Il cane di Giacometti

Sei poesie da Il cane di Giacometti di Stefano Raimondi da poco uscito nella collana “Le Ali” di Marcos y Marcos.

Si dividono le cose con la luce.
Si guardano come le promesse:
con un pezzo di buio vicino.

*

……….Dimmi perché bisognerebbe partire andare via…

…alla fine sono i tombini qui
ad essere le gole dei paesaggi:
inizi d’imprevedibili distanze.

E la guardi la luce cadere
tra i ritagli e ti domandi se
sia davvero lì la fine, quella
che si smette di vedere.

*

..…………..Non c’è abbastanza tempo per nessuno.

Niente ossa scoperte nelle grotte
ma bugie d’acqua vicino alle carcasse.
Toccarsi, sentire il peso, il rumore
della prima pietra focaia
che ci stupisce.

Guardare da qui commuove
e parlare non è più parlare.

Il vero ci porta via.

*

Devastati dalla fedeltà prendiamoci
carezze, spasimi, boccate, brani di fiato
ognuno dalla sua parte, disossata e accesa.
Sentire il peso dell’aria, l’abisso
dei tombini, stare nella cerchia buona
dell’ultima parola, tra una città
che cade tra sé e sé…

… e che si resti dove si sa che tornare
serva a qualcosa: voce, osso che suoni
per mancare: bocca cucita addosso
a qualcuno.

*

…….Gli occhi guardano fissi dove
……….possono guardare. Dicono
……….cose che a saperle sanguinano.

Si arriva sempre nella vita di qualcuno:
in un punto a corto di saliva e ci si resta
per sentire le crepe scendere, spaccarsi
come una carezza furibonda, da gridare.

I bambini trovano sempre una testa
mozzata in mezzo ai giochi e il sangue
lo inventano. Iniziano così gli spaventi
per caso, dentro le carezze.
E che si sappia quale buio resta nelle ceste.

*

Ci si tiene a mente come una memoria
estorta piano, come quando si scavalca
un filo spinato con delle mele
rubate tra le mani.

E non hai appigli, reti
a salvarti. Il cielo sale
senza respiro: splende
dall’altra parte.

Immagine: Franco Fontana, Asfalto, Losanna, 2004.

17/10/2017
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