Matteo Pelliti, Dire il colore esatto

Sei poesie da Dire il colore esatto di Matteo Pelliti, prefazione di Fabio Pusterla, disegni di Guido Scarabottolo, Sossella, 2019.

Teologia tascabile

……………………………………a Sara

Quando ti capiterà
di leggere la frase
“A sua immagine…”
ricorda che significa:
“procreatori e procreabili
nell’Amore”

Quando ti capiterà
di leggere la frase
“Ama e fa quel che vuoi”
ricorda che significa:
“affidati alla sensazione
del Bene che senti in te”

 

Totem

Quando di notte, all’improvviso,
svegliandoti da un incubo,
guardi il telefono per vedere l’ora,
e il rettangolo illuminato ti resta
nella retina per qualche secondo successivo
nel buio degli occhi nuovamente chiusi,
ecco, quel fantasma geometrico
e luminoso, un negativo del nero monolite
kubrickiano, è solo l’apparizione domestica

e privata di questa nostra nuova e globale
religione.

 

La morte del figlio*

……………………………………………..
…………………………………………………..in memoria di Fabrizio Cannonero

La morte del Figlio è la morte del Padre,
figlio già padre, sbilanciato da una croce
lunga cinque metri come sbarra,
dalla nave a testa in giù,
nel porto, morto per eredità,
di lavoro destinato,
scalo senza scalo, terminal terminale.
Si titola “morti bianche” anche se
bordò è la macchia rappresa sul terreno,
lasciata al sole ma con scarsa presa
sulla coscienza civile collettiva
(lo sciopero di categoria “cittadini”, quando?).
Intorno, intanto, la solita ghirlanda
di notizie dal paese moralmente straccione:
la biondina candidata capolista,
gli ascolti del festivàl, le facce truccate
a ingombrare i manifesti
(il trucco democratico).

* Fabrizio Cannonero, giovane portuale genovese morto sul lavoro nel marzo del 2008,
orfano di padre morto anch’egli sul lavoro nella banchina del porto, anni prima.

 

Il quinto*

Il quinto operaio muore
con meno riflettori
e non meno dolori,
lista d’attesa di trapasso
espressa in percentuale d’ustioni:
80% può bastare?

Che la notizia non vada a sperdersi,
defilata come l’altro incendio,
successivo, ancora alla Thyssen
(un “Th” che sta per Thànatos, e non da oggi)
mentre lascia due figli, Rocco Marzo,
di anni cinquantaquattro, capoturno.

Le dieci righe ANSA, nero corvo corsivo,
avvisano: “Ancora più estese le ustioni
degli ultimi due operai tuttora in vita,
Giuseppe Demasi e Rosario Rodino”
dove “tuttora” suona come un contatore,
e spero non debba fermarsi, oppure sì,
secondo quello che sia meglio per loro in vita.

* I nomi dei quattro operai morti nell’incendio di Torino della notte del 6 dicembre
2007 sono: Roberto Scola 32 anni, Antonio Schiavone 36 anni, Bruno Santino 26
anni, Angelo Laurino 43 anni. Nel testo faccio riferimento alla morte in sequenza dei
sette operai, gli ultimi due ancora in vita al momento della stesura del testo. Giuseppe
Demasi e Rosario Rodino, 26 anni, morirono il 30 e il 19 dicembre 2007. Rocco Marzo,
il 16 dicembre 2007.

 

Grammatica del colore esatto

…………………………………………………..per G.S.

«Non si può immaginare che certi uomini abbiano una geometria
dei colori diversa dalla nostra?» Questo vuol sicuramente dire: Non
si possono immaginare uomini, che abbiano concetti di colore diversi
dai nostri? E ciò significa, a sua volta: Non si possono immaginare
uomini che non abbiano i nostri concetti di colore – e tuttavia abbiano
concetti di colore che ai nostri concetti di colore siano imparentati in
modo tale che noi li chiameremmo ancora «concetti di colore»?
Ludwig Wittgenstein, Osservazioni sui colori, I § 66

Si moltiplica la profondità degli occhi,
fondi come corteccia bruna dell’albero secolare,
attraverso le altre vite che hanno visto già e vissuto,
e la sonda dello sguardo affonda nello sguardo.
Si decuplica la lontananza dagli occhi fondi per lago scuro,
inattingibile fondo dell’occhio, iride mogano che scaldi
col tempo remoto che ti è appartenuto,
il nero fossile d’asfalto che incolla agli occhi quelli
di chi si sporge sul bordo delle palpebre.
Si centuplica l’età quando negli occhi si rivela,
prima di ogni oracolo mediterraneo,
terramadre colorata, lignea, ambrata, torrefatta,
la sfumatura della rètina sulla quale mi sporgo,
il precipizio che si chiama “profondità dell’altro”,
soglia d’accesso d’ogni verità sentimentale
perché Ne li occhi porta la mia donna Amore
ci dice il Padre, e Guido, ancora,
Voi che per li occhi mi passaste ’l core…
Si accresce qui la distanza tra desideri e realtà terrena, concettuale,
per questo viaggio necessario nella ricerca iridologica, qui in atto

<Dire il colore esatto
dei tuoi occhi
in modo tale da valere – insuperato –
per chiunque altro mai voglia descriverli in futuro>
tramite campionatura di frammenti:
la sfoglia di un sigaro cubano,
la pietra caduta dalla grande muraglia cinese,
la scheggia di un teck birmano, la stoffa delle tende irochesi,
il tè infuso a Istanbul prima di un tramonto estivo,
la cioccolata peruviana colta all’alba subito prima o subito dopo
una pioggia inattesa e notturna,
un reperto ancora inesplorato
degli scavi nel Largo di Torre Argentina,
la luce del tramonto pieno nell’angolo di mondo generato
guardando l’orizzonte dalle scale di via Magnanapoli verso il Foro di Traiano.
Si espande per telemetria la misurazione
con carbonio radioattivo per segnare un punto
d’arrivo: l’età vera del retroculare.
Nemmeno la vicinanza delle fronti,
sempre attesa, che rende tutti monoculi,
basta per capire il gradiente certo del colore
che la sorte ha estratto dal pentolone genetico,
l’amalgama di pigmenti necessari
a fare quell’esatto punto di marrone,
spalmato sul lieve azzurrino della sclera.
Si allunga il passo degli occhi
quando percorrono il confine nero
tracciato con scuro mascara sulle palpebre,
e demarca il precipizio quell’eye-liner,
l’occhio liminale viene circondato da ulteriore linea,
l’iride bruna circoscritta dal sottile anello ancor più denso,
nerofumo che circonda e cinge, porta a rilievo.
Nel giorno in cui compresi gli occhi bruni
lasciai la prova del colore esatto.

 

Grammatica morale

La forma delle leggi morali
è quella di certe quinte sceniche
dove sta raffigurata la roccia alpestre,
la fonte originaria,
il fuoco verde e sorgente, la pietra angolare
sulla quale far consistere
tutte le azioni.
Ne misuri a spanne la consistenza solida
solo perché raramente ti ci poggi sopra
con il peso vero delle scelte.

 

Immagine: Sean Scully.