Ferruccio Benzoni, Con la mia sete intatta

Cinque poesie di Ferruccio Benzoni da Con la mia sete intatta. Tutte le poesie, a cura di Dario Bertini, introduzione di Massimo Raffaeli, Marcos y Marcos, 2020. Selezione a cura di Dario Bertini.

 

Azzurra e fosca

Il mare è quella cosa azzurra e fosca
che tu e io navigammo un giorno
e altri incanti poi, naufragi e tenerezze
a noi sparendo torbidamente avvolse.

Non reciti più “mi sento idiota e stupidosa” e io,
io (è sabato) più oltre sparirò nell’agro del mio cuore.
Berrò vino a frodo fra i vapori e ancora
sospirerà mia zia, dirà “porti su le gocce?”
Più non vivi di me l’iddio e la rabbia, quel sogno
(ricordi?) di topi in soffitta, di cartone e travi.

Altri sogni ormai ti faranno stornare ma
azzurro e fosco il mare (l’amore) perché
non muore mai – quella cosa che eri tu sola in me
tanto vasta, troppo, elementare.

 

Troppo un gelo ha incrudelito

per non vederti ovunque, tenerezza…
A un verso di troppo, evanescente,
gelida una luce retroattiva
fa d’ogni azzurro di memoria strame
………………………………..rimasuglio.

Purché domani sia l’amicizia un sempreverde
– storna quest’ombra, ammetti la tua
caparbietà di saltimbanco e
all’amore accorso d’estate
(un’estate cagionevole agra)
l’inguaribile verde degli occhi. Qui
dove un mare scompare
e la stella per sempre scompare
del più tenero amico.

 

Canzoncina

Canicola in presagio d’autunno.
Pure un’ombra serpeggia s’insinua,
ma non diradare i tuoi passi.
Lasciami un bricco di caffè e rum
per quando non ci sei e una gloria
s’infoltisce di sterpi e foglie.
Verrà un crepacuore d’inverno.
Il tuo tailleur pesante che sa
di verdeamaro squillante.
Ma lasciami lagrimare
diradando i tuoi passi
– non esimermi da un sole svenato,
dall’insonnia, dalla calvizie.

 

L’inverno più freddo

Ne morivo mia anima che accorrevi
ai brani di una giovanezza a pezzi.
Ma adesso. Non hanno riguardo
d’una silenziosa vita – primizia
d’altra vita i marosi che infiammano gli scogli
ravvivandoti. Dileggiando
i sugheri che m’aggallano
tra rose corrive e spettinati stormi
di nuova gioventù.
Meglio così che d’un attimo scordi
la penombra malsana – sanguini
disacerbando l’algore delle vitree cripte.
Nel sole che strabilia e manda in visibilio
a un rintocco di morte non dissodare
la signoria del frutteto selvaggio!


Notizia d’addio

–“Ferruccio, Ferruccio”…
Dal tuo profilo spigoloso
di grazia il pigolio.
Odoravi d’ascelle. Di bucce
di mele aspre, lisce.
Assonnati gli occhi in prestito
un giorno solo alla terra.
– “Ferruccio, Ferruccio”…
Aspettavi tra i binari ridendo.
Ridendo fuggivi in una folata
lumescente di liquidi vetri.
(Sia pure su un treno spettrale, sparisti).
E io (io) non così vecchio, roso
dallo sconforto, dall’ebbrezza di
un giorno rivederti.

Oltre la porta, nella sera
strofinata di fiammiferi
il tempo franava aizzando
un etilismo di rimpianti.

 

Ferruccio Benzoni (Cesenatico, 1949 – Cesena, 1997), fu tra gli animatori della rivista «Sul Porto», pubblicata dal 1973 al 1983, che riuscì a creare un dialogo tra i suoi allora giovanissimi redattori (Stefano Simoncelli e Walter Valeri) e alcuni dei maggiori poeti delle generazioni precedenti come, tra gli altri, Franco Fortini, Giovanni Raboni, Giovanni Giudici e Vittorio Sereni. A testimonianza della lunga frequentazione fra Benzoni e Sereni si ricordi «Miei cari tutti quanti… Carteggio di Vittorio Sereni con Ferruccio Benzoni e gli amici di Cesenatico», a cura di Dante Isella (San Marco dei Giustiniani, 2004). Un quaderno collettivo del 1980, con una nota di Giovanni Raboni (Quaderni della Fenice-64, 1980), che comprende (oltre a testi di Simoncelli e Valeri) la raccolta «La casa sul porto», costituisce un primo documento rilevante della sua poesia. Seguono poi le raccolte «Notizie dalla solitudine» (San Marco dei Giustiniani, 1986), «Fedi nuziali» (Scheiwiller, 1991), «Numi di un lessico figliale» (Marsilio, 1995), «Sguardo dalla finestra d’inverno» (Scheiwiller, 1998). Nel 2004 è uscito postumo «Canzoniere infimo e altri versi», curato da Dante Isella per San Marco dei Giustiniani. «Con la mia sete intatta» riunisce, per la prima volta, in un unico volume organico tutte le poesie di Ferruccio Benzoni. (D. B.)