E vengono giorni quieti, sereni… (Grande Guerra /8)

"Officina poesia" dedica il mese di luglio 2014 alla Grande Guerra, di cui ricorre il centenario. Pubblicheremo una poesia in memoria ogni mercoledì e ogni sabato. Oggi proponiano "E vengono giorni quieti, sereni..." di Gustav Heinse - dall'edizione "Il monte in fiamme. Ai morti del San Michele e di San Martino del Carso 1915/1916" 1937, traduzione italiana di Paola Maria Filippi, Bologna, Kolibris Edizioni, 2013.

San Martino. Settore B, 20 febbraio 1916

E vengono giorni quieti, sereni,
quando sì e no esplode un colpo,
uno shrapnel o una granata.

Nella scarpata si rivedono fili d’erba
e sul pianoro dei fiori.
Insopportabili sono soltanto i tascapane
nei reticolati.

Ma nelle notti, nel cavallo di Frisia
le mani lacerate
e i berretti al vento
non si vedono più.

Si potrebbe dimenticare che i giorni per noi sono contati,
tanto sono belli;
fintanto che i riflettori non saettano
e nelle doline le bocche non brillano
di pesanti cannoni.

***

San Martino. Abschnitt B, den 20. Februar 1916

Es kommen stille, freundliche Tage,
wo kaum ein Schuß fällt,
kaum ein Schrapnell oder eine Granate.

Auf der Böschung sind wieder Gräser
und im Gelände Blumen zu schauen.
Unerträglich sind nur die Äser
in den Verhauen.

Aber in den Nächten, im spanischen Reiter
sind die zerfetzten Hände
und die wippende Mütze
nicht mehr zu sehn.

Man könnte vergessen, daß uns die Tage bemessen,
so sind sie schön;
wenn nicht bisweilen Scheinwerfer flitzen
und in den Dolinen die Mündungen blitzen
schwerer Geschütze.

Il nostro dossier sulla Grande Guerra ha fino ad ora proposto:
Giuseppe Ungaretti, In dormiveglia (Grande Guerra /1)
Georg Trakl, Grodek (Grande Guerra /2)
Camillo Sbarbaro, Trucioli, 27 (Grande Guerra /3)
Clemente Rebora, Voce di vedetta morta (Grande Guerra /4)
Rupert Brooke, Fragment (Grande Guerra /5)
Piero Jahier, Ritratto del soldato Somacal Luigi (Grande Guerra /6)
Franco Buffoni, Nel più alto campo di battaglia (Grande Guerra /7)

26/07/2014
1 commento
TORNA ALLA PAGINA PRECEDENTE

Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Michele Toriaco
Lodevole iniziativa di OFFICINA POESIA, specie se un evento come il centenario della Grande Guerra, qui in Italia, rischia di passare (quasi) inosservato. Su NUOVI ARGOMENTI lo ricordiamo dalla parte dei poeti che hanno lasciato nei loro versi l'orrore di quella "inutile carneficina". Se OFFICINA POESIA me lo concede, vorrei qui proporre due significative poesie sul tema, scritte dal poeta-soldato ungherese Géza Gyóni (1884-1917). MIRACOLI Ogni giorno mi sveglio per un nuovo miracolo: che vivo ancora, da non credersi!, incolume. Che l’orecchio sente e che gli occhi vedono e che il viso prova le gelide fitte del vento. Ogni giorno mi sveglio per un nuovo miracolo: Che vivo ancora, oh meraviglia di bontà! Ascolto: rombano di rabbia le colline. Guardo: fiamme impennacchiano il bosco. Guardo: sul prato i cuccioli di ferro di micidiali cannoni buttano all’aria le tane delle talpe. Sopra, un uccello meccanico spintona le stelle e sento risuonare un hurrà di trionfo. Ogni giorno mi sveglio per un nuovo miracolo: Che vivo ancora, dopo tante battaglie sanguinose. Oh, come sa trionfare sopra i disastri la preghiera di una dolce, meravigliosa signora. Przemysl, 3 ottobre 1914 POESIA FUNEBRE Sia una collina in patria o una fossa straniera, su cui cresca il prato della mia triste tomba, questo annunci all’errabondo viandante una scritta consunta sul logoro legno: Felice, tu che passi; anche per te ha sofferto il morto che qui giace. Sanguinose battaglie hanno innalzato la sua fama, ma è stato solo un soldato di pace. Krasnojarsk, 1916
27 Luglio 2014, 10:51