III Quaderno italiano di poesia contemporanea

In occasione dell’uscita del XII Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2015), ripercorriamo la storia dei Quaderni di Franco Buffoni, con i loro oltre vent’anni di ricerca nella poesia italiana. Per ogni volume presentiamo una scelta di poesie a cura degli autori. Il III Quaderno esce nel 1992 per Guerrini e Associati con poesie di Massimo Bocchiola, Giuseppe Goffredo, Guido Mazzoni, Aurelio Picca, Maria Luisa Vezzali, Gian Mario Villalta.

***

Massimo Bocchiola, da Prima che i gatti

gli ultimi vecchi

da questa parte del Po
muoiono gli ultimi vecchi,
i più pigri al lavoro
con gonfie e molli schiene.

da anni
stavano chiusi in casa quasi sempre,
mangiando solo uova, vino e latte;
poi a bassa ora appoggiata la testa
sulle braccia incrociate dormivano
lamentandosi di paura e fischiando,
facendo sogni bianchi insanguinati,
e i tuorli soli spezzati.

escono in funerali
molestati dal vento
nei cortili senza pertiche, riposte
dentro le stalle vuote.
i fili verdi del riso
spuntano ovunque dall’acqua;
sopra i tigli un colombo s’impenna
contro un refolo di temporale:
batte le ali, va indietro.

*

Giuseppe Goffredo, da Elegie empiriche

Accanto al bosco

la luna è falcia
come la gobba dei fratelli
Clary

Accanto al bosco
ho prenotato il mio sonno
perchè è da lì che fuggirò
le tue radici annerite
fra i neri frustoli manoscritti.
Dalla pioggia fuggirò
selvatico perchè questa
è la mia sorte ai confini
fuggire, belva, arte
di sconfinare nei boschi
più minacciati e deliziosi
senza poterne più uscire
dai cancri maledetti
della loro disciplina erbacea.
Io che mi contengo
e foro e sbriciolo
e attendo, non so dove
andare nei vecchi sentieri
bruciati, in fuga da tutti
gli alberi bruciati
intorno come spettri
sono gli odori
che mi abbattono
nei fumi e deliqui
e umori deliranti ammassati
all’atto dell’incendio
della catastrofe.
Così mi lasciano solo
all’imbocco, malato
insopportabile, deluso
ucciso, in rivolta
col vento che insidia
l’entrata con le sue sporche
sementi per ripopolare
l’àere dai puzzi di morte
dalla morte, dalle croci
dal sole che sul fianco
della scarpata ragiona
con le rocce calcaree
nutrite d’albumi ed io
nel fondo della gola
che tossisco annegato
nella virtualità terrestre
accompagnato dai presagi
vagabondi, tetri, carbonizzati
minati dall’irriconoscibile
paesaggio che era
ed ora si perde, patisce
s’insozza insipiente
mentre si aggrava
l’occhio a guardare
nel freddo l’orrore
di ciò ch’è fatto.

*

Guido Mazzoni, da La scomparsa del respiro dopo la caduta

Ora si vedono così, la loro
totalità repressa in quei cambi di tono,
e gesti, tensioni nell’esistere improvviso della collina
contro cui sono schierati: i giusti
progetti interrotti, troppo lontani
alcuni volti dall’inquadratura per restare;
la grandezza e i motivi
buoni, benché il disegno
li configuri in zone marginali, parti, in fondo
sfumature di grigio, nate quando il paesaggio
collassava, alla fine, per una sovraesposizione.
Ora consistono in parole concrete,
producono esempi, storie-vere, essendo stampe
in ciclostile, finanziamenti per questa festa dell’Unità (il [mio corpo
è di qua dalla casa cantoniera
dove sta Albegno sono tranquillo ho paura
solo di pisciarmi addosso quando mi devono sparare
)
Il muro è bianco perchè la foto è in bianco e nero.

*

Aurelio Picca, da Il buco del ranocchio

Rubo giusto qualche insetto
e lo introduco nella mia carne.
Lo faccio per te, mio giocoliere
a pelo corto, rasato.
Certo non posso rifiutarti
una stagione di pioggia micidiale.
Non posso!
Ridi. Ridi, bel giocoliere, tu
che fai del tempo
una giuntura spezzata, un gonfiore,
l’unghia nera di un diavolo grottesco.
Non dubitate, cari amici,
avrete anche voi paura
dei fili appiccicosi e intrattabili
che noi chiamiamo giochi.

*

Maria Luisa Vezzali, da Eleusi marina

Lo sguardo nella rete è paziente,
senza cruccio.
Nessuna incertezza l’attraversa.
Nella sua trama bianca si decifrano
rotte di migrazione,
le aule dei libecci.
A mezzanotte, carico di peso,
è scosso un fuoco stretto di lampare.
Conosce il buio

……….- e la via nel buio,
…………e, nella via,
…………sotto la sparsa radianza delle stelle,
…………i mostruosi millenni
…………della fede -

Qualcosa forse
scintilla nel sommerso,
rode il fondo insondabile,
fa cenno.
Ma il mare non si fa mai riva.

“A tali insidie tu sei condannato:
se smetti il canto, ti prende la paura”

*

Gian Mario Villalta, da Malcerti animali

Salamandra

Chi se ne è andato da questa foto
- qui, il braccio, vedi, intorno
a una specie di vuoto – doleva
il fiato del bosco sulle labbra,
era memoria appena nata.

Col freddo addosso di un ventiquattro
nel calendario, lui naufragato
mio viso dentro lo specchio
strappa in apnea il cartellino
verso il millennio alla fine
lo ingoia anche se è scritto:

“Dio è matto è matto Dio lo sento
urlare chi sono, chi vuole ancora
farsi infelice come un uomo, se brucia
la vita dice non finisce, se brucia
tutta insieme nel poco
che occorre a metterla a fuoco”

I Quaderno italiano di poesia contemporanea
II Quaderno italiano di poesia contemporanea

06/07/2015
0 commenti
TORNA ALLA PAGINA PRECEDENTE

Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>