Sei poesie dalla prima raccolta compiuta tradotta in italiano della poetessa aborigena australiana Ali Cobby Eckermann, “Inside My Mother”, in uscita per Interno Poesia a cura di Margherita Zanoletti e con una postfazione di Marilena Parlati.
AUSTRALANTIDE
c’è un intero oceano pieno di sabbia
tra ciò che è stato e ciò che sarà
dove ai pesci nascono ali per raggiungere il cielo
e gli uccelli d’acqua tornano alla terra
una tela nuda senza paesaggio
non un albero né dune di sabbia
solo una conchiglia sospesa oltre l’orizzonte
riversa il rumore del framezzo
*
TJUKURRPA
(per Aunty Phyllis e Aunty Eileen RIP)
le tribù si radunano sulla sabbia
nell’antico luogo delle nascite
un magico bambino pellicano è nato
una cesta è intrecciata coi giunchi
con le storie s’intrecciano ceste
con il canto s’intrecciano ceste
la mia cesta è carica di storia
nascosta alla vista come superstizione
le nostre orme nella sabbia
presto diverranno pietra
mio padre è la duna di sabbia
quel masso di pietra è mia madre
*
OOLDEA SOAKAGE
l’alta duna di sabbia
si è fatta più piccola
nella memoria di
mia madre
scaviamo nel fondo
della pozza e
non c’è più acqua
per i dingo
sopra noi il cielo
continua a brillare
madre e figlia
una accanto all’altra
all’accampamento di un tempo
raccogliamo braci spente
storia rinchiusa dentro
col carbone ci segniamo la pelle
*
IMMERSIONE
mia madre gioca a nascondino
tra la mia memoria e i miei sogni
si mimetizza tra i Parlanti della Lingua
la intravedo ridere
non più fetale, ora devo alzarmi
non più prona, lei si è alzata
vedo un piede che si immerge piano
in un rivolo di pioggia fresca
è il suo o il mio?
*
MAMU
1
la prima metafora è un uccello morto
l’ho ucciso io
e il piacere che mi pervade
è come zucchero
quando glasso la torta
per celebrare giorni di morte
appese ai miei occhi
ardono lanterne
2
il cranio di un pesce gatto
è intrappolato nel fango
il ghigno eterno
i denti nudi e affilati
un rosario di rocce
incastonato nella mascella
dove un tempo era la lingua
ora c’è un rospo
il ciaf del fango
mentre strappo via il cranio
è un’eco d’intimità
estranea alla coscienza
*
GUERRIERI A SALT CREEK
(In omaggio ai fieri guerrieri Moorcangua e Mongarawatta, del popolo Milmenura, che combatterono contro l’espropriazione delle loro terre lungo il Coorong, 1830–1841)
Perché i nostri guerrieri dei tempi
moderni penzolano dagli alberi?
Mentre girano attorno al sole
maree scuotono le dune di sabbia
Mentre lingue soffocate si tendono
pulcini strillano dalle colline erbose
Stormi di corvi camminano sulla sabbia:
questa visione si scolpisce nei loro occhi
Mentre i guerrieri girano attorno al sole
si raccoglieranno orme nelle loro ombre?
E quando girano attorno alla luna
siamo liberi di tagliare le corde e liberarli?
Lo scricchiolio della fune è un intruso
l’urlo del vento è un coltello
Perché i nostri guerrieri dei tempi moderni
penzolano dagli alberi?