Demotape

da | Apr 15, 2026

Sei poesie in anteprima da “Demotape”, il nuovo libro di Davide Nota da poco uscito per Edizioni Prufrock spa.

 

Tutto ciò che reputi ridicolo
Ti illumina
Ti indica un’idiosincrasia
Su cui dovresti riflettere.
Nel vuoto ogni strada è legittima
Stiamo cercando la stessa cosa
Non lasciarti condizionare
Dai fantasmi della tradizione.
Un bullone interrato
Una guglia
Un vecchio walkman
Una lettera di Johann Sebastian Bach
Una tag verde acido
Nei bagni della stazione
Possono essere la stessa cosa
Possono essere la stessa cosa
Possono essere la stessa cosa
Se lo vorrai.
In questa lettera Johann Sebastian Bach diceva
Che una linea melodica per trasformarsi in opera
Deve incontrare l’ombra che ne deflagri il senso
E che nulla vi è di peggio del melodico
Per un devoto al dio dell’armonia.

 

*

Chi cerca non trova
Chi evade è prigioniero
Chi fugge dal crollo cade per sempre
E questa non è una poesia
Sono solo dei pensieri che vanno a capo
Limpidamente.
Il privilegio di amarti
Mi rende invincibile
Scolpisce la potenza senza forza
Ci libera dal potere.
E non importa se la poesia non serve
E non importa se nessuno mi ascolta
Se il sogno che ho servito era un delirio
Sin dal principio. O se sono un fallito.
Vorrei prima del fungo nucleare
Cantare la canzone più felice.

 

*

A sette anni accade che ho un’immagine
Che mi feconda il pensiero. È un UFO
Da cui probabilmente sono sceso
Una notte di avaria e viaggi stellari.
Questo disco volante ora è sepolto
Sotto il nespolo del nostro giardino.
Lo vedo, lo ricordo e mi convinco
Che è necessario andarmene. Una sera
Preparo le valigie e per le scale
Del mio palazzo vengo tratto in fermo.
Ricordo che a quei tempi sono certo
Di ricordarmi un sacco di altre cose.
Oltre a un alieno sono pure un mago.
Mi mettono alla prova all’intervallo
Devo piegare un ferro che nemmeno
Il più forte riesce a torcere e lo piego.
A volte sogno un altro me gemello
Nel mondo parallelo. E forse è vero.
Papà mi porta a funghi la domenica.
Io vado alla ricerca degli gnomi.
A scuola siedo sotto a una quercia.

 

*

Un’amica mi ha scritto (intendo dire su Instagram)
Un’amica di tipo millemila anni fa
Che è bello risentirmi che combini sei vivo
Io le ho risposto il solito non ti sei persa niente
Scrivi ancora poesie? Ogni tanto, per vizio.
Eri bravo. Non credo. Piuttosto mi piaceva
Avere un posto segreto, tipo un luogo invisibile
Dove nessuno avrebbe mai potuto raggiungermi.
Ce l’hai ancora? No, dico. Adesso mi hanno preso.
Lei mi dice una cosa a quanto pare mia
Una cosa che ai tempi le scrissi in una lettera
Amare la poesia è avere smesso di odiarla
Io tipo odiavo il mare dice e adesso ci vivo
Proprio ora che scrivo mi ci trovo davanti
Io neanche più capisco cosa volevo dire
Ma le chiedo del mare e ne avverto il silenzio
Frusciante tra i sassi che scricchiolano e le sue scarpe.

 

*

C’è una libellula morta sul quarto scaffale
Della libreria. L’ha presa Alice. L’ha portata
Da lavoro un giorno. È il quarto scaffale dal basso
Di cinque. La seconda libreria da sinistra
Di cinque anch’essa. La terza, centrale, è quadrata.
Le quattro laterali hanno dimensioni standard.
È lì da qualche mese, da inizio primavera.
Oggi ho osservato le ali. In una è nata un buco.
Una parziale usura del tessuto.
La libellula è su un foglio di carta (un A4)
Forse era una fotocopia che ho piegato in due.
Le sue ali mi sembrano di plastica.
Hanno una struttura reticolare.
Quello è un reparto poesia: Roversi, Pasolini,
Di Ruscio, Carmelo Bene. Ho sempre costruito
Le mie librerie per associazioni private
Di senso. A sinistra c’è un portavasi di legno.
Nel piano sottostante un paio di occhiali a cuore.

 

*

Strada di inesplicabile candore
Calore lucente, sul cemento di Via dei gelsi
Tappeto di luce
(O apatia o fine di ogni pensiero)
Che da sempre scorre,
Acre lampo e tuono uniti nel male
Di ogni bella cosa!
Arrivo dunque, o sole,
Chiudo gli occhi e ascolto
Estasiato
Le macchine sfrecciare.