Francis Catalano, L’immobilità del mondo

Cinque poesie di Francis Catalano da Romamor (Écrits des Forges,1999) nelle traduzioni inedite di Mia Lecomte.

 

Scrivere un libro sul nulla, assolutamente
che nessuno ha ancora scritto.
Nient’altro che un libro, supporto
per pagine e copertina.
Né rettangolare né quadrato,
né vivo né morto, plaquette o pamphlet,
una forma libera.
Per quello, occorre azzardarsi a svuotare
le parole, scavarle, estrarre
ciò che contengono che vi conferisce
peso e inclinazione:
bisogna riuscire a disconnettere
le cose dalle parole, eutanasizzarle
fare notte sui segni iniettandovi
una robusta dose di niente.
Da questa operazione, solo
resterà il volto della madre, sorriso
flottante nell’imponderabile.

*

Leggere un libro come l’aruspice
interpreta le interiora di un usignolo
e ricavarne gli auspici.
Un libro aperto, voltare le ali
per vedere il tempo che farà,
lettura isolata dal mondo
e dalle previsioni metereologiche

*

Alla fermata aspetto, muto
che una frase si arresti per montarci.
Esco da un lungo mutismo.
Timbrato il biglietto accordo
il mio respiro a quello degli altri.
Parla tutto, all’interno: i giornali letti,
l’annuncio a cui nessuno fa più caso
l’arte degli sguardi, furtivi, mutevoli o insistenti.
Le cose escono lentamente dalla narcosi,
la memoria dal buco.
Arrivano quasi a mormorare gli abiti dei passeggeri.
Ma sui volti, meno di niente:
linee, tangenti, seni di un grafico.
Tutto in oscillazione, sposto questo
o quello: che le idee
calpestano, non vanno da nessuna parte,
lingua piena da scoppiare.
Previsto che le parole volano via
con sistemi di trasporto pubblico,
preferisco di gran lunga scendere
alla prossima fermata
per camminare solo nel cartaceo.

*

Le idee, concetti o immagini
riflettono la profondità, anche l’usura
dei siti archeologici,
cavità, carie,
denti malati da estrarre o da otturare.
Così, l’impressione
di vedere nelle parole un gruppo di turisti
che fotografano le cose
che circondano e da cui sono circondati.
La sera, in gruppo
si ritraggono, refluiscono, si ritirano
verso l’albergo, illuminati
da ciò che un giorno fu
e non è più, ritornano
nel loro buco come la lingua istintivamente
cerca nella bocca
il dente rotto.
La notte si cedono questi siti ai gatti.

*

Chiudere gli occhi a doppia mandata,
il corpo rivolto all’interno e osservare
l’immobilità del mondo,
ideale, all’erta, pronto a mordere
la scena di un frugale ritorno alle origini.
Si ritrae infine la gioia:
un cachi maturo, troppo maturo per figurare
in un piatto di frutta.

 

Francis Catalano è nato nel 1961 a Montréal da madre franco-canadese e padre italiano. Ha pubblicato una dozzina di raccolte poetiche tra cui: Romamor (Écrits des Forges, 1999), Panoptikon (Éditions Triptyque, 2005), Qu’une lueur des lieux (L’Hexagone, 2010. Grand prix Québecor del festival internazionale di poesia Trois-Rivières), Au cœur des esquisses (L’Hexagone, 2014) e Douze avrils (Écrits des Forges, 2018). I suoi libri sono stati tradotti in spagnolo (Lo global y lo invisible, Mantis Editores / Écrits des Forges, 2015; La fatiga de las estrellas, Lustra Editorial, 2016), in inglese (Where spaces glow, Guernica, 2013) e in italiano (Schizzi di Milano, Carteggi Letterari, 2017). È anche autore della prosa On achève parfois ses romans en Italie (L’Hexagone, 2012). Ha tradotto e pubblicato su rivista molti scrittori e poeti italiani contemporanei, tra cui Pier Vittorio Tondelli, Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini, Mario Luzi e Valentino Zeichen; e ha curato la traduzione delle raccolte poetiche di Valerio Magrelli (Le Vase brisé, 2000; Instructions pour la lecture d’un journal, 2005. Prix John-Glassco dell’Associazione dei traduttori e traduttrici letterari canadesi), di Antonio Porta (Yellow, 2010) e di Fabio Scotto (Bouche secrète, 2016). Dal 2005, fa parte del comitato di redazione della rivista di creazione poetica «Exit», per la quale ha curato le antologie 63-93 et au-delà (poesia italiana contemporanea, 2005), Les voix ne dorment jamais (emergente poesia catalana, 2010), Puisque les Dieux ne parlent pas (giovane poesia peruviana, 2013), La parole peut alarmer la cible (poesia siciliana contemporanea, 2018).

 

Immagine: Roy Colmer, Doors.