Presentiamo alcuni testi da “Godzilla e altre poesie” di Federico Italiano, da poco uscito per Guanda.
Dal ciclo CONFESSIONI DEL LUPO
8.
(alpha)
C’è chi può vivere senza cose selvagge –
diceva – e c’è chi le brama a ogni passo,
al tavolino di un bar, tra le radici di un faggio
che odorano di sesso e la pozza
oleosa sull’asfalto, dove termina il raggio
del lampione con cui da anni tradisci le tue lune.
E tra questi c’è chi gioca i soldi del padre,
chi finge, chi punta sui cavalli, chi ripara uno yacht
per naufragare a Tristan da Cunha
e chi vuole sentire sulla pelle il brusco lichene,
l’escoriazione, l’humus che irrita e nutre,
l’alito del capobranco prima che ti azzanni
mentre i tuoi canini ti guidano rabdomantici
alla sua giugulare – al dominio o all’umiliazione.
*
LA TERZA LEGGE DI KEPLERO
Non c’era da preoccuparsi: la luce
delle otto indorava il parco, lambiva
i verdi pentagoni della malva,
la geometria delle precedenze
e il nero pan di spagna dell’asfalto;
la spremuta d’arancia era un lumino,
schiariva il chiosco sotto l’eucalipto
mentre gli oscuri asteroidi dei pini
orbitavano intorno a un dolore – una radice,
forse una stella. Poi, una signora, voltandosi:
«Brava, lo sai proprio bene Keplero»,
e un raggio dal finestrino dell’autobus
mise in moto il sistema solare sul tuo libro –
la giostra a carillon di uno spazio felice.
*
GHAZAL DEL RESIDUO
Una squama, una scaglia, un petalo – siamo residui,
materia oscura, oscuro velo, siamo residui.
Siamo i superstiti, briciole di matzah sul parquet,
seme evaporato sul lenzuolo, siamo i residui
della sete, oncia d’acqua tiepida nella caraffa
mai servita, svuotata nel lavello, siamo residui
di pelle e peli sulle piastrelle del bagno, polvere dietro
l’armadio, lanugine ombelicale, siamo residui
siamo piume di fagiano sul campo di colza in inverno,
silenziosi rimasugli del terrore, siamo i residui
di un fanale rosso, sbrodolato nel buio della brughiera,
macchia di sangue prima che il sole cali, siamo i residui
di una combustione, girasoli secchi e neri
tra la gramigna paralizzata da brina e sale, siamo residui
spoglie di un poltergeist, denti di spettro e peli di cane
sparpagliati lungo i filari, tra la terra e il sole, siamo i residui
dei nostri tradimenti, else di spade nel fango, scheletri
nei ghiacci, fragranze di sesso sul polpastrello, siamo i residui
di mille battaglie, le invisibili mura di Azincourt, navi
achee delle nostre gelosie, siamo farfalle, siamo i residui
appiccicosi del miele, alveari abbandonati, memoria
di polline ed esagoni, di aculei e ali, siamo residui
siamo gli ultimi – squame, scaglie, petali.
*
Dal ciclo GODZILLA
3.
Scatolette di carne Manzotin,
il tonno, le confetture e i tetrapak
con il latte a lunga conservazione –
menu da bunker
fino alla fine delle scuole.
Poi la pioggia non fece più paura,
gli adulti ritornarono a mangiare
asparagi e verdura a larghe foglie,
per noi invece cominciò un olocene
d’incubi gremito di trote e rane
fosforescenti nei canali
e neonati bicefali chiusi nelle cascine.
6.
Anche qui vagabondava Godzilla
sotto i ponti muschiosi della Veria
lungo il fango azzurrognolo di un argine,
forse un ramarro o un miroldo, una nutria
imbottita di scorie, una cisti di Chernobyl,
che acceso dai metani pleistocenici
ci spiava da caditoie e darsene
dal buio denso dei fossi, dal fiume,
in agguato in un angolo dei sogni
imperlati dalle prime erezioni
deus ex machina d’incubi scolastici
preistoria squamosa del nostro seme.
Federico Italiano (Novara, 1976) è poeta e traduttore. Per anni ricercatore a Vienna presso l’Accademia Austriaca delle Scienze, insegna ora Letterature comparate all’Università La Sapienza. Dopo l’esordio con "Nella costanza" (2003) ha pubblicato "L’invasione dei granchi giganti" (2010), "L’impronta" (2014), "Un esilio perfetto. Poesie scelte 2000-2015" (2015), "Habitat" (2020) e "La grande nevicata" (2023). Le sue poesie sono state tradotte in numerose lingue e incluse in diverse antologie, in Italia e all’estero. Ha vinto vari premi, tra cui il Premio Giuseppe Tirinnanzi e il Premio Ceppo Poesia.