La pioggia

da Vladislav Felicianovič Chodasevič, Non è tempo di essere, a cura di Caterina Graziadei, Bompiani, 2019

Vladislav Felicianovič Chodasevič

Di tutto sono felice: della città fradicia,
dei tetti, fino a ieri polverosi,
che oggi, lustri come seta lucida,
brillano in rivoli d’argento.

Felice della mia passione spenta,
guardo dalla finestra sorridendo,
mentre passi oltre veloce
per la strada scivolosa, sola.

Felice che più forte cada la pioggia,
mentre, riparata in un androne altrui,
tu rovesci l’ombrello bagnato,
sgrullandoti dalla pioggia.

Felice che tu mi abbia dimenticato
quando esci da quel portico,
senza uno sguardo alla mia finestra,
senza rivolgermi il viso.

Felice che sia tu a passare oltre,
eppure che io possa vederti,
che tanto magnifica e innocente
passi col suo ardore la primavera.

*

Vladislav Felicianovič Chodasevič (Mosca, 1886 – Parigi, 1939) è stato un importante poeta russo. Di padre polacco e madre ebrea, trascorse la gioventù a Mosca, dove si avvicinò al movimento simbolista e pubblicò la sua prima raccolta, Giovinezza (1907), alla quale seguirono altri tre volumi: La casetta felice (1914), Per la via del grano (1920) e La pesante lira (1922). Nel 1922 abbandonò la Russia e si trasferì dapprima in Italia, a Sorrento, dove alloggiò nella villa di Maksim Gork’kij, poi a Berlino e a Parigi, continuando a scrivere poesie sempre più lontane dal simbolismo, la maggior parte delle quali venne pubblicata nel 1927 con il titolo La notte europea. Nel 1961, inoltre, uscì postumo un volume che raccoglie le sue liriche più importanti, Sobranie stichov. Codasevič fu anche un importante critico letterario, intervenendo nel vivo del dibattito contemporaneo grazie alle sue collaborazioni con le più importanti riviste dell’epoca. I suoi articoli più rilevanti sono stati ripresi nel 1939 nel volume Necropoli.

Vladislav Felicianovič Chodasevič (Mosca, 1886 - Parigi, 1939) è stato un importante poeta russo. Di padre polacco e madre ebrea, trascorse la gioventù a Mosca, dove si avvicinò al movimento simbolista e pubblicò la sua prima raccolta, Giovinezza (1907), alla quale seguirono altri tre volumi: La casetta felice (1914), Per la via del grano (1920) e La pesante lira (1922). Nel 1922 abbandonò la Russia e si trasferì dapprima in Italia, a Sorrento, dove alloggiò nella villa di Maksim Gork’kij, poi a Berlino e a Parigi, continuando a scrivere poesie sempre più lontane dal simbolismo, la maggior parte delle quali venne pubblicata nel 1927 con il titolo La notte europea. Nel 1961, inoltre, uscì postumo un volume che raccoglie le sue liriche più importanti, Sobranie stichov. Codasevič fu anche un importante critico letterario, intervenendo nel vivo del dibattito contemporaneo grazie alle sue collaborazioni con le più importanti riviste dell’epoca. I suoi articoli più rilevanti sono stati ripresi nel 1939 nel volume Necropoli.