La sepoltura dei fulmini

da | Ott 2, 2026

Otto poesie in anteprima da “La sepoltura dei fulmini” di Agostino Cornali, da poco uscito per Einaudi.

 

PETTINI D’OSSO

Tre o quattro linee sghembe
nel vano della porta
appena accennate, a stento riconoscibili
una posa un po’ ridicola
una danza propiziatoria
con la gamba leggermente sollevata
le mani che non stanno mai ferme

era solo per dire: finalmente
ve l’avevo promesso
è già nel vialetto d’ingresso
guardatelo, come si muove
non vi fa un’ottima impressione?

allora vedi che s’alzano in piedi
abbottonandosi le giacche leggere
tossicchiando per schiarirsi la voce
e davanti allo specchio del bagno
con minuscoli pettini d’osso

si tolgono le briciole dalla barba.

 

*

L’oggetto è stato rinvenuto in località ***, quattro miglia a nord-ovest di ***, presso un insediamento stabilmente abitato almeno dalla metà del […] generare nella comunità scientifica diverse ipotesi interpretative circa, innanzitutto, la sua funzione pratica, ma piú ancora il suo possibile status di manufatto simbolico […] i pettini d’osso venivano abitualmente impiegati in ambito tessile, oppure per la cura della barba e delle chiome, svolgendo, in questo secondo caso, anche una funzione rituale […] un piccolo foro circolare, a suggerire che fosse indossato al collo […] senza dubbio un oggetto multifunzionale, che all’occasione può diventare talismano, amuleto, strumento dal potere apotropaico […] osservando con attenzione, anche a occhio nudo sono nettamente distinguibili i segni delle suture […] il pettine sarebbe stato fabbricato utilizzando porzioni del cranio di un notabile della comunità, una personalità di spicco […] i membri del gruppo in questo modo intendevano mantenere e custodire la presenza del defunto, anche dopo la morte.

 

*

Calpestio di zoccoli al piano di sopra
vetrate che lentamente si frantumano
la luce del pomeriggio indecisa sull’argenteria
mio cugino sdraiato al sole con le palpebre cucite
la carta stagnola per imitare cascate e ruscelli
questa è la strada che porta alla miniera
un piccolo cannocchiale da teatro
l’amica spagnola ci prepara il gazpacho
il pallone di cuoio in mezzo alle ortiche
sul quaderno a quadretti ho disegnato un serpente
la prima salamandra che ho visto dentro un tombino
le ruote sulla ghiaia state attenti alla ghiaia
una cartolina da Kyoto
la differenza tra nero lucido e nero opaco
due ceste sul tavolo piene di lumache
mi ha regalato una spada di legno
Leopardi ci fa paura quando parla col laringofono
le impronte del gigante sulla lastra di pietra
le betulle attirano i fulmini?
oggi mi getto dal secondo gradino forse dal primo
verranno a trovarci vedrai verranno
il giardino si è messo a tremare
le talpe arrivano a frotte
la malattia inizia

 

*

LUNEDI´ CINEMA

Sentimmo il tremolio
delle tazze nella credenza
poi il rumore degli zoccoli
e le urla furibonde

stavano arrivando
lanciati al galoppo
sui loro cavalli neri

era questione di minuti ormai
non avevamo scampo
stavano per invadere
il nostro salotto

venivano dalla morte
per portarci nella morte

in prima serata
su Rai 1
un lunedí di maggio
del 1987.

 

*

RINGO KID

Il bambino uscí
dal suo nascondiglio sotto il tavolo
impugnando con due mani
una pistola giocattolo

fece una giravolta
per puntare l’arma contro il televisore
mirò strizzando un occhio
e sparò

in quel preciso istante
uno degli Apache
fu colpito in mezzo al petto
e cadde dal cavallo.

 

*

LUIS (1)

“Allora l’uomo dice «mi ricordo» e invidia
l’animale che subito dimentica.”
Friedrich Nietzsche

Ti ho lasciato nella stanza dei giochi
a inseguire il raggio di sole
che entra e si perde
nell’angolo tra l’armadio e la libreria

tu hai aspettato pazientemente
il primo pomeriggio
per ascoltare le voci
dei ragazzi che tornano da scuola
e poi riaddormentarti
dentro il cesto di vimini
sopra la coperta blu
che ho preparato per te

quando sono rientrato
sei andato a esplorare
le altre stanze della casa
come fosse la prima volta

per te è sempre la prima volta
forse spesso neanche mi riconosci
quando ti porto da mangiare
perché tu non hai memoria
non distingui chi entra chi esce
chi è qui e resterà con noi

chi invece è partito
e ci ha abbandonato.

 

*

LA CASA DEL SOLE

Davanti all’edificio principale
ancora il parco Trotter
con l’erba calda e le magnolie per gentilezza
una guancia appoggiata alla corteccia

di pomeriggio ci lasciano uscire
le dita sulla spina dorsale
un tocco leggero che infonde fiducia

ci dicono: andate, camminate
ci dicono: restate con noi
abbiamo le riviste, le settimane enigmistiche

quando l’aria finalmente si scurisce
ci fermiamo
per sdraiarci un momento sulle panchine

loro dalle finestre
ci tengono d’occhio.

 

*

PIOVE CHEROSENE

Hai guardato la città prima che si sgretolasse e hai visto le viscere dei palazzi rovesciati, hai visto la vergogna dei palazzi, i sudici interni piccolo-borghesi, con la carta da parati presa a morsi nei salotti, con le piantane ad arco protese sopra i tappeti in macramè, su cui collassano i tavolini di cristallo

per tenerti compagnia in ogni stanza hanno acceso un televisore e sugli schermi appaiono le immagini sgranate dei nostri figli che trenta o quarant’anni piú tardi, a un centinaio di chilometri da qui, mettono un’anguria sotto il getto d’acqua fresca, poi stendono un plaid sull’erba.  Adesso li vedi seduti in cerchio, che giocano a carte

ma se alzi il volume puoi già sentire
l’eco delle sirene
che risale attutito dal fondovalle
e il gocciolio del cherosene
sugli aghi argentati
nel fitto del bosco.