Il cortile d’inverno – Poeti cechi contemporanei /2

da | Ott 1, 2015

L’ultima raccolta di Bohdan Chlíbec, Zimní dvůr (Il cortile d’inverno, Brno 2013), da cui sono tratte le poesie qui presentate in italiano, è stata premiata come libro dell’anno dal quotidiano «Lidové noviny». Il discorso poetico di Chlíbec sembra aver fatto della fisicità la fonte prediletta di ispirazione e il proprio campo di indagine stilistica e aver trovato in essa il centro dei propri interrogativi: il repertorio di immagini crude e brutali trae infatti la propria forza evocativa da una scrupolosa ricerca lessicale e trova corpo fonetico nella fitta trama di allitterazioni. È tuttavia una fisicità sottratta alla contingenza del presente dall’assenza di riferimenti spaziali e temporali, per essere collocata in una dimensione universale ed interiore. In questa dimensione poetica al contempo concreta ed intima Chlíbec fa emergere i suoi radicali interrogativi sull’esistenza.

A cura di Paolo Baiocchi e Annalisa Cosentino

***

Prologo

Che vuoi! Un colpo di bastone sulla gola arrossata
invece di una preghiera?
O divorare il pane tra il liquame presso la stalla?
Che sostegno avresti se non il forcone
con le punte conficcate tra le costole?
Non ti bastano invece degli stracci brandelli di tenebra?
Saresti comunque se lo sperma non curiosava
come la faina tra le uova?
La volontà di chi, lume di mezzinferno?

*

Di sera

Trascina il secchio con il postone, la feccia e le cicche
(fa credere a se stesso di sfiancarsi)
lo posa sotto gli scalini (il maiale lancia nel sonno uno [strido)
sotto il lume piega la schiena;
l’atrio, poi si siede nell’unico spazio libero.
Scarta dal giornale la carpa, la decapita,
fa ballare la testa con un dito (“come un caporale una [contadina grassa”).
Sopra il tavolo c’è un sentore di aceto, succhi gastrici.
Legge alcuni lemmi (coprono il testo il muco e le squame)
Dalla finestra pende l’edera, gli abeti innevati.
Va sotto il tiglio, da cui ghiaccerà l’acqua.
Taglia la legna. Ghiaccio come vetro.
Da tutte le case scorre il freddo, meglio il gelo.

*

Ritorno

Ti svegli che è ancora scuro,
la nebbia, la luce del ponte ferroviario,
tutto è noto, riconosci il tuo respiro
e il battito, saresti così contento di vivere.
Poi la volgarità ti sbatte davanti agli occhi
il lavoro di una bestia pubblicitaria
(il cervello umano e il testicolo di maiale
trionfano se sostituiti,
consapevolezza da semidio…).
Nella sala d’attesa della stazione hanno già l’altoparlante,
così le stronzate dei programmi musicali
irrevocabili ti rovinano la giornata sin dal mattino.
Torni allora a casa a cercare qualcosa
che l’avido arbitrio dell’individuo non abbia colpito.
Ravvivi il fuoco nel camino, attendi il buio.

*

xxx

Cacciatore: la psoriasi gli brucia sul muso;
ha appena finito nel bosco:
“fuliggine, acqua e piume variopinte intorno a caviglie e [talloni”.
(Anche se bevesse acqua di sorgente,
penseresti che vomita risciacquature.)
Sua moglie: bacino e fianchi, tanto che lo scemo del [villaggio
nel coro cantava: Questa potrebbe anche defecare carne [viva!
Legame sentimentale: un muscolo sanguinolento si [trascina sull’altro
per abbeverarsi anche del sangue altrui

*

xxx

Nell’ala meridionale, presso un meandro morto,
dove più acri odorano le tuie,
respira quella che ogni sera, all’ora di cena,
si rivolge alle fasce vuote:
“Vieni da me, ti allatterò
con il mio tiepido strutto.”
Il giovane medico la capisce, è sensibile,
ha già pronta la bambola di lattice,
ma non è ancora giunto il loro momento,
il momento dell’abbraccio materno.

*

xxx

A scuola hanno chiesto a mia figlia
cosa è più fine di un capello,
ha risposto: La gola serrata dall’angoscia.
(Infallibile ha baciato la santa piaga della fonte.)
Il terrore della morte scaturisce dal fatto
che al nulla siamo più vicini vivendo.

*

Testamento

Lascio il rotolo dei miei vasi e le vene
agli orfani di Schönau,
dalle caviglie prendete strisce di pelle per l’istituto [femminile
(accostino candele per l’essiccazione),
dono i capelli al centro per malati mentali di Dubí.
Inserite la lingua nella parete esterna della cantoria,
o nella tana vuota di una volpe.
Il mio grasso non dovrebbe entrare in contatto con il cibo.
Deponete la prostata e i polmoni in un fianco dell’Elba,
tutto il resto concimi la fagianaia
nei dintorni di Duchcov.

*

xxx

La pelle ingiallita ormai non si abbina alla parrucca,
ma la malattia per fortuna le dona:
raffinati drappeggi di pelle cascante sul collo.
La guancia sinistra ha anche il labbro superiore tirato verso [l’orecchio
come l’elastico del reggicalze:
o il vecchio corpo è sfuggito all’abilità del chirurgo
oppure non è più degno neanche di compassione.
Per l’angoscia tiene sul petto
convulsa il giornale con il titolo sul colletto
(e spastiche probabilmente saranno anche le mani)
Quanto è adorabile la genetica!
Ma la compassione stilla ancora su di lei:
al cuore era riservata un’altra sfera.

*

Al bar

La carne si è già gonfiata e si fa marmo iridescente,
pezzi interi rischiano di cadere.
Avrebbe dovuto assicurarli con garze e bende
(una di quelle che una volta nascevano per un uomo)
Ma preferisce di gran lunga bollire guance sode,
il torace larda il respiro intermittente.
Il sorriso preannuncia una porzione abbondante
per chi si insinua, chi sbava.
Il paralitico è d’accordo e annuisce tra sé,
il nano è offeso, ordina testina di maiale,
al cataplettico cade la faccia nel piatto,
ma il freddo non gli permette di dormire a lungo.

*

Mefistofeliana

Sono sin troppo instupiditi,
anche la storia vorrebbero scriverla con la menorrea.
La prossima volta perciò portatore del veleno non sia [un’avvenente puttana
ma uno storpio.
Non devastazione di un corpo sano,
bensì malformazione sin dalla madre.
Non dimenticare di bilanciare con maestria compassione [e disgusto!
Né gli manchi la tenerezza, questo zucchero da bestiame,
in molto ricordi quindi un bambino.

Immagine: Guido Guidi, Tagliata, 1984.

Poeti cechi contemporanei /1: Petr Borkovec

Caporedattrice Poesia

Maria Borio è nata nel 1985 a Perugia. È dottore di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Vite unite ("XII Quaderno italiano di poesia contemporanea", Marcos y Marcos, 2015), L’altro limite (Pordenonelegge-Lietocolle, Pordenone-Faloppio, 2017) e Trasparenza (Interlinea, 2019). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, 2018).