Dopo una fuga VI

(da "Satura", 1971)

Quando si giunse al borgo del massacro nazista,
Sant’Anna, su cui gravitata un picco abrupto,
ti vidi arrampicarti come un capriolo
fino alla cima accanto a un’esile polacca
e al ratto d’acqua, tua guida, il più stambecco di tutti.
Io fermo per cinque ore sulla piazza
enumerando i morti sulla stele, mettendomici
dentro ad honorem ridicolmente. A sera
ci trasportò a sobbalzi il fuoribordo
dentro la Burlamacca,
una chiusa di sterco su cui scarica
acqua bollente un pseudo oleificio.
Forse è l’avanspettacolo dell’inferno.
I Burlamacchi, i Caponsacchi… spettri
di eresie, di illeggibili poemi.
La poesia e la fogna, due problemi
mai disgiunti (ma non te ne parlai).

30/08/2017
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