L’antologia ragionata

da | Set 23, 2025

Nella ‘Collana Gialla’ di Samuele editore-pordenonelegge è appena uscita “L’antologia ragionata” di Mario Santagostini: un’auto-antologia che racchiude testi di oltre quarant’anni di scrittura poetica. Presentiamo un’anteprima.

 

Da L’OLIMPIADE DEL ‘40

 

L’OPERAIO GIOVANE…

L’operaio giovane che mangia da solo, sulla spianata di piazza Malservizi, è figlio del non vedente. Porta il padre alla Scala, la domenica. Chi era tornato cieco dalla guerra acquisiva il diritto a ingressi gratuiti anche per l’accompagnatore. La sensibilità musicale del ragazzo si è fatta, negli anni, meccanica ma altissima. Riconosce in un passaggio della quarta sinfonia di Mahler alcune note dell’internazionale, inno della classe operaia. E musicale sia la sua mente quando pensa: – questa è una domenica del ‘36, del 38, questa non ancora. E parole favorite: lontano, lontananza. Osservare, osservanza.

(1988-2025)

 

*

Da L’IDEA DEL BENE

 

LEOPARDI

“Entrate in un giardino di piante, fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella più mite stagione dell’anno. Voi non potete volgere lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate del patimento.”  (Zibaldone di pensieri, 22 aprile 1826)

… o pensa un prato, una spianata appena
fuori città, tra casermoni Gescal,
rimesse, capolinea, cave: contenitore
di dolori, morsi,
sfinimenti di sé e dell’altro,
sfibramenti, avvitamenti tra un insetto e il suo
successore, tra un filo d’erba e il fiore
che lo inquina,
lo inchimica da padrone,
da colorante torbido e strano,
da pianta di sambuco e pozza e mese
già sfinito d’essere mese…

Passa, mese, passa.
Ma non abbandonarmi.

 

LIED

Ah, dolce terra dove
potrai dire – qui
ho concepito, qui fui concepito…
dove una strada
se non è interminabile non è una strada,
non ancora, e tutto
vuole esistere come lo vede dio: copia,
e creatura dell’immenso
piacere di non essere stato.

 

*

Da VERSI DEL MALANIMO

 

GUARDO LE MACCHIE D’OLIO…

Guardo le macchie d’olio
sul canale. il pensiero
d’una testa d’angelo impagliata,
poi di due, tre violini
sfasciati fa scattare in qualcuno
strane euforie nervose.
Più avanti, toccherà forse
ai fiori di spalliera, ai lampi di calore,
alle cause degli angeli,
alle teste…

 

NON AMANO LA LUCE

Certo, adesso non amano la luce,
e nemmeno c’è una luce
che li ha amati:
zoppicavano dentro una rissa becera
tra pochi anni e l’eterno.
E l’eterno ha perso.
Chiunque tu sei, dismetti
la certezza che la vita
è stato il loro momento migliore.

 

*

Da FELICITÀ SENZA SOGGETTO

 

L’EX-COMUNISTA

Sono tornato a Cinisello,
una domenica afosa.
Un motocarro scoperto portava via un cane.
Questa è stata zona operaia.
E io ero, come tanti, comunista.
E pensavo a un avvenire senza il lavoro, a quando i corpi
sarebbero serviti a poco,
quasi a niente. Sono
arrivato a chiedermi di cosa è fatto
un corpo, se merita
soltanto la vita, o già altro.

 

IO, NEL 1970. PREMESSA

Era il ‘60, qualcuno
parlava di sterminate domeniche.
L’Olona non era stata
ricoperta, non ancora. Si sentivano le radio
da argine a argine.
L’odore dell’acqua oleosa per la benzina
arrivava fino a uno, due isolati
più lontano. Anche allora, vapori d’agosto nei cortili.
Pensavo: non amo me stesso,
amo questi anni,
la loro felicità senza soggetto.

 

IO, NEL 1970

Abito oltre il capolinea.
Qui, si sfruttano ancora i prati, qualcuno
cerca dell’erba commestibile
o funghi allucinogeni.
L’aria è carica d’ozono, le mimose
sembrano più vive di vespe,
libellule. Che pena, viene da dire,
per la semplicità dell’infinito
quando sente tutta la sua paura per l’inanimato.
Come aspettasse aiuto.

IO

Seduto al bar di viale Sarca,
guardavo il giovane cercare un passaggio
verso la camionabile,
dei muti al tavolino quando
si scambiavano segni, e uno diceva– tra non molto, anche qui.
Gli altri assentivano.
E intorno, solo delle mosche.
Mi sono chiesto se c’è qualcosa
di meglio che essere vivo,
se un giorno qualcuno avrà una risposta,
se sarà più di una.

(2009-2022)

 

*

Da IL LIBRO DELLA LETTERA ARRIVATA, E MAI PARTITA

 

FINESTRA (TECNOLOGICA)

Certo, qualcosa non è andato
come doveva
se, a volte, sono arrivato a pensare
che il Paradiso è vuoto. E per alcuni, è una specie
di dormitorio in cemento. dismesso
e isolato. Per altri, una spianata dove l’erba
viene su a vanvera.
nessuno capisce l’ora, ma non è mattina.
E un giorno, anche lì si farà a sorte
tra chi è beato, chi no.
E forse nemmeno sarà dio,
che tornerà a giudicare tutto, e non solo
i vivi e i morti.
Anche i miracoli, anche
i cattivi miracoli.

 

UN DETTAGLIO DEL FASCISMO IMMAGINARIO

È stato nel ‘45, in un tardo aprile.
Parlo del sogno
che il fascismo finiva,
lentamente: perso una specie di referendum,
Mussolini stava già in esilio.
E anche se non era mai
del tutto vero e si diceva – vedrete, tirerà
al ‘60, anno dell’Olimpiade,
nei caffè all’aperto e nei tram in corsa da e verso le
periferie
se ne parlava al passato.
E c’erano le prime ansie da reducismo,
i primi sfollati
che rientravano. Ancora disturbati,
ma rientravano. E le vetrine riattate,
i cinema riaperti.
nuove coppie che si formavano.

E certe mie giornate, ancora oggi, sembrano
arrivare da quel sogno, e prolungarlo.

 

UNA LETTERA DI CUI NON HO TENUTO COPIA, RICOSTRUITA A MEMORIA 

– Caro compagno, penso ancora sia possibile
una fine graduale
del regime. Una specie di transizione
democratica. io mi adopero
per mediare. La mediazione, lo penso da anni, è tutto.
in politica, e non solo.
Ma forse, oggi non ha più senso.
Però, prova a far ragionare chi sta negli apparati
e sembra disposto a trattare.
Parlane, se riesci, con Aniasi. Mi sembra il meno settario.
Come avrai capito, mi chiamo fuori.
Lascia che pensino
come ho annusato l’aria
e ho avuto paura. Qui, c’è del vero.
E spero che tutto finisca con una specie
di accordo tra le parti.
Ma non sarà così.

P.S. ti mando tutto attraverso un giovane che sembra
fidato. Alto e magro. Se lo incontri, offrigli da riposare
perché mi pare messo male. non dorme da mesi. Sono
tempi difficili, per tutti. Succedesse qualcosa, fai sparire
questo foglio. Ma tienine memoria, per sempre. Un giorno,
potrai ricordare queste righe. O sarà qualcun altro, a farlo.
non chiedere chi è, non lo so ancora.

(Milano, inizio del ‘45)