Proseguiamo con le anticipazioni dalla serie ‘Esordi’ di pordenonelegge 2026 insieme a Samuele editore. Oggi cinque poesie in anteprima da “Felici circostanze”, la raccolta di Alessio Cassera.
Hanno voluto profittare di questo prato immenso.
Per distinguere, a colpo d’occhio
i coriandoli dai fiori selvatici occorrerebbe
l’istinto di una di quelle api metropolitane
perentorio a flettere lo stelo, oppure la pazienza
di inarcare l’assetto del nostro corpo
trascorrendo il carnevale a fissare
una prospettiva nuova senza deplorare
per l’ennesima volta
la più mia che nostra
miopia.
*
Fa ancora troppo freddo per le api
o almeno per una di loro. Marzo
è divenuto febbraio. Qualcosa lascia supporre
la reversibilità del tempo, qualcuno invece dice no
mentre cammina con lo sguardo sul polso – l’orologio come un solco
mentre osserva la stessa ape, lo stesso corpo
ancora contro il marmo, e in cielo
ancora quell’asserzione che borda gli stratocumuli di oro.
Dice no perché da troppo tempo
siamo fermi affacciati a un balcone senza fiori. Ci separa
un triplo vetro, la vigliaccheria
di cambiare stanza, procurarsi un foglio,
una biro, e davanti alla finestra di nuovo
sedersi, scrutare
e che il vento non l’abbia portata via fare finta.
*
Quando si esce con la pioggia
e non pioveva da diverso tempo, impone
il tempo di riconsiderare
la geografia del posto, la morfologia
delle abitudini. i soliti quattro passi
nella solita zona sterrata
oggi sarebbero quattro passi nel fango. Meglio
anche se le scarpe affondano tagliare
con le calze di spugna per i campi
avendo cura di non badare
alle scarpe alle calze ai piedi, al patimento
patetico, umano.
Meglio chiudere la bocca, e con le impressioni
misurare il tempo, orientarsi origliando.
*
Dopo molti segnali e molta attesa
una nuvolaglia ha attraversato il cielo
e riversato quel poco che portava
per le strade e per i tetti
e poi, diradandosi, ha lasciato spazio al sole.
E non so come avvenga che in coincidenza
di un’escursione termica vengono
dalle tegole dalle soglie dai cancelli
scoppi e scoppietti, e per tutta l’aria
di porfido bagnato profumata suoni
e battiti si rispondono.
Pure sulla superficie delle cose
vuoi per la pioggia vuoi per il sole pulsa
qualcosa più grande di noi– e ne resta la nota.
*
Con un po’ di fortuna, nelle stazioni
si incontra persino l’autunno.
A patto di allontanarsi
dalla cassa dello smartphone dalla voce preregistrata di Trenord
per poi, con altre voci in testa, cercare
dalla banchina da lontano
foglie intatte, così che quasi
ci riportano alla terra per una
serie di felici circostanze.
Alessio Cassera nasce in provincia di Como nel 1992. Si forma in Lettere moderne tra le università di Siena e di Milano.