Giorgio Ghiotti, Il mare di Milano

Cinque poesie inedite.

…ci sono state sere più chiare,
ce ne saranno, in cui uscire
di casa a mezzanotte sarà
tutta l’estate, tutto restare
in piedi a una fermata, il primo
tram che appare. Non sarò mai
meglio di così. C’è un sogno
che rincorro eternamente, ed è
Milano, mia città di mare…

 

 

Quasi tre anni e ancora le confondo
Porta Genova e Porta Lodovica,
do appuntamenti ai quali manco,
rispondo a una turista approssimando
indicazioni sbagliate, non mi correggo
quando me ne accorgo. Penso sia meglio
perpetuare il torto, lavorare solo
per un’umanità più mite, forse
perenne. Sono io la porta
che mi viene incontro, il dolce perdere
la bussola, il comando.

 

 

Non è rimasto niente che parli
di come si era vivi al modo
dei piccioni, schivando
tiri e colpi bassi, tesi a rete,
in cui cadere con la faccia
dipinta come le ragazze
in Porta Genova, con tanti
amori ancora da venire
e l’acqua accanto a scorrere
più nera, a suggerire: forse
qualcosa sta cambiando.
Nella sera imparano a fidarsi
le ragazze contrarie alla corrente
hanno ossa più piccole
ma armate, gonne severe
se qualcosa traspare
del non-cuore che sa essere crudele
di quel cuore dipinto come un mare.

 

 

Dovevamo contare l’oro dei passi,
il bene sconfinato della prospettiva,
la Porta* alla fine del corso, la cattiva
stagione accoglierla al pari
di un dono. Adesso siamo, sono
stanze disabitate, o piene di corpi
di gesti ma come pensieri d’agosto,
di pause, vacanze, di quelle
un po’ stronze che durano il tempo
che può e mai quello che vuole.
Il cuore sta là, lanciato oltre linee
e regioni, dietro ogni confine di lago
o colli raggiunti col sempre affannato
respiro. Voglio dirtelo ora: io ammiro
di te quella che resta entro un limite,
quella contenta se inventa Pinocchio
da un legno, quella dal verso
marino, sirena o delfino, quella che
ride e è già un segno.

*Porta Romana, a Milano.

 

 

È già grandioso in sé che il buio adesso
in un seminterrato senza infissi…
Ma l’uovo fritto, la cena quasi pronta,
i tuoi vestiti smessi pare ballino
pur stando fermi in una compostezza
che suggerisce il gesto del restare
per una notte o due, fino a riempire
cassetti e librerie – dare lo scandalo
di uscire in due da questo appartamento.
Ma è la seconda volta che lo fai,
io non ne ho colpe. Di questo amore
chi ne tiene il bandolo, chi fugge
dentro il bosco come volpe…

 

Immagine: Maurizio Gabbana.