Ida Vitale, Pellegrino in ascolto

Pellegrino in ascolto è un’antologia della poetessa uruguaiana Ida Vitale. A cura di Pietro Taravacci, copre un arco temporale dal 1945 al 2015. Pubblichiamo una scelta di poesie.

da Parola data, 1953

CANONE

Tutto è già stato detto
e un fulgore di secoli
lo difende dall’eco.
Come cantare il vago profumo della notte,
l’autunno che cresce nel mio fianco,
l’amicizia, le opere,
il giorno d’oggi,
bello e morto per sempre,
o i passeri tranquilli dei tramonti?
Come dire di amore,
il suo ritorno indomito ogni giorno,
se a così tanti, e tante volte,
hanno gelato fogli, risvegli?
Come chiuderlo in una cifra
nuova, estrema e mia,
sotto un nome finora inavvertito,
e unico e necessario?
Tanto ci servirebbe la totale innocenza
come è nella rosa,
che viene col suo olezzo, i suoi bagliori,
le sue dormienti guazze ripetute,
dal centro dei giardini fatti polvere
e nuovamente in numero infinito sollevati.

 

da Pellegrino in ascolto, 1972

LA PAROLA

Vigilanti parole,
incredibili in sé,
promesse di sensi possibili,
allegre,
………aeree,
…………….adirate,
……………………arianne.

Un breve errore
le muta in ornamenti.
La loro indicibile esattezza
ci cancella.

 

RIUNIONE

C’era un bosco di parole,
un’imboscata pioggia di parole,
vociferante o tacito
accordo di parole,
un muschio delizioso che sussurra,
uno strepito tenue, orale arcobaleno
di possibili oh lievi lievi dissidenze lievi,
c’era il pro e il contro,
il sì e il no,
moltiplicati alberi
che hanno voce in ogni loro foglia.

E mai più, si direbbe,
il silenzio.

 

RETROBOTTEGA

Cieli veloci di Montevideo,
strati di oro e di alloro,
tesi dalla più alta rete,
tiepidi lentissimi lillà
quozienti della luce accresciuta,
passano e ci avvolgono
e ci attardiamo con la loro grazia,
come mano che gioca
tra sabbie a custodire
quella eternità cui non pensiamo.
E intanto, il pegaso pericolo
nitrisce con ferocia.

 

da Ricerca dell’impossibile, 1998

LA PAROLA INFINITO

La parola infinito è infinita,
la parola mistero è misteriosa.
Entrambe infinite, misteriose.
Sillaba dopo sillaba, le chiami
ma non c’è luce che ne annunci il dono,
né ombra che dica a quale distanza
sta quella opacità in cui ti muovi.
S’avviano a un punto dello splendore e annidano,
quando le lasci libere nell’aria
sperando che un’ala indecifrabile
ti porti al loro volo.
Più del loro sapore è il gusto della vita?

 

LUCE

Quanto dura la luce di Montevideo
in questa rambla, qui, dove avvampa
l’aria nell’acqua del sole.
Dove il vento la muta in velo,
fonte fugata, così che niente,
forte firmamento di illusi,
si perda.

Quanto dura la luce, dove
il sale conserva il suo bordo più duro
così che in fondo al discorso
torni la chiarità col suo clamore.

Quanto dura la luce, quanto
dura la luce nell’estate,
come se qui qualcuno anelasse
raggiunger l’impossibile
notte bianca del Baltico.

 

da Riduzione dell’infinito, 2002

TRADURRE

Qualcuno deborda,
al centro della notte.
Innanzi all’ordine di parole altrui,
ribelle sottomesso,
offre il canto della sua memoria,
di nuova pelle le riveste
e con amore
le culla in nuova lingua.

…………………….Spenta la luce,
il vento si proclama in mezzo agli alberi
e appresso alla finestra senti freddo
e la certezza che ogni paesaggio
nel suo dentro si spezza
come frase che arriva alla tana
del terribile senso.
………………….Nessuno ha predisposto
nel deserto
………….una benigna guida.

Ogni passo è alla cieca,
il cielo senza stelle.

E il pensiero anticipa le belve.

 

da Trema, 2005

BOGOTÀ, 2001

Sotto nubi annerite, non convinta,
cade la pioggia, obliqua.
Ci sono fiori gialli e specchi di acqua grigi
e pini, pini, pini con le greggi.
Quegli eucalipti con i fiori rossi,
sono insediati sopra la verde, irremovibile terra.
Tutto è al sicuro nel suo proprio colore
e spera che per l’aria salga
quell’aquilone della primavera.
Niente di ciò s’inquieta se la poesia dura.
Lei si alimenta del silenzio del mondo?

 

(Ida Vitale, Pellegrino in ascolto. Antologia 1945-2015, a cura di Pietro Taravacci, Bompiani, 2020)