti per come guardano come camminano
nelle code d’attesa che si accumulano agli imbarchi
volti su cui riconosci sfaccettature di te stesso
la luce artificiale troppo spenta il miglio d’oro
attraversato in fretta col bicchiere del coffee-to-go
per comprare occhiali da sole un romanzo di successo
non vissuto · nulla spicca tutto rimane solo latente
il tabellone degli orari dice: arrivo a roma
a tal e tal ora – ma leggi solamente e noti
che anche in viaggio vorresti essere in qualche altro luogo
e mai arrivare · ognuno cosmopolita a suo modo
c’è un brusio in queste sale un silenzio insofferente
come nel limbo in cui viviamo · ma a tenerci ritti
è l’inesaudito – come un filo di rame
conficcato tra le ossa · camminare significa cadere in avanti
per poi riprendersi come un automa
costantemente ritardando l’inevitabile caduta
desiderandosi altrove · da sé stessi in fuga
14 VIII 14
RITORNO I
negli anni non c’è nessun centro
ciò che chiamiamo “io” muta costante la sua consistenza
tutto è in sospeso · fluisce: non vi è niente di stabile o da custodire
della casa in cui sono cresciuto rimangono solo il numero e il terreno in pendenza
come un enigma geometrico che non si può risolvere
i cespugli dell’oleandro
i cipressi che si ergono nel vento dilaniati
e il muro della mia scuola ad altezza uomo
dopo la rasatura il mio viso mi è estraneo · s’appanna lo specchio
una mano bambina scrive il suo nome sulla condensa
nella finestra un cielo per fare gli auspici
avevo una bussola da mare
e un nord magnetico · ma nell’atlante
della mia vita si raccolgono istantanee
quasi impossibili da ritrovare
ciò che abbiamo superato cambia · il resto svanisce
ma ecco il villaggio bianco: a cinque anni goffo sto davanti
a una delle porte turchesi · sperando che sia quella che conduce a casa
invece passo la notte di nuovo nell’hotel
dove nel corso del tempo sono stato l’uomo di due donne
una figlia al mio fianco · le fotografo davanti alle colonne
del cortile interno affinché ricordino come le piogge notturne
allagassero la stanza · è un ritornello
in cui nulla immutato torna
affamata viene danzando nelle mie braccia · pur con tale abbondanza
ciò che dura è imprevedibile – deve bastare che nella mia memoria
riaffiori ancora l’odore del primo gelsomino
e la vista sul golfo di tunisi
attraverso gli arabeschi della stessa persiana:
per me sono diventati punti di riferimento · cardini nella biografia
come i suoi occhi castani di ragazza
e questo meravigliarsi con cui tutto assorbe
mentre la mattina si dissolve nell’orizzonte lentamente
luce facendosi
sidi bou said
28 XII 13
RITORNO II
come scintilla napoli stasera davanti alla terrazza dell’hotel
sotto una luna che cerca rifugio · finché non rabbuia
nulla è cambiato · tutto è ancora lì
solo io ho perso la via
tra procida e i quartieri spagnoli
il vento nasce dalla polvere
ma ora ha l’odore del pane · da quassù si vede la pianta
della città dove ho vissuto in affitto amato lavorato
il chiostro di santa chiara
un giardino che da sempre apre solo per poco tempo
la pace tra gli alberi d’arancio · e il sole nel loro frutto
come se si preparasse in esso
solo ciò che viene escluso rimane perfetto · ma io vivo
nell’intervallo di un rifugio
dove tutto è possibile ma nulla è reale · sospeso
come il cielo · la sua fessura di luce viene da luoghi ignoti
verso cui non conducono strade – solo domande senza risposta
in questa grande notte siamo usciti a cena
per misurare ciò che siamo diventati nel corso dei viaggi
compagni nonostante tutti i pro e i contro · tenevo in mano
un mazzo di peperoncini rossi
un cavaliere dell’istante come un tempo
per una madonna delle maschere · e tutto ci giaceva davanti
c’erano solo ideali e nessun’idea di destino
almeno per quella cena – quando una donna d’improvviso
si alzò dal tavolo e brindò con noi al compleanno imminente
come se da sempre fosse stata parte del gruppo
e ciò che non siamo mai veramente stati: libera e schietta
indomabile · a casa ovunque · senza parlare di sé così vicina
che anch’io sentii il fiato nell’orecchio · la bocca
i capelli fini · finché non si congedò fuori sulla strada
senza lasciare alcun indirizzo · con il reggiseno verde
che goffamente spuntava dal vestito inglese
e la freschezza sulle guance non era strano che
ci sembrasse l’incarnazione di qualcosa d’impenetrabile
eppure del tutto palese
che per sentito dire avevamo capito a metà
senza riconoscerne la lingua
per quanto concerne gli incontri casuali
il manuale dell’esistenza transitoria si limita ad annotare incidentalmente
come essi raramente si ripetano · sta in caratteri minuscoli
tra le voci che riguardano i punti cardinali
vergati a mano con penna d’argento
napoli
16 I 14