Pubblichiamo in anteprima otto poesie da “Firmamento: 1990-2025” di Vito M. Bonito, da poco uscito per Argolibri. La selezione è a cura di Dario Bertini.
noi siamo qui da lungo tempo
davanti a una lingua che ride
unghie celesti melodrammi
la sua natura è arretrare
non mandare più segnali
or ti conforta
la rivolta del bene
non lasciare troppo tempo
tra una cosa e l’altra
le buche umane infine
non a te
bianco è il dolore
l’istante
*
ti eri luccicata le belle favole
a noi bambini di vetro nelle stelle
forse cadevi finalmente
nel cuore
sei andata a farti dare
la lumiera in bocca
dai crisantemi bui del paradiso
chi ti ha detto che non sapevi
chi ti ha detto che non potevi
finisce il mondo
se non riprendi
a tremare
finisce il mondo
se continui
a respirare
*
quando passano nel sonno
fanno festa
i piumini
dicono tu niente
tu hai perso tutto
noi giochiamo felici
alle lucertole
illuminate
alle fiamme nel digiuno
alla neve che a iddio risale
che non fa freddo
e non si muore
più
*
urlano chi sei i lèmuri del sangue per farci questo
denti denti sotto la neve la neve sopra la neve
le guardie trasparenti sul confine
non possiamo toccarle
*
di niente buia particola
o appena
sbandare cadere
camminare e poi cadere
in abbandono morire
particola o scia
di lume dentini
o vertebra o filamento ancora
nel brulichio o appena
iddio
o poi assente
particola che trapassa e non si pente
particola o morte
e fumo e due volte
vedere e poi tre
gridare alle spalle in testa
e quattro mettere a fuoco
nel bum bum che apre
le immagini vuote
tu non seguire non
desiderare
*
da piccola avevo i guanti invisibili così potevo toccare
il volto dei morti quelli veri non quelli umani che li puoi
toccare anche senza guanti
un giorno poi mentre facevo il pipistrello
vidi mio padre al contrario
lo vidi piccolo piccolo a testa in giù con le scarpe di ferro
perché non ti fai crescere le ali? o diventi una trottola
o un chiodo rosa che zampilla sulla croce?
una coda? a quattro zampe?
lui aprì un quadernetto finto di quelli che usano gli umani
per scrivere le parole umane che non significano niente
tirò fuori la M poi diventò di carta e prese a parlare
di carta
*
dimmi che almeno tu
non avevi paura
non facevi il giro della casa
ogni notte
non spalancavi le luci
come a una festa senza invitati
volevo dirti
che ho una casa
piena di sedie vuote
il vento nella testa
senza capire
senza poter mai finire
[…]
le brucerò un giorno
queste sedie vuote
papà
saremo tutti carboni ardenti
mute comete fosforescenti
*
sua regalissima infanzia
se possibile smetta di ragionare
come un quaderno a quadretti
se possibile mentre sprofonda
nel suo miro gurge a fiorellini
antichi e soli al mondo
si ricordi della sua macchinina
rosa per far piangere il vento