[installazione] figure della perdita

da | Mag 12, 2026

Alcuni estratti in anteprima dalla plaquette di Stefano Bottero uscita nella serie I Cervi Volanti a cura di Giorgiomaria Cornelio e Giuditta Chiaraluce.

 

Dalla poesia alessandrina in avanti – la composizione impone all’artista non più il collasso ma
il ripetersi del collasso. La possibilità di contatto immediato con il significato è ormai negata:
la parola della tragedia arcaica è diventata insostenibile.
Insopportabile, il gesto diventa serie – il farsi dell’opera accade una volta per sempre e ripete.
si ripete.

La composizione è così esperienza dell’ininterrotto. Dal terzo secolo avanti Cristo il dire è per
l’artista pratica del dire, raggiungimento che si nega –

il racconto di Kafka non ha termine.

 

*

La relazione con la parola poetica è di per sé una separazione. Rapporto basato sul contatto
del corpo, ma contatto tra limiti. Estasi che ricade nel nero – altrimenti

«dovresti stornare gli occhi», scrive nei Quaderni in ottavo, «o diverresti una statua di sale».

 

*

Michaux riconosce nella poesia lo spasmo del corpo. Il punto in cui si spalanca un’oltre – a
cui tendere nello svuotamento. E questo perché la sua parola poetica, la costruzione sillabica
dei suoi versi, è essa stessa una forma [formata] dell’oltre. Con Beckett che rilegge Proust:
«concrezione» dell’oltre.

Tutto questo è già nel ritorno dei due discepoli a Emmaus. Il riconoscimento impone la ritrosia del segno – nell’istante in cui comprendono, il corpo del Cristo perde forma. Si ritrae, scompare. Allora Luca scrive: «si aprirono loro gli occhi».

Lo spalancarsi di quel vuoto [del nero] nel campo visivo è quanto di performativo esiste nell’e-
stasi. Momento interinale in cui l’universale si mostra senza mediazione, respira, e non signifi-
ca niente.

 

*

Gli occhi dei discepoli [ri-]conoscono solo nel momento che prelude alla perdita – al disfarsi
della forma. Nel rapporto con la parola poetica accade lo stesso.

Contrazione del corpo – tensione a una scomparsa che è già nell’adesso senza essere adesso.
Non basta considerare l’esistere come somma contraddittoria di significati per dargli un senso.
Allo stesso modo di come, nel rapporto con l’opera, non basta l’incomprensione – necessaria è
la perdita.

Quello che la parola poetica impone [che l’opera afferma] è il «nun nach Jahren zu zählendes»
di Celan – l’adesso da contare in anni. Il pieno assente degli occhi di Modigliani, aperti.