Fabio Chiusi, Dal mondo nuovo

Cinque poesie inedite.

 

“Cambiò il mondo. Cambiò il nemico. La morte ebbe facce nuove che non conoscevamo ancora.
Non si vedeva, la morte, non si toccava, non aveva odore. Mancavano persino le parole, per
raccontare della gente che aveva paura dell’acqua, della terra, dei fiori, degli alberi. Perché
niente di simile era mai accaduto, prima. Le cose erano le stesse — i fiori avevano la solita forma,
il solito odore — eppure potevano uccidere. Il mondo era il solito e non era più lo stesso.”
— Svetlana Aleksievič, Preghiera per Černobil’

 

 

La storia supera il racconto
della storia, i fatti
le parole.

Ma la poesia
sono i rumori, questa luce

mai detta,
mai trascritta.

 

*

Un’altra mezzanotte: e il conto dei numeri,
di altari e speranza, il mare dell’aritmetica,
indifferenti le addizioni, le preghiere,

fuori e dentro la trincea che non c’è.

È una misura, ma diversa

fare dell’altro, ogni altro, una zona rossa

per minuti giorni settimane, chissà, mesi,
fino a quando non si sposteranno gli astri
a un’altra ora zero, fino al prossimo variare
delle statistiche.

Ma intanto si spostano le mezzanotti,
si accordano gli orologi,
si impara perfino a finire

ordinatamente,
un poco ogni giorno,

lievemente.

*

Settimane, e scema la grana del reale
allo schermo, si svuotano scaffali
e persone, peggiora
il cibo nelle dispense.

Non sai nemmeno desiderare:

ogni cosa è retaggio
di un mondo più facile

ma finito

ogni cosa è l’ultima.

Settimane, e i barbari fermano i libri
nei magazzini, gli aerei nei depositi,
i prodotti dietro ingressi
sbarrati di luoghi deserti,
deserti per divieto.

Dove più non si consumano i sogni, a terra
il cielo ritorna lassù, irraggiungibile

e le cose distanti, pazienti

lontane.

 

*

Fosse libertà questa attesa di nulla
tradire gli aerei col moto degli uccelli
lasciare gli uffici per le solitudini
mutare la circostanza in occasione
e l’occasione in pensiero

anche distrutto, anche
immondo: accorgersi che lo siamo
e lo sono, e non averne ribrezzo,
scegliere piuttosto il rosa sui tetti
mandati a memoria come
al tempo di prima i successi,

e non volerne più, non
sapere nemmeno un desiderio
se non del sole a tradimento
sul braccio, il sole raccolto nella pelle
come una vita in grembo, nuova

ma senza minaccia: come un peccato
finalmente si consuma, intero.

*

Ogni parola è un abbraccio
ogni ricordo un tocco.

Il passato e il dicibile
come il contatto
tra mano e mano:

questo abbiamo.

Ora è dire il gesto d’amore
o avere detto, condiviso, aspettato

la stessa parola,
la stessa mano.

Ho tutto tra le labbra
e le labbra si chiudono.

Proteggono il segreto
o cercano altre mani?

Ogni abbraccio è una parola
ogni tocco un ricordo.