II Quaderno italiano di poesia contemporanea

In occasione dell’uscita del XII Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2015), ripercorriamo la storia dei Quaderni di Franco Buffoni, con i loro oltre vent’anni di ricerca nella poesia italiana. Per ogni volume presentiamo una scelta di poesie a cura degli autori. Il II Quaderno esce nel 1992 per Guerini e Associati con testi di Claudio Damiani, Roberto Deidier, Paolo Del Colle, Pasquale Di Palmo e Alessandro Fo.

***

Claudio Damiani, da La via a Fraturno

Camminare sulla tua via,
o sei tu, sentiero, che cammini dentro di me,
o sei tu la creatura
e io un cammino, una via.
Perché tu, come sei intero,
come sei fatto bene, e formato
in tutte le tue parti.
E quando ti incontro, mi sembri vivo
ché ti fai incontro a me, felice,
o quando ti batte la pioggia, e stai immoto
come le mucche, senza cercare un riparo,
e già chiacchiera l’acqua
e diventi un ruscello.

*

Roberto Deidier, da Tra il corpo e il giorno

L’Aquila nella foschia delle sette
è come una montagna senza altezze
con i profili sospesi nell’aria
e i grigi spenti di un risveglio sordo.
E’ un tremulo mattino in cui arriviamo
percorrendo in salita e poi giù al fondo
la diagonale della strada stretta.
E’ un tempo umile che non fa male
questo vuoto che ci sembra chiamare.

*

Paolo Del Colle, da Usure e altri versi

Come di recente
l’azzurro s’aggiunge
alle circostanze da poco,
pone mente ai paraggi, un’altra idea.
Se patisce degradi a breve senno
è ormai senza furia di risorse
quanto ho in mente, il farne a meno.

*

Pasquale Di Palmo, da Arie a malincuore

Mi chino sul tuo petto come un ladro
sull’argento rubato. Ha chiare strade
nella chiara domenica d’autunno
il borgo rosa. E rosse queste foglie
mulinano nel sole l’ultimo oro
della stagione. Due cani leggeri
nell’erba custodiscono il mio sonno.

*

Alessandro Fo, da A ricordo del grande Bologna

Gigli

(per il suo tavolo)

……«La quarta sala del Museo di Nicosia,
……con quella folla di figure che con volto
……familiare ti guardano di là dal vetro,
……accalcandosi, come in una vecchia foto
……di casa, in ordine di altezza, è forse l’immagine
……che attualmente più ci parla di Aghia Irini».

Ed io, che dovrei dire di lei, signora,
che ha scritto un giorno queste splendide cose,
e adesso commenta chissà che resti, ancora,
di uomini lontani nel tempo, vicino
a me, che seduto di fronte,
ammiro la sua immagine di donna adulta,
meravigliosa nei lineamenti, nelle forme,
nei lunghi capelli biondo cenere,
e nelle scarpe che le fasciano i piedi
- come ho visto agli schedari – con finezza.

Qui, in questa biblioteca,
in questa sala
dove lei ed io lavoriamo, ignoti – pur presenti
ed affacciati sulle nostre due vite -
l’uno per l’altra, figure assorte
in epoche svanite,
nella poesia dei secoli.

Mi perdoni,
se ho scavalcato un secondo bibliografia e questioni
di varia dottrina, distillate
in alambicchi curiosi ed estranei per molti
con cui passiamo nella vita davvero,
affollandoci, ognuno con un vestito e un suo cuore,
di là dal vetro,
per inseguire, in qualche giro di inchiostro,
lei,
lei soltanto.

Dando così libero corso a un segreto;
e aprendo un timido spiraglio sul mio cuore,
che sta al di qua della stessa lampada,
in ombra, ma attento, fra i libri riservati,
allineati in ordine di altezza,
quasi appostato, con una attenzione
schiva e turbata ad ogni suo movimento.

Un incontro che forse
non si ripeterà più,
violato un momento
il delicato confine che segna
i corretti rapporti fra studiosi.


I Quaderno italiano di poesia contemporanea

07/05/2015
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