Due paradisi

da | Dic 23, 2025

Cinque poesie in anteprima da “Due paradisi” di Giorgio Ghiotti, appena uscito per Vallecchi.

 

Domani più rapide passeranno nuvole
sul campo e a me verranno in mente
alcuni versi, Virgilio per esempio
all’ombra di sacri alberi e fioriti
o gli Astronomica di Manilio libro
primo – versi trecento credo – o di Arato
i Fenomeni che pure mancheranno
di scientificamente collocarmi
nel miracolo di un nero cielo estivo
che getti alla terra i semi d’ogni specie.

 

*

IL POEMA DELL’ARIA

 

1

Osservo da lontananze remote
dal chiuso della stanza l’azzurro
del sedici luglio ventidue.
Cosa potrei dire che resti fedele
a quel cielo? L’azzurro premeva
carico sugli occhi, niente ruscelli
ma la felicità dell’acqua, il suo
trascorrere segreto, canterino…

 

2

era lei che lavava i piatti
nel dopopranzo estivo, la veste
leggera la pelle brunita, secolare –
(no, era già un’ombra tra ombre,
e l’acqua già da un anno non cantava
per il riposo dovuto alle case
nel sonno di stanze frondoso) –

 

3

M’inchioda lo scriba infedele
su di un terreno franoso: nulla
ti riuscirebbe di dire, tranne quel poco
annotare su un calendario confuso,
bugiardo, millenario:
intraducibile è il poema dell’aria.

 

(a Biancamaria Frabotta)

 

*

Tutta la vita attaccata addosso
come una resina, raccolta per la strada,
così la rada che svela ciò che è sotto
una città, che è attorno, è dentro.
Nessun mito nascosto nessun regno
d’Atlante, solo la materia porosa
la ruvida prosa dei giorni raccolta
in pulviscolo, di controluce.

 

*

Forse, in questa copia posticcia
di me stesso, qualcosa è rimasto
della bega, del gusto per l’inganno
senza frode – primi anni Duemila,
recita di fine scuola; io ero “il prode”
Calandrino e l’Elitropia – bene
stretta nel taschino – me la liscio
tra due dita per tenere a bada
la fortuna, per schivare invisibile
le insidie più dolci, le ferite – distrarre
ancora un poco la morte per darmi
da fare con la vita.

 

*

V’era, nell’ala del Castello,
un museo in miniatura
di storia naturale – insetti
in etanolo, teche di farfalle
inchiodate per sempre al loro volo,
specie imbalsamate, catalogate
per data e per paese – ho pensato
che mi piaceva quello stare
insieme in un tempo artificiale,
loro vivi, immoti e io per metà
già fossile – strano animale pascolante
nell’era del possibile.