Cinque poesie in anteprima da “Sparire” di Denise Desautels, raccolta composta intorno a undici opere di Sylvie Cotton e tradotta in italiano da Maura Baldini per Marco Saya edizioni.
Comincia spesso da una voce.
Questa volta è la tua
mentre avanzo disinvolta.
Come se il tempo non filasse
come se non fossero sempre
le cinque della sera
ora del canto
funebre di Lorca
fra ritratti di sconosciuti
nature morte di crani
fiori e formaggio
e qualche collezione d’oggetti e di corpi in fuga.
Tu dici silenziosamente
Sparire
Dici Restare/Partire.
Come se invertire la rotta fosse ancora possibile.
*
La tua voce. Può trattenermi?
Non riesco a distogliermene.
Elude l’inquietudine peggiore. Veglia la tua voce.
Dici Talvolta ho paura
insisti Contemplare la morte.
La cenere dal vetro ovale ci osserva.
Spoglia. Ma piena di sogni respirazioni.
Che nulla vada perduto.
Che questo magma umano di metallo bordato
non diventi
solo caos.
Tutto un passato-presente
da riascoltare in ogni seme.
Quante alghe e anime ancora vive
più soffici di prima. Nomadi in lei.
Quante parole stordite di lacrime.
Ostaggi che sognano sotto il vetro.
*
La terra cinta d’oro s’è mossa.
Amare s’è allontanato.
I nostri pronomi si alleano contro
le nostre assenze.
Amare. Raggiungerlo.
– ci resta qualche spina.
Dire torna Amare. Torna posati qui dove
è ancora possibile ancora caldo
dove c’è ancora tanto da fare.
Cenere come sabbia.
Soavità incorniciata. In attesa.
Quanto tempo ancora l’apparizione resisterà.
Dove andare con così poco.
Invano spingo forte – delicatamente
invano domando alle mie dita da esse esigo
invano penso a te che la morte risveglia.
*
E noi li deporremo ancora sotto il vetro.
Il loro il nostro seme voluminoso
da discernere in piena luce. Affinché
la memoria abbia un senso.
Il mondo nel faccia a faccia
del cuore ovale.
Il faccia a faccia di Goya
e dell’amico el juez Altamirano.
Prima che l’ombra del peggio avvolga tutto.
Prima del vano inventario
dei violenti disastri dell’ordine.
Serriamo i gomiti
ci amiamo.
Il petto ansima a turno.
La tua opera umana si anima sotto il vetro ovale
vedi – quadro di famiglia e di storia.
E il mio lessico cerca nei dintorni riparazione.
*
Babel-Opéra – il libro dell’esilio.
Lì dentro qualcuna domanda Dov’è il cuore?
prima di rispondere Non ne rimane più.
Nevica nelle nostre lacrime.
Un profumo di vento o di pentimento
incalza la mia guancia. Solo qualche grano di sale
disperso solo un babelico oblio
– che io ti abbia ingannata?
Non ti ho detto semmai sono pori e precipizio?
non ti ho detto sono sola senza finestre?
Ma guarda bene là in fondo
dove nidificano ammassi di esodi di bare e di ragni.
Arrivo sempre con le mani ingiustamente vuote.
Le nostre anime di erranti – come le amiamo
sotto fitti anelli di stelle sfavillano
fra due ululati d’alba.
Denise Desautels, figura imprescindibile della letteratura quebecchese, ha pubblicato più di quaranta raccolte di poesie, racconti e libri d’artista, che le sono valsi numerosi riconoscimenti.
Il suo lavoro poetico è legato a quello degli artisti visivi, al dolore e ai lutti, tanto intimi, quanto universali. È membro della Académie des lettres del Québec e dell’Ordine del Canada.