Franco Buffoni, Silvia è un anagramma

Silvia è un anagramma è un libro di prose saggistiche di Franco Buffoni, che esce il 5 agosto per Marcos y Marcos. Pubblichiamo tre estratti da Variante naturale, il primo capitolo.

 

LAICITA’

Giacomo Leopardi, mentre dalla Germania riceveva offerte di cattedre – rifiutate per timore del freddo, e nell’ultimo decennio anche perché sapeva che Ranieri non l’avrebbe seguito – a Roma avrebbe potuto ottenere cospicui benefici ecclesiastici, grazie alle conoscenze di Monaldo, che – avendo ben intuito la vera indole del figlio – desiderava proteggerlo, saperlo al sicuro. Sarebbero bastate la tonsura e l’abito, la quotidiana recita dell’ufficio… Ma Giacomo rifiutava sdegnato l’idea di mostrarsi “credente”. Come scrisse nella lettera a Luigi de Sinner del 24 maggio 1832: “E’ assurdo l’attribuire ai miei scritti una tendenza religiosa”. E se nell’inno Ad Arimane Leopardi pare riconoscere l’esistenza di un dio del male (“arcana malvagità”), subito corregge l’impressione affermando di avere abbozzato tale divinità solo per poterla bestemmiare (“ben mille volte dal mio labbro il tuo nome maledetto sarà”), perché in definitiva “mai io non mi rassegnerò”.

E a Napoli Leopardi non sopportava i letterati che si incontravano al Caffè d’Italia e avrebbero tanto gradito la presenza del “poeta”. Li trovava ridicoli con le loro metafisiche d’accatto, succubi di vacue filosofie e vuoti spiritualismi. Mentre egli era convinto che “d’ogni cosa terrena è rea solo ed unicamente la natura!”. La natura come unica fonte di male per i viventi. Nulla, assolutamente nulla di metafisico: e al centro della Ginestra c’è lo sterminator Vesevo, incarnazione della natura matrigna e indifferente, con una sola possibilità lasciata agli umani: lottare tutti assieme nella consapevolezza del loro reale stato di impotenza. Disperati ma unanimi: “e quell’orror che primo / contra l’empia natura / strinse i mortali in social catena”.

“Leopardi” – come scrisse Melville – “stoned by grief, / a young St. Stephen of the doubt”*.

O, come molto semplicemente scrive Giovanni Pascoli al cappellano militare Giovanni Semeria: “Io penso molto all’oscuro problema che resta… oscuro. La fiaccola che lo rischiara è in mano della nostra sorella grande Morte! Oh! sarebbe pur dolce cosa il credere che di là fosse abitato! Ma io sento che le religioni, compresa la più pura di tutte, la cristiana, sono per così dire, tolemaiche. Copernico, Galileo le hanno scosse”.

Pascoli, che più prosaicamente si conferma anticlericale al fratello Raffaele non appena giunge a Matera per insegnare al liceo nel 1882: “Ti dirò che né fetor di merda, né lezzo di prete potrebbe rendermi nojosa una città tanto quanto l’avidità schifosa dei suoi abitanti. D’un luogo lercio, che facea venire il vomito, con un letto tutto arrugginito e scacazzato, indovina quanto m’ha domandato un certo musetto tra di porco e di gesuita? Inorridisci… trentacinque lire”.

Annota Eugenio Montale nel suo diario del 1917: “Da tre giorni il dubbio mi par pazzesco, la ragione uno strumento diabolico! Davvero che la Fede è grazia e non si può averla senza una completa sfiducia nelle capriole della logica. Il dubbio è antifilosofico”.

E nel 1971 in Satura, scrive: “Tutte le religioni del Dio unico sono una sola: variano i cuochi e le cotture. Così rimuginavo; e m’interruppi quando tu scivolasti vertiginosamente dentro la scala a chiocciola della Périgourdine e di laggiù ridesti a crepapelle”.

