Filo spinato

da | Mar 22, 2021

Sette poesie in anteprima da Filo spinato di Alessandro Fo, che esce domani per Einaudi. Le poesie sono tratte dalla sezione Muto carcere, scritte a partire da alcune esperienze di detenuti e a loro dedicate.

 

Semi

Dieci mesi durò l’isolamento.
Mi ero fatto amiche le formiche.
Le conoscevo ormai una per una.
Ci mettevo le fette di salame:
loro uscivano dalle loro tane
per venire da me.
_______________________ Ci avevo solo
un vecchio numero di «Famiglia cristiana».
Tutto mi avevano tolto: TV, radio,
libri, tutto quanto.
Lo nascondevo dentro le mutande
e alla perquisizione
non lo trovavano.
Lo sapevo a memoria. Pure la Redazione,
i numeri di telefono.
L’ora d’aria era in un quadrato
di tre metri per tre di cemento.
Solo pareti, e sopra di me il cielo,
ma pure fra quel cielo e me una grata.
Per dieci mesi.

Per dieci mesi.

E poi alla fine mi concessero i libri.
Libri per modo di dire. Biblioteca
dell’Isolamento. Carta straccia,
vecchi, senza piú la copertina,
romanzi fatti a pezzi, che attaccavo
da dove capitava.
Ma quando ho avuto i libri
– non la televisione: proprio i libri dico –
quei libri putrefatti, sbrindellati,
be’, su quei libri, per la felicità, io ho pianto.

 

 

Tre pezzi facili per gente «chiusa fuori»

_______________________________ (variazioni su un libro di Adriano Sofri)

I. Grammatica non euclidea

«Ho un presofferto di nove anni…».
Scusa…? Che cos’è un presofferto? È la
pena già scontata. […] Potrebbe essere un
tempo del verbo; l’imperfetto, il passato
prossimo, il presofferto, il trapassato.
Per un avulso tempo continuato,
dalle 13.30 un paio d’ore
vige «l’aria» in quasi ogni istituto.
Dentro fonde vasche di cemento
piccole a piacere, l’andamento
– là dove «permessante» o «liberante»
virano a participi del futuro –
è impersonale, lungo il suolo brullo:
tot metri in su, senza toccare il muro
(porta sfortuna), e poi altrettanti in giú
– la virata dev’esser concordante –
da soli, o come buoi che vanno a giogo, o
per tre, o come fortuna ti balestra,
fissi restando il genere e il caso.
Fra bilancieri, panche e scalcagnate
cyclettes che ‘fuori’ furono scartate,
lo stesso spazio funge da «palestra».
Ovunque ferve un vuoto movimento,
complemento di moto senza luogo.

 

II. Desiderio postale

Gli scrivevo le lettere d’amore,
e le voleva sempre piú avventate.
Dicevo ‘proprio quello che provava’,
pur se le immagini – questo dichiarava –
le aveva ritrovate
attraverso di me: e riconosciute.

Poi dalle cartoline ricevute
staccava minuzioso i francobolli
per baciarli rapito.

«…La prego che ci incolli
sotto, nascosto, un regalo proibito,
ciuffi di suoi peletti,
pegno dei piú segreti, e
talismano d’amore».

 

III. San Lorenzo nel Paese delle Domandine

«Il cielo notturno è vietato ai prigionieri».
Dieci di agosto, notte di San Lorenzo.
«“I sottoscritti detenuti qui ristretti
fanno ossequiosamente
istanza alla Signoria Vostra illustrissima
di essere condotti nottetempo
in data odierna sul campo di calcio,
per contemplare le stelle cadenti,
ed esprimere ciascuno un desiderio
che saprà lui. Con osservanza”.
__________________________ Seguono
Duecentottantanove firme».
– Scrivi cosí nel libro,
ma poi ti fermi qui…
Uno rimane con il dubbio se
la domandina, poi…
__________________________ – Secondo te?

 

 

Valori («Fine pena mai»)

____________________________ (parla il Direttore dell’Istituto di Opera)

Sono occasioni incluse nel «trattamento».
Cosí, all’incontro previsto con le vittime,
le chiese se, quando l’avrebbe riveduta,
lei non potesse portargli un peluche,
cosa che lui non aveva mai avuta.
La ebbe al successivo appuntamento.

Ma, vede, per qualche strana ragione
non è un oggetto che venga permesso
dal nostro ordinamento.

Chiese di poterlo avere in cella
solo ventiquattr’ore.

E questo io Direttore l’ho concesso,
eccezionalmente,
considerandone il grande valore.

 

Ritorni

I.

Rientrato da cinque ore di permesso,
le prime dopo ventiquattro anni dentro,
già me lo vedo che glielo chiederanno,
Allora, dài, com’è la vita là fuori?
È vero che noi qui, dalla televisione,
la vediamo come nella caverna di Platone?
Tua moglie era piú bella che ai colloqui?
Piú giovane tua figlia?
E a me lo hai acceso il cero?
E tua madre?
__________ («Figlio, piú non credevo che prima di morire

__________ ti avrei rivisto all’aperto, in libertà
__________ anche soltanto per questa metà
__________ di un giorno d’oro, da non dimenticare»…)
…E hai visto proprio come sono fatte
__________ (è vero, sí, posso testimoniarlo, c’ero)
le banconote dell’euro?

 

 

Inferno e paradiso

_________________________________ A Maria Letizia V.

II. Corde

Quando vengo quaggiú e mi guardo intorno
il verde, il sole sui tetti delle case,
sempre penso «Ecco… io vengo dall’Averno…
Risalito dagli Inferi»…
Là in fondo annaspi a farti un tuo equilibrio.
Ma hai tre metri quadri. Costruisci
una per una piccole abitudini.
Poi basta niente. Un compagno di cella…
E fa saltare ancora tutto quanto.

Se cominci a temere
che proprio non potrai uscire mai piú,
be’, allora, sai cosa ti dico, addio.

___________________________________ E io
mi ero già fatto ormai pure la corda.

…Poi è venuta una suora e mi ha donato
un libro di preghiere…

Mia moglie mi portò
la piccola a vedere.
Lei mi abbracciò
_______________ e mi disse:
___________________________ «papà mio».

 

Immagine: Anthony Gormely.


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