Cinque poesie in anteprima da “Lacrimae rerum” di Patrizia Valduga, appena uscito per Einaudi.
È uno sterminio che non trova fine,
tra terra e cielo senza piú confine,
tra terra e corpi e corpi tra rovine,
tra cielo e corpi fusi senza fine,
e il sole ha ancora ori e il mare flutti
per il tripudio qui dei farabutti…
Sí, il fracido Occidente è la fucina
di questa infamia di furia assassina.
Avessi per le mani qualche drone,
saprei su chi spedirlo, e di ragione.
*
Lo sai, è la vita il capitale vero
che fa di ognuno di noi un prigioniero:
vita di noi, minuto per minuto,
quel che si vive, quel che si è vissuto,
vita di noi, la massa dei nessuno…
Non si salva nessuno dei nessuno.
Siamo merce al mercato del virtuale,
noi telecomandati, andati a male…
*
Io dirò tutto per filo e per segno.
Ma dentro la mia scatola di legno
che ne sarà di me, del mio cervello?
Dal momento che sono il mio cervello,
è chiaro che la cosa mi sta a cuore…
Quando si ha tanto amato non si muore!
Va beh… insomma, si muore un po’ di meno…
Forse si dà, tritati dal terreno,
fiori col pianto delle nostre pene,
fiori col sangue delle nostre vene.
*
Dice Omàr mentre canta un usignolo:
«Giova ciò solo che non muore, e solo
per noi non muore, ciò che muor con noi.»
Solo una mente eroica fa gli eroi.
*
E lo ripeterò continuamente
finché non avrà pace la mia mente:
le vite che per voi non sono niente
vi proclamano carogne contente
e provano che il cristiano Occidente
è criminale, vile e supponente.