Fuochi segreti

da | Lug 18, 2025

Cinque poesie in anteprima da “Fuochi segreti” della scrittrice ceca Sylvie Richeterová, appena uscito per le Lettere con una nota di Milan Kundera e con prefazione di Rosaria Lo Russo.

 

CAMPI CHE BRUCIANO

Nella luce bluastra del mattino meridionale
respiro il fumo delle sterpaglie
bruciate nel campo di mio nonno
Il suo autunno fu nordico
e lui vecchio dopo la guerra
passata al chiuso della galera
e poi in un campo d’altro tipo
Il fuoco
si ritirava lento
tra le piante
le patate novelle cuocevano nella cenere
usata poi al posto del sale
Pochi mesi dopo avremmo avuto
i primi condannati a morte
i processi chiamati
farsa dagli storici
non dagli impiccati
Il nonno non ne sapeva nulla
non poteva sapere
il rituale delle patate lo assorbiva
completamente e il Partito anche
A dicembre ci sarebbero stati
i primi giustiziati
a gennaio le loro ceneri gettate
su una strada innevata
vicino a Praga
A maggio il nonno sarebbe morto
di ictus cerebrale
Il mio autunno ha molte piante
ma non un campo
dove bruciarle

 

 

PRIMA POESIA

La candela è accesa
e io metto
la mano nel fuoco
Non la tolgo
fin quando dura
la dichiarazione d’amore
per la quale
non ho parole
A volte sembra
che manchi pure la candela
Il cavallo triste allora
seppur giunto a metà strada
ritorna indietro e cerca
una frusta sincera

 

 

PREGHIERA

Penetro dentro
per uscire fuori
Mi calo giù
per salire
Traverso me stessa
perché ci si incontri
Taccio perché tu dica
non ci sono perché tu sia

 

 

TRE VOLTE A CASA

La melodia del parco appena imbrunito
mi è nota come tutta la città
sono qui per la prima volta
e questa è la mia casa
sicura accogliente
Ma non so dove

Sbircio perplessa la giornata
da una delle porte
non so quale
Ho qui la mia tristezza
pericolosa e crudele
e so bene dove

Ritorno alla roulotte degli zingari
di via Prenestina
nella tenuta di campagna vicino a Český Krumlov
al grattacielo in riva al lago di Toronto
ai casermoni della periferia di Łódź
Sono di casa qui con la mia pelle memoria infanzia
con il cuore
Che sia io è certo
com’è certo che qualcun altro
sta scrivendo questa poesia

 

 

VISITA O VISITAZIONE

La città dell’infanzia: luci e familiari ombre
all’improvviso abitate da sconosciute persone

Gli occhi che un tempo erano d’amore
mutarono in orrendo nero carbone

Chi cambiò chi sparì
chi non riceve
l’ospite che viene

Il tempo scade
il tempo giunge
io imploro
compassione