Due corifene 1773 – Poeti cechi contemporanei /1

da | Mag 21, 2014

(Traduzione di Annalisa Cosentino)

DUE CORIFENE 1773

Da vive avevano bellissimi colori;
per questo le ho dipinte la mattina stessa,
cogliendo i colori prima che sbiadissero.
E come si stupirebbero
se vedessero con quanta precisione.

*

POTATURA

Un gufo respira nella notte.
Immagino il cerchio delle loro bocche.
Entro in un bosco tutto di gufi
con un richiamo per abeti, m’immagino.
L’acero potato di giorno
è ora affettuoso come un cane.
Mi siede in grembo, mi lecca,
scuote la coda mozzata.

*

DUE GUFI

La via stretta al loro corpo
ma ampia al loro volo,
distese poiane e pipistrelli,
gli angoli smussati del loro sparire
colti dal lampione,
lo spazio crolla un istante
seguendo la sordomuta spinta.

*

LA MANO

Una settimana prima della tua morte
è successo questo:
Tornavo al tuo tavolo
e d’un tratto persi il filo
e la mia mano si fece d’argento.
Balbettavo, la sinistra scintillava,
ma non la notasti, dovetti dirtelo.
Poi chiamavi ogni giorno, dicevi:
“Vai dal dottore con quella mano,
o ti chiamerò ogni giorno per dirti
vai dal dottore con quella mano.”
Non ci siamo più visti. Là un giorno
ci scambieremo carezze d’oro.

*

IL PESCE

Credo che cominciamo a puzzare.
Le nostre figlie sono ancora bambine,
ma presto ne parleranno agli amanti.
Un mio studente
paragonava a lezione un pesce sventrato
alla bocca di sua nonna,
la carne bianca tagliata
all’abbraccio di lei.
“Le voglio molto bene, ma è così” disse davanti a tutti.

*

ESERCITAZIONE

Garzetta cinerina,
(un merlo sorvola ora le rovine verdi
e gli studenti e io tra le canne di un meandro morto
con giavellotti, archi e frecce avvelenate
– tutti nudi, anche i due poeti ragazzi –
col compito di raccogliere tutte le metafore dei dintorni
e poi divorarle rare e danzare un poco),
parlami per favore prima
di ricordarmi un’altra cosa!

*

I FILM

Tutti quei film con il bordello
e una telecamera in ogni stanza,
con uno stambugio nascosto pieno di televisori,
in cui un mascalzone tocca con l’alluce
la sua donna; non si guardano.
È tanto che non ne vedo.
Quando mi lascerai, voglio proprio questo
(dietro la libreria girevole con un pulsante),
ma invece del bordello un piccolo hotel perbene
in un bel posto, vicino alla ciclabile.
Già ora stiamo – ciascuno tra i suoi –
gemiti d’amore in bianco e nero
e riprese di camere nascoste nascoste ovunque;
però lo finirò a modo mio, quando mi lascerai.

*

INSERZIONE

Non sono giardiniere ma mi piace
rastrellare foglie, tagliare erba,
potare arbusti, sfrondare chiome,
tagliare legna, togliere ceppi.
Ammasso pietre, traccio un sentiero.
Lavoro sodo. Il caffè lo faccio io.
Mi piace lavorare con la pioggia, il gelo. E so
fare cose carine di corteccia:
tangocettori e piccoli pugnali.

*

IL TORDO

Non sono giardiniere ma mi piace
rastrellare e seccare ossi,
poto la corteccia e sfrondo l’erba,
taglio, tolgo. Pioggia o non pioggia.
Gelo o non gelo. Il caffè lo faccio io e
lavoro sodo. Mi porto le pietre e mi piace
lavorare nei ceppi, negli arbusti. E faccio
cose carine di foglie: alberi e rami.

*

(Traduzione di Gaia Seminara)

CERVI VOLANTI

Poi, già al buio, il cervo volante
incolla, scolla foglie di pero,
altri due cambiano strati di quercia
in poltrone di pelle piene di briciole.
Poltrone a sdraio, quelle incredibili,
si agitano e pendono in giardino come discorsi…
non puoi sederti, non puoi sdraiarti, tutto sbagliato,
ma alla fine ti ci addormenti.

*

MEANDRO MORTO

Nella discarica stanno alberi vicino ai metri,
sostrati di pietre buttati con le filastrocche.

Lascia stare. Un groviglio di primavera
ricopre qui l’orlo dell’alluvione di un anno fa.
Sporge ancora, ed è già impronta.
Come una scena di guerra della foresta vergine.
Guarda: bottiglie ontani primi rami una lepre
negli assolati esametri del campo.

Immagine: Frantisek Kupka, Amorpha. Fuga in due colori 22.

Caporedattrice Poesia

Maria Borio è nata nel 1985 a Perugia. È dottore di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Vite unite ("XII Quaderno italiano di poesia contemporanea", Marcos y Marcos, 2015), L’altro limite (Pordenonelegge-Lietocolle, Pordenone-Faloppio, 2017) e Trasparenza (Interlinea, 2019). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, 2018).