Hai Zi, Un uomo felice

Pubblichiamo una scelta di otto poesie da Hai Zi, Un uomo felice, a cura di Francesco De Luca, da poco uscito per Del Vecchio editore, e l’introduzione al volume di Li Hongwei, poeta, scrittore e curatore di Tutte le poesie di Haizi.

 

Il 26 Marzo 1989, il poeta Hai Zi si uccide facendosi travolgere da un treno a Shanhaiguan, lasciando il mondo cinese sbigottito e sotto shock; oggi sono già passati trent’anni. Se prendiamo in considerazione la sua morte come punto di demarcazione, nel mondo letterario cinese, di Hai Zi ci sono due immagini. Una prima della morte: un ragazzo geniale di soli quindici anni che supera l’esame di ammissione alla prestigiosa Università di Pechino; un giovane poeta che scrive ardentemente, uno non molto conosciuto, il cui percorso di scrittura non è nemmeno compreso o riconosciuto dalla maggioranza dei suoi coetanei; un ragazzo che vive poveramente, in una scuola di periferia di Pechino, a Changping, facendo affidamento solamente sulla scrittura e sui rapporti con pochi buoni amici, gli unici capaci di alleviare la sua pressione psicologica in continuo aumento. Certamente vive anche momenti felici, momenti meravigliosi, dolcezza e amore tremante, ma crescendo, con le sconfitte della vita materiale, questi frammenti di bellezza cominciano a espandersi dentro, come spine che Hai Zi non può più togliere. Una dopo la morte: ecco un poeta geniale, completo, di soli venticinque anni, cantato dalle masse, ammirato, venerato e incoronato, divenuto principe, un simbolo poetico così come neanche lui si sarebbe riconosciuto mai. Le persone affollano il suo villaggio, il luogo in cui si è suicidato, in cordoglio, per rendergli omaggio, per piangerlo, e anche per seguirne i passi, lasciando questo mondo. Ogni anno, in rete e sui mass media, le sue azioni, i luoghi da lui visitati, la sua vita privata, viene tutto tirato fuori e discusso, esaminato, ipotizzato, creando nuove piccole e grandi leggende.
Hai Zi è divenuto una realtà che tutti i poeti del suo tempo, e tutti coloro che sono venuti dopo, non possono evitare; nonostante tutte le disapprovazioni, le critiche e le male parole che nei suoi confronti oggi ancora vanno aumentando.
In Cina, dal punto di vista editoriale, Hai Zi ha raggiunto e superato le trenta edizioni poetiche, e venduto oltre mezzo milione di copie, assurgendo così a miracolo della poesia. I suoi versi ispirati dallo sconforto vengono utilizzati persino dagli immobiliaristi, come slogan pubblicitario da affiggere ovunque “davanti al mare, sboccia la primavera”. Comunque, rispetto alla sua reputazione, alla sua creatività, rispetto all’affilata qualità dei suoi versi, i lettori di Hai Zi non sono tantissimi, spesso i suoi libri vengono acquistati e messi sullo scaffale a mo’ di idolo.
Prima della morte, perché conosciuto da pochi; dopo la morte, benché ampiamente noto, ancora viene letto troppo poco.
Questo sembra essere il suo destino.
Ma è bello sapere che le sue poesie continuino a circolare per il mondo, non importa in quale luogo, perché finché qualcuno verrà toccato dai suoi versi, come un fulmine colpisce l’anima, allora vi sarà un contatto, e una trasmissione poetica. Ora, tradotta dal mio amico poeta e scrittore Francesco De Luca, che ha attinto profondamente alla Cina, ecco, la versione italiana delle poesie di Hai Zi è giunta a te. Aprila, e inizia a leggere.

Li Hongwei

 

Io, e gli altri testimoni

Le stelle e i natii armenti
come splendidi rivoli di acqua bianca
corrono via
cerbiatti corrono via
mentre gli occhi della notte seguono stretti

Sulla radura ariosa scopro la prima pianta
i piedi entrano in terra
non si possono più estrarre
ecco, quei fiori solitari
sono le perdute labbra della primavera

i nostri giorni
lasciano ferite sul volto
perché per noi non c’è altro che possa darci testimonianza

io e il passato
dividiamo una terra nera
io e il futuro
dividiamo un’aria senza suono

Ho intenzione di vendere tutto
qualcuno faccia il prezzo
tranne l’esca e gli strumenti da fuoco
tranne gli occhi
occhi da voi picchiati a sangueun occhio lo lascio ai fiori rinfusi
un occhio non lascerà mai le serrate porte della città
nero abisso

Giugno 1984

 

Uccello con un’ala

Uccello con un’ala perché vuoi volare?
Perché
testa rivolta a cielo e terra
sdraiato su raggi di luce molteplici e scarni

Bodhi, Bodhi ricorda
le pietre
così tante facce appiattite dal cielo
tutte sconosciute
ammassando metà mondo
tastando intorno
afferrandone un pezzo
romperai l’altro.

Uccello con un’ala perché vuoi volare?
E io perché
bevo la mia ombra
mi strappo i capelli per farne ali
e andare via?

Senza sapere se è notte o giorno
traversare i propri palmi è più difficile
di traversare gli altrui muri
Uccello con un’ala
perché vuoi volare?

Fiori in carne
spruzzano acqua
socchiudo gli occhi e abbandono
cuori e mondo a lungo abitati

voi non vi destate dal sonno
e io perché
perché voglio volare?

Settembre 1984

 

Storia

Per la prima volta le nostre labbra possiedono
acqua blu
riempiono orci di terracotta
e hanno una dozzina di stelle del sud
esche per il fuoco
prima dolorosa partenza

Oh anni!

Tu che vesti in nero
nei campi selvaggi hai scoperto la prima pianta
coi piedi in terra
senza poterli più togliere
quei fiori solitari
sono le labbra perdute della primavera

Anni, oh anni!

Prima di Cristo eravamo troppo giovani
Dopo Cristo siamo troppo anziani
nessuno ha visto quel sorriso splendido e innocente
allora alzo la mano, busso alla porta
i pittogrammi portati
son sparsi a terra

Oh anni!
Anni

Una volta a casa
levo piano il cappello
e vicino a chi mi ama
chiudo gli occhi
un’antica statua siede in mezzo al muro
di lacrime s’imbeve il bronzo

Oh anni!

1984

 

Pensando a una vita passata

Zhuang Zi lava le mani nell’acqua
finito di farlo, sui palmi una distesa silenziosa
Zhuang Zi lava il corpo nell’acqua
e il corpo è un pezzo di stoffa
pieno dei suoni che
vanno e vengono sulla superficie dell’acqua

Zhuang Zi desidera mescolarsi
con le belve a fissare la luna
Le ossa di pollice in pollice
sopra e sotto l’ombelico
crescono come rami

ma forse Zhuang Zi sono io
tocco un po’ la corteccia
verso il suo corpo
gentile
gentile e tormentato
la luna mi sfiora

come fossi nudo
come se entrassi e uscissi
nudo

e mia madre è come una porta, mi apre fragile.

 

Fine Agosto

Anche se sono una persona distratta
ho visto anch’io la pantera rossa, la pantera verde

Nel mormorare della corrente
la sorgente d’Agosto
ha superato i monti
pantera rossa è la luna
pantera verde è il bosco
pantera è la ragazza
che voi due avete partorito
Anche se sono una persona distratta
ragazza, nel bosco
anche tu non puoi più nasconderti

Fine Agosto , boschi verdi, luna rossa
presto vedrò appassire il verde delle foglie
sotto il castagno
uomini portano quaglie sulla schiena
ragazza, comunque
l’uomo distratto
ti ha vista!

20 Agosto 1986, notte

 

Abbracciando la tigre bianca attraversa il mare

La madre che tende alla grandezza
abbracciando la tigre bianca attraversa il mare

Sulla terraferma ci sono cinque sale
una per i malati è nel mio paese natale

La madre che mira al paese natale
abbracciando la tigre bianca attraversa il mare

i figli malati si sostengono per uscire
aperta la porta vedono un sole di sangue

La madre che va verso il sole
abbracciando la tigre bianca attraversa il mare

ancella di sinistra è la vita
ancella di destra è la morte

La madre che tende alla morte
abbracciando la tigre bianca attraversa il mare

1986

 

Poesia della morte (I)

Nella notte nera una risata spezza il legno della mia tomba
lo sai, questa è la terra in cui si seppelliscono tigri

Quando una tigre rosso fuoco attraversa la superficie d’acqua
la tua risata spezza due ossa alla tigre che
galleggia nella corrente
e quando nella risata notturna il fiume inizia a ghiacciare
questa tigre con le zampe spezzate seguendo il flusso
giunge alla mia finestra

una tavola di legno per una tomba di tigre
spezzata a metà da una risata.

 

Dunhuang

Le grotte di Dunhuang sembrano
tanti secchi di legno appesi
sotto il ventre di un cavallo
gocce di latte rintoccano nelle orecchie
come orecchie strappate su di una lontana prateria a un uomo
che arriva in questa grotta remota
sulle sue orecchie strappate
appesi vi sono fiori.

Dunhuang è una foresta
bruciata da mille anni
l’ultima foresta
in una valle sconosciuta
in cui ho scambiato grano e sale
Ho costruito grotte, prima di morire, e dipinto te
ultima immagine di un uomo bello
per uno scoiattolo femmina
per un’ape femmina
per renderle di nuovo gravide in primavera.

1986