La casa grande

Nel suo recentissimo libro La casa grande – dal quale sono tratti i testi qui tradotti – la poetessa spagnola Rosana Acquaroni evoca, attraverso un doloroso ed estatico viaggio della memoria, la propria infanzia nel territorio d’ombra della vita famigliare, dominata da una madre amata e ribelle alle convenzioni, protagonista di una vicenda nella quale si susseguono gli abbandoni, le fughe, la malattia. Ritrovando nella memoria i suoi occhi di bambina, fatti contemporanei del suo sguardo adulto, l’autrice ricompone nel linguaggio poetico ogni scissione. Quella che qui si presenta è la prima traduzione italiana. A cura di Francesco Tarquini.

LA CASA GRANDE

Come un lento naufragio che abbia lasciato in bocca
sedimenti di mare fluttuanti alla deriva,
così essi, i refrattari, si depositano senza bruciare.

Non hanno peso alcuno nei rigagnoli,
e non gravano sulle coltri bagnate
che fanno alla notte da riparo.

Ne odo la smemoratezza divoratrice di uccelli.
I ghiacci dormienti che attraversano l’infanzia.
E’ il tempo che ci restò senza fiorire.
Un ritardo nel sangue.

Come una branchia che s’agita leggera

siamo naufragio, dicono,
………….scoramento, domandano,
…………………..calma passeggera, mentiscono.

Come un frastuono immoto che intorbidi maree,
così essi, i refrattari,
………….senza sponda fanno ritorno.

Detriti calcinati,
terrario delle onde,
sfratto dato a ricordi
che non sprofondano mai.

*

Ti sei addormentata
sotto i cartoni
che abbiamo dispiegato insieme
a metà del ricordo.

Si riarma la febbre
simile a una tana
che raccoglie calore per l’inverno.

Ti accarezzo la fronte.
Nella tua corazza c’è qualcosa che perdura
una disobbedienza arborescente
che di dentro ti cresce
…………………..infrangendo le maree,
i silos di spuma in cui conservi le onde.

Sei disorientata.
Con prelievi di mare ti fabbrichi trincee
per questa guerra tua
che ormai da sempre hai perduto.

C’è una riserva di labbra appostata sul tappeto.
Una croce di cenere di fronte allo specchio.

Un debito pendente
e seni d’argilla,
…………….primo latte inacidito
………………….che macchia ciò che tocca.

*

Il ricordo di te,
ostinato uccello che di notte mi sveglia.
Serpe che figlia sullo zucchero e il pianto.

Niente mele nel sacrificio
né portagioie di madreperla ruotanti nell’ignoranza.

Il rigurgito della memoria, null’altro,
l’incetta di anni,
la tua matassa senza fine,
…………………….itinerante,
tutt’attorno al cuore.

Che cosa dall’altro lato si nasconde
di quella donna che era mia madre
e sempre di più a ogni ricovero
perdeva la ragione.

S’apre a metà il tuo occhio
con l’insolenza delle cose insonni,
della veglia cieca e della speranza.

Il tuo occhio, madre,
eternamente aperto
come una grande domanda.

Il tuo occhio sentinella che mi illumina,
le tue parole che formano un vespaio
nel mezzo dell’infanzia.

***

LA DISTRUZIONE E L’AMORE

………………………………………….Si amavano, sappiatelo.
………………………………………….Vicente Aleixandre

Si amavano.
Nascosti, timorosi,
come topi accecati sulla ruota inarrestabile.
I primi tempi li feriva la luce.

Si incontravano di notte
dapprima sui tram di color blu all’alba,
più tardi nei garage,
agli ingressi del metro,
o nel sentiero nascosto
scoperto in un giardino.

Si arrendevano
alla scogliera calcarea del desiderio.

Si andavano cercando i loro corpi
come cerca il salnitro del tempo la ferita.

Si amavano
come amano i fiori le profonde spine,
a dispetto del messale e della cenere,
dell’andamento della Borsa,
delle mormorazioni dei portieri.

Dei viaggi di lui
……………..del cucito di lei
(e la colpa in agguato
come un fucile che s’apposta ad ogni buco).

Si amavano di notte, quando i cani profondi
mai nei cinema
mai tra le famiglie
che proteggono dal freddo i loro figli.

Si amavano.
Sappiatelo.

*

Sono figlia della notte
…..per crescere non cerco
……………..terraferma.

Le mie radici stanno in altro corpo.

……..Pianta parassita
…………..senza radici proietto la mia ombra.

……..Sono una ragnatela
………………….sul punto
………………………….di
……………………………..cadere.

*

………………………………………..Come andare avanti
………………………………………..cosa essere
………………………………………..dove morire
………………………………………..Susana Thénon

Come andare avanti cosa essere dove morire
Domande
mentre stai immersa nel delirio profondo
di una vasca inerte.

Aperta la tua bocca
……………….l’anima disfatta
la faccia inaridita
inaridite le mani
per tante strade scavate con le unghie.

Refrattari i tuoi occhi senza respiro.

Chi c’è

domandi
e apri le gambe
………………….per dare pace al sesso
e la tua acqua ristagna
mentre senti
cadere tutte insieme
le tue vesti.

Come andare avanti cosa essere dove morire
domanda l’infermiera.
Non risponde nessuno.
(Io suono
……………il campanello
……………………….per andarmene).

*

Le donne pazienti
fanno crocchio al centro della sala
trascinando le sedie.

Le donne pazienti
ad uno ad uno infilano
ogni conto sospeso
in collane di pianto.

Mi ti siedo di fronte,
anche se non mi puoi vedere.
Ricami a punto croce
-piccoli sbaffi di colore-
una pezzuola bianca.

Ordini proibizioni.
Non devo Non desidero.

Le donne pazienti
non parlano fra loro
malgrado stiano insieme.

Solo sciolgono nodi
………………e imparano a morire.

*

Questo è il mio oro, madre.
Il tuo lascito disperso volutamente oscurato,
guizzare di parole splendenti nella notte,
appelli di una sete
………………..che nessuno ha voluto.

Animale ferito che però si sostiene
appoggiato alla piaga
ma sente nostalgia per quel tessuto
che gli è stato strappato.

Questo è il mio oro, madre,
corpo di donna che si fa parola,
cartomanzia di uccelli e di insetti
-il loro ventaglio d’ali abbaglianti-
che indicano strade.

Una volta mi hai detto:
Non c’è un’età giusta per far tacere l’infanzia.
E ogni volta che ti nomino il mio specchio si appanna.

Questo è il mio oro, madre,
è molto tempo più tardi che ho capito
la nascosta bellezza dei naufragi.

In essi tutto sta
oscillando
…………..sulla bilancia
…………………..delle onde,
la perdita e il guadagno
il faro e l’abisso
………………………….il balsamo e la ferita.

Anche la tua tempesta
è qui con me.

 

Immagine: Anish Kapoor.

Rosana Acquaroni (Madrid 1964) è laureata in Filologia ispanica e ha conseguito il dottorato in Linguistica applicata. Insegna presso il Centro Complutense per l’Insegnamento dello Spagnolo. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Del mar bajo los puentes, 1987; El Jardín Navegable, 1990, ripubblicato nel 2017; Cartografía sin mundo, 1994, Premio di Poesia Cáceres Patrimonio dell’Umanità; Lámparas de arena, 2000; Discordia de los dóciles, 2011. È presente in numerose antologie, e vari suoi testi sono stati tradotti in francese, tedesco, arabo e portoghese.