Ma al riguardo lo scettro dell’icasticità spetta come sempre a Sandro Penna: “Il cielo è vuoto. Ma negli occhi neri di quel fanciullo io pregherò il mio dio. Ma il mio dio se ne va in bicicletta o bagna il muro con disinvoltura”.

E poiché entrerà anch’egli a pieno titolo nella nostra narrazione, ricordiamo l’anticlericalismo viscerale di Luigi Settembrini, il suo rifiuto in toto del cattolicesimo e del papato, la sua avversione per “quell’educazione fratesca che storpia l’anima e il corpo”, con il codazzo di “lascivie che sono in un convento di frati”.

Ricordiamo infine, a mo’ di sigillo a questa carrellata, i numerosi passaggi anticlericali presenti nell’epistolario di Leonardo da Vinci, volti a mostrare il subdolo inganno, la frode, persino non sempre pia: “Quelli che con vestimente bianche andranno con arrogante movimento minacciando con metallo e foco (alias: turibolo e incenso) chi non faceva lor detrimento alcuno”.

 

*Leopardi impietrito dal dolore, giovane Santo Stefano del dubbio.

 

 

GENESI PSICHICA INSPIEGABILE

Qualche anno fa, pensando al suddito pontificio dissidente Giacomo Leopardi, scrissi questi versi, preceduti da una frase tratta dalla lettera a Luigi De Sinner del 22 dicembre 1836: “La mia filosofia è dispiaciuta ai preti, i quali e qui e in tutto il mondo, sotto un nome o sotto un altro, possono ancora e potranno eternamente tutto”.

 

Di Leopardi che ritorna col pensiero a Roma
dalle pendici del Vesuvio: “Anco ti vidi /
de’ tuoi steli abbellir l’erme contrade /
che cingon la cittade”. Desolazione per desolazione,
naturale per intellettuale, deserto per deserto…
Di Leopardi suddito dello stato pontificio,
liberale clandestino in ideologico isolamento
– il ridicolo e il grottesco delle Operette
per eccellenza armi illuministiche
contro antropocentriche metafisiche –
in quell’angusto regno del silenzio
dalle mostruose tipologie censorie
che fu il governo della
Reverenda Camera Apostolica.
Roma desertica.

 

Scrissi il testo – con in mente il più tetro Giuseppe Gioacchino Belli – in uno dei non rari momenti in cui il Parlamento italiano bocciò, o rifiutò di prendere in esame, una sensata proposta di legge contro l’omofobia.

Nell’ottica di questo libro, va ricordato che la Chiesa cattolica è sempre stata sessuofobica, perché traumatizzare le persone sul sesso è un modo molto efficace per tenerle legate, innescando il collaudato meccanismo peccato-confessione-assoluzione. E che negli ultimi decenni si è specializzata in omofobia: un vero e proprio nervo scoperto per un’organizzazione sostanzialmente omosessuale, dominata da persone che nella loro formazione hanno interiorizzato dosi massicce di omofobia.

Premesso che con l’attuale papato sono solo spariti i discorsi d’odio*, non le motivazioni ideologiche profonde di tanta avversione, credo che un poco di attenzione alle due bestie nere ratzingeriane del “relativismo” e del “gender” possa essere proficuo nella nostra ottica.

A proposito di relativismo, Filippo Secchieri nel recente saggio Con leggerezza apparente. Etica e ironia nelle Operette morali, sostiene che per Leopardi il relativismo fu un «incontrovertibile presupposto quale parametro ultimo a cui rapportare gli esiti di qualunque ricerca di senso nel mondo».

Mentre il “gender”, per come è popolarmente narrato in Italia, si configura come un’invenzione delle destre clerico-fascio-leghiste. Semmai esistono gli studi di genere o Gender studies, nati dalla sinergia di diverse discipline: giuridiche, sociologiche, psicologiche e linguistiche. Il concetto di fondo è che le nostre società occidentali si siano strutturate sulla prevalenza di un genere sull’altro, il maschilismo – attraverso il patriarcato – avendo imposto per secoli il controllo sociale su donne e infanzia, e reprimendo le diversità.  “Donne non si nasce, si diventa”, scriveva Simone de Beauvoir. Chi nasce di sesso femminile è indotto a crescere come la sua società ritiene debba essere una donna. Lo stesso potrebbe dirsi dell’omosessuale, almeno per quanto attiene alla sfera della cosiddetta “omofobia interiorizzata”, cioè a quelle istanze antiomosessuali prevalenti nel mondo sociale che il bambino inconsapevolmente assorbe e poi volge in primis contro sé stesso.

In sostanza, l’identità sessuale di ogni persona è stabilita dal sesso biologico, dall’identità di genere (il sentirsi maschio o femmina), dal ruolo di genere (i comportamenti che una determinata civiltà culturale ritiene appropriati per un maschio e per una femmina) e dall’orientamento sessuale. L’orientamento sessuale ha ben poco a che vedere con l’identità di genere.

Volendo schematizzare un ambito di ricerca che per la sua stessa natura vive di sfumature e contaminazioni (si pensi anche solo alla bisessualità) consegue che desiderare la donna non è una prerogativa solo del genere maschile, e desiderare l’uomo non è una prerogativa solo del genere femminile.

La conseguenza più drammatica della sovrapposizione del genere alla sessualità consiste nel dare per scontato il secondo in base al primo, dalla nascita. Il sesso biologico si riconosce subito (salvo in alcuni particolari casi); per l’orientamento sessuale occorre attendere almeno un decennio. E’ proprio questa sovrapposizione la causa di inenarrabili sofferenze, ambiguità, menzogne, isolamenti, crisi esistenziali, suicidi.

Sull’omosessualità così recita il Catechismo della Chiesa cattolica attualmente in vigore:

Art. 2357 “L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.”

Art. 2358 “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”.

Art. 2359 “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”.

In queste ultime righe si nasconde la storia dell’Occidente cristiano, dalle torture, i supplizi e i roghi dell’Inquisizione fino al triangolo rosa. Questo antico Occidente cristiano è stato sconfitto dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese. Mentre per quanto attiene l’ingiusta discriminazione, viene spontaneo replicare: ma allora esiste quella giusta? E subito ci scontriamo con la direttiva del 26 aprile 2007 del Parlamento europeo e con l’art. 13 del trattato di Amsterdam che condannano ogni discriminazione verso le persone omosessuali da parte di “autorità politiche e religiose”. Infine: se la “genesi psichica” è inspiegabile, non può trattarsi che di una malattia. Ciò pone l’autorità emittente al di fuori d’ogni possibile dialettica col mondo civile, che dal 17 maggio del 1990 ha accolto la delibera dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

*Ricordiamo che Giovanni Paolo II il 9 luglio 2000 – giorno successivo allo World Gay Pride romano – lesse con stizza dalla finestra del Palazzo apostolico alcuni brani del “suo” catechismo. Fu un hate-speech in piena regola, capace ancora oggi di ispirare le destre più retrive. Si veniva, per altro, dal suicido col fuoco in piazza San Pietro del siciliano Alfredo Ormando (13 gennaio 1998), che intese protestare contro le politiche vaticane nei confronti dell’omosessualità. Suicidio su cui calò subito un gelido silenzio sia da parte vaticana sia da parte dei media italiani.

 

 

RETAGGIO ABRAMITICO

 

Perché tengo tanto a coniugare la riflessione sull’omosessualità a quelle sulla laicità e sulla diffusione della cultura scientifica? Perché sono convinto che una vera e profonda accettazione dell’omosessualità nelle nostre società non possa che conseguire all’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”. Da tale retaggio viene l’ottuso trincerarsi di molti dietro al cosiddetto diritto naturale. Da qui gli attacchi da parte dei vari fondamentalismi abramitici – in primis quello vaticano – contro il movimento Lgbt+.

Per costoro le rivendicazioni femministe e gay vanno contro l’ordine naturale, e dunque contro la creazione. Lo dicevano anche delle suffragette più d’un secolo fa, all’epoca di Pascoli. E delle Udìne, le iscritte all’Unione donne italiane, negli anni cinquanta, all’epoca di Montale in via Solferino.

Nell’ultimo decennio la scomparsa dei discorsi d’odio – rimasti appannaggio dei clericali più retrivi alleati delle destre – ha forzatamente mutato il clima all’interno della Cei.  Tale mutamento è ben rappresentato dal documento emesso nel giugno 2019 su “La questione del Gender nell’educazione”: un paradigma di ambiguità dall’inizio alla fine.

Fino a dieci anni fa non ci sarebbe stata partita: il discorso d’odio avrebbe prevalso e la condanna sarebbe stata ferma e totale. Oggi – dovendo prevalere la comprensione – il documento usa un linguaggio felpato e “nominativo”. E questo ha fatto imbestialire le destre, che hanno subito replicato: è un errore dialogare, un errore che inizia dal titolo del documento, il quale riconosce l’esistenza della “questione”. Invece la questione semplicemente non deve esistere, perché esistono solo i maschi e le femmine.

Definirei questa obiezione l’obiezione del grembiulino, che – come ben sappiamo – inizia da un colore all’asilo, o persino in culla: celeste o rosa? Maschio o femmina. Grembiulini a quadretti bianchi e celesti per lui, bianchi e rosa per lei.

Lasciamo tutto così, come ha voluto il Creatore – replicano i contestatori – che maschi e femmine ci ha creati, non eterosessuali e omosessuali.

Detto in estrema sintesi, il punto è sempre quello dell’Ordine del Creato. Se ci si crede, se si crede che un Creatore abbia voluto generi e specie così come sono, immutabili fin dalla notte dei tempi, inevitabilmente non si può che essere dismissing nei confronti delle istanze Lgbt+.

Se non ci si crede – e da Darwin in poi sappiamo che è così – e si condivide una visione relativistica anche dell’evoluzione culturale della specie Sapiens-sapiens – allora si possono includere a pieno titolo le istanze Lgbt+ nelle proprie valutazioni.

Poiché all’Ordine del Creato i vertici vaticani non credono più, ma devono far finta di crederci, il documento su “La questione del Gender nell’educazione” non può che essere ambiguo nella sua essenza profonda.

All’obiezione che il fissismo creazionistico è ormai stato abbandonato dal magistero cattolico, rispondo: è vero, oggi sarebbe impensabile un Monitum del Sant’Uffizio contro Theilard de Chardin come al tempo di Pio XII. Tuttavia, o si accoglie l’evoluzionismo in senso darwiniano, oppure semplicemente non è. Parlare di Intelligent Design significa solo spostare la linea di difesa.

Conseguenze: una grande città europea, uno studente ventiduenne molto carino e piuttosto effeminato conversa al tavolo di un bar con due ragazze. Il gruppetto non si avvede di essere diventato oggetto di attenzione da parte di tre coetanei “maschi”. Cominciano a piovere insulti omofobici pesantissimi. Non reagiscono. I veri maschi si avvicinano facendosi più minacciosi. Il ragazzo si alza, seguito dalle amiche, e tenta di allontanarsi. Viene inseguito e di nuovo insultato. Si ferma, coraggiosamente cerca di reagire, e qui i veri maschi lo aggrediscono fisicamente, ferendolo al padiglione auricolare sinistro con un vetro di bottiglia. Se il taglio fosse stato inferto pochi centimetri più in basso, all’arteria, avrebbe rischiato la vita. La città: Roma; il quartiere: Trastevere. La sera: il 28 dicembre scorso.

La stessa aggressione a Barcellona, Berlino o Parigi comporterebbe l’aggravante della motivazione omofobica. In Italia no. Perché il Parlamento italiano – sobillato da coloro che credono, o fingono di credere, nell’Ordine del creato – non vuole approvare una legge decente contro l’omofobia.