Cinque poesie in anteprima da “fine. poesie 1966–1968” di Elfriede Jelinek, appena pubblicate da Ibis editore, nella traduzione dal tedesco di Anna Ruchat e Flavio Santi.
DISPREZZO
i fili della mia marionetta sono le
dolci lampade marcescenti intorno alle quali svolazzo.
sono gigantesca
come un bambino nero con una trottola.
cuciti al centro in alti polsini cavi strisciano
come gatti focosi
grasso escursionista affogato
cariatidi mollemente incrinate in frac.
vi metto tutti in ginocchio
le vostre bocche sporche
starnazzeranno sulle vostre facce.
e io continuo ancora a salire
allungo le mie braccia sottili
sulle pareti finocchie fino a farle sanguinare.
al velluto sdrucito mi aggrappo
affinché voi, agli angoli delle notti
vi ammacchiate come insipide falene.
eccomi qui che graffio tutte le pance
bianche
accovacciate laggiù.
il vostro stupido tacere lo butto
semplicemente all’aria.
sono alta
come tanti occhi l’uno sopra l’altro
da qualche parte per terra
c’è un mio sorriso.
*
INVERNO
ieri
un passante
per il suo passato
è crepato di fame.
è successo allo stagno
della cornacchia orfana.
lo scudiero ha lanciato
tutti i suoi destrieri
giù
per una strettoia stretta…
gesù bambino
metti l’erba qui vicino
così che io abbia
di che danzare.
dancing…
lì dietro
si nasconde
ovviamente
fuorivia
la sacrestia.
stride la dentatura sulla
testa rasata
della cantatrice calva
che al punto giusto
mi punta
le sue labbra….
così abraso
come un albero
che striscia
al contrario
nei miei occhi
l’autunno non era
per niente
rosso vomito
dolce ragazza
metti il tuo volto da sera
nella liscivia
sbiancalo
presto sarà ora
di metterci una pietra sopra….
io ho ancora
il mio enrichetto-il-verde
da mettere giù
nella fossa…
*
L’UKULELE DI MIO FRATELLO…
mio fratello
il ragazzo
grida sul suo
ukulele…
sull’ukulele laccato
l’ukulele del mio
ragazzo fratello
cavalcano tre gocce
caprifoglio
salefoglio
abetefoglio
sul buco ombelicale di mio
fratello ragazzo quattro
corde sono tirate
sull’ukulele di mio
fratello si contraggono le
corde come lampi feriti
scricchiolando nel
gesso-madre
nel
carbone-sorella…
mia madre è un
morbido arco di
gesso spugnoso
io stessa sono di
lacca nera.
l’ukulele di mio fratello
grida scintillando le sue
corde-serpente tuonano
sull’acqua
l’ukulele di lacca
di mio fratello serpeggia
sotto i suoi ditini di gesso
gorgoglia ai fianchi
del mio fratello guerriero
i lampi delle
corde di lacca tese sull’
ukulele di mio
fratello
sono bianchi come le
lingue di giovani
colombi del miele.
i neri denti di lacca del mio
giovane fratello fabbricati dal
corpo di uno scintillante
ukulele segano
le guance dell’acqua trasformandole
in un piovigginare di lampi…
io stessa sono di carbone rosso.
*
CANTO DELLA FEBBRE
eppure io da sotto
ero davvero bloccata
non credetemi quel che
io
tutto ruota anche
dipinti il mio cappello
contiene tre cose diverse
diversi tipi tre
tipi di rosso
non credetemi
non credetemi!
salgo su per la montagna
ma dal basso così
che raggiungerlo è difficile
ogni rosso ha la sua buccia
cuccia
babbuccia
io tonante col rosso
io tonante corro col rosso
ne fanno a meno scendendo dal monte
lui dietro dietro
lui dietro di me con tutte le forze
rosso
si salvi chi
doveva
di colpo io sotto
lui sopra seduto sul ringturm
io lavavetri col capello rosso
fuori di colpo
voglio andare su andare su
dovevo anche
capello rosso tre
gira più in fretta di
colpo come capello rosso due
intendo solo rosso
non cappello ma sopra
ruote
ruote
rossoruote
amore di cacciatore
mi rigiro
lanoso delizioso
rosso amore rosso fiore tutto gira
caldo avanza lo spago il mio
spago la madre scricchiola
rosso brace i cappelli sfrecciano
girano
lui dall’alto grida qualcosa io
ma capisco sempre rosso solo
sfrecciando lui dall’alto getta con cappelli di mela
rossi rossi rossi rossi rossi rossi rossi più rossi più rossi
termometro pieno di vino rosso fa un buco in. la mia ascella prende il cappello insieme a tre tipi di rosso volando in velocità lui dall’alto ma io dal basso voglio salire rossoincandescente sali
non posso non posso non posso non posso!
non posso non posso non posso non posso!
*
IL BACIO
sabbia
dote
e gioia
delle taccole
rituale d’apertura
di due ostriche
una accanto all’altra
(senza succo di limone)
strofinanza
speranza
dei giardini
il bacio
il nome proprio franz
tra i denti
e sdraiato sopra
l’oro di klimt
leggerissimo
ricoperto
(dolcemente ricoperto)
come quello dei
cavalli squamosi
luccicante come il corpo dei pesci
schiocca le labbra
tirare via
là dove ancora
pende un filo d’argento
non morderlo
mon ami
ah!
affila la ghiaia
ghiaia
in un giardino
o
terrario
ungilo
saliva con saliva
e suonaci
sopra la chitarra
labbra rosse
andrebbero
Elfriede Jelinek (20 ottobre 1946), scrittrice, drammaturga e traduttrice austriaca, diplomata
in organo al conservatorio di Vienna. Nel 2004 le è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura. In Italia è nota soprattutto per il romanzo L"a pianista" (Einaudi). La Ubulibri ha pubblicato nel 2005 due sue pièce teatrali